Dott. Stefano Pozzi

Dott.ssa Flavia Massaro

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Il bambino stressato: come aiutarlo?

 


Lo stress rappresenta un rischio per la salute degli individui di tutte le età e i bambini non sono al riparo dai suoi effetti. Considerando che lo stress è la tensione dovuta a richieste ambientali eccessive rispetto alle risorse dell’individuo, si può ben comprendere quante occasioni abbiano i bambini per sentirsi sotto pressione, tesi, in una parola: stressati.

Occasioni e contesti tipici nei quali il bambino sviluppa intenso stress sono:

- liti e clima non sereno in famiglia
- possibilità di essere interrogato a scuola (verifiche scritte e orali)
- ambiente scolastico caratterizzato da scarsa attenzione per le esigenze dei più piccoli e/o aggressività (bullismo e clima intimidatorio creato da uno o più insegnanti)
- attività sportive nelle quali si pone l’accento sulla vittoria e sul risultato, non sul divertimento
- obbligo di svolgere troppe attività e agenda oberata di impegni extrascolastici
- scarsità ed esiguità di tempo dedicato al gioco libero e alla creatività non guidata dagli adulti
- abitudine a dormire poco (carenza di sonno), anche accompagnata da alimentazione inadeguata

Le origini dello stress infantile sono quindi di 3 tipi:

– relazionale
– prestazionale
– legato alle abitudini di vita.

Spesso gli adulti non riescono a cogliere immediatamente il nesso esistente fra i problemi familiari e lo stress dei loro figli e non riconoscono che certi segnali (come mal di testa o mal di pancia) sono chiaramente indicativi della presenza di stress nel bambino.
Questo avviene perché il senso di colpa e il desiderio di negare che il malessere dei figli dipenda dalla famiglia prevalgono sull’analisi oggettiva dei fatti, mentre quando un adulto si sente stressato non ha la stessa difficoltà nel riconoscere se qualcosa in casa non funziona e lo rende teso e nervoso.

Anche se un importante e diffuso motivo di stress per i bambini è ciò che accade in famiglia, come dicevamo, alcune ricerche dimostrano che gli adulti faticano a comprendere e a vedere il legame esistente fra il clima in casa e lo stress dei loro figli, come se i bambini non capissero quello che succede o non risentissero di stress e tensioni che appartengono agli adulti: è necessario che questo legame sia chiaro ed è fondamentale che si superi il senso di colpa e il pensiero di aver provocato malessere al proprio figlio, se si vuole risolvere il problema.

Alcuni casi di stress dovuto alla famiglia si verificano quando è presente:

- conflitto di coppia e litigiosità fra genitori
- conflittualità fra genitori e nonni/suoceri o altri parenti che frequentano la casa
- morte di un familiare o di un animale domestico (ovviamente non hanno la stessa gravità, ma entrambe le morti impattano significativamente sulla serenità dei bambini)
- trasferimento in altra abitazione, zona e/o città
- separazione coniugale o divorzio
- malattia di un familiare o parente che frequenta la casa
- nascita di un fratellino (che sottrae al bambino tempo e attenzioni degli adulti in favore del neonato).

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Quali sono le conseguenze dello stress nei bambini?

Lo stress provoca nei più piccoli danni che colpiscono 4 aree:

- salute/integrità fisica
– alimentazione
– sonno
– comportamento relazionale.

Il bambino stressato sviluppa spesso sintomi quali mal di testa, nausea, vomito, gastrite, orticaria, onicofagia (si mangia le unghie e le pellicine), tricotillomania (si tira i capelli fino a staccarli), enuresi primaria (mai cessata), secondaria (ricomparsa dopo un periodo di “letto asciutto”) o transitoria (occasionale , di breve durata).
L’alimentazione risente dello stress e il bambino sviluppa inappetenza o iperfagia, come particolare riguardo all’ingestione di cibi “consolatori” calorici e non salutari (dolci, patatine, …) e quando il sonno ne risente il bambino stressato sviluppa una forma di insonnia iniziale (difficoltà a prendere sonno) e sonno disturbato con incubi notturni, oltre alla già citata enuresi.
Lo stress nel bambino influenza negativamente anche il suo rapporto con gli altri perché lo rende lamentoso, irritabile, litigioso, incline al capriccio, e determina o esacerba un preesistente stato d’ansia e preoccupazioni legate alla propria sicurezza, al proprio valore, alle proprie capacità, che a loro volta incrementano il livello di stress creando un circolo vizioso che è importante spezzare.

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Come aiutare e curare un bambino stressato?

E’ fondamentale analizzare la situazione e capire COSA sta stressando il bambino, perché le cause che portano a identici sintomi di stress possono essere molto diverse fra loro.

Se per esempio si colgono degli errori nell’organizzazione quotidiana è bene correggerli, ripristinando una corretta alimentazione e/o orari adeguati per il sonno notturno e diurno (se il bambino è molto piccolo) e sfoltendo l’agenda degli impegni del piccolo, accettando il fatto che il gioco libero e anche il tempo per annoiarsi (e poter essere quindi creativi) devono essere compresi nell’esperienza quotidiana di ogni bambino.

Se emergesse la presenza di ansia da prestazione scolastica/sportiva sarà importante modificare la modalità con la quale si presentano la scuola e le attività sportive al bambino, che deve essere aiutato a vedere sport e studio sotto la giusta luce e non con angoscia, al pensiero di rendere poco e deludere i genitori.
Mentre nel caso della scuola sarà importante rassicurare il bambino, capire quali difficoltà ha in classe e verificare che studi nel modo giusto, aiutandolo se necessario dal punto di vista didattico e psicologico, per quanto riguarda lo sport sarà fondamentale comunicargli e (rendersi conto per primi) che lo sport dev’essere prima di tutto divertimento e non competizione e occasione di dare soddisfazione ai genitori.
Se un bambino non si diverte mentre fa sport, ma si preoccupa solo dei risultati che consegue, accumula stress e non beneficia dell’azione di sfogo e svago che lo sport dovrebbe avere, e questo esito dev’essere evitato per il suo benessere presente e futuro.

Tornando alla scuola, se si scopre che il motivo dello stress è la vittimizzazione da parte di un bullo o il clima ansiogeno/punitivo è importante rendere partecipi gli insegnanti e a volte anche il dirigente scolastico di quanto sta accadendo e cercare insieme una soluzione, cambiando scuola se non si riesce a modificare lo stato dei fatti e il bambino sta decisamente male.
In questa fase è importante rivolgersi ad un professionista (psicologo o neuropsichiatra infantile) per parlare della situazione, chiedere indicazioni e ricevere supporto.
Bisogna inoltre tenere in considerazione che condizioni oggettivamente stressanti “produrranno” più di un alunno stressato, perciò anche il confronto con gli altri genitori può servire a capire se il proprio figlio è particolarmente sensibile e ha bisogno di aiuto per questo, o se effettivamente a scuola accade qualcosa che fa stare male più bambini.

Venendo infine allo stress legato alla famiglia è necessario ricordarsi sempre molto bene che il bambino è come una spugna che assorbe tutte le tensioni presenti in casa, ascolta molti discorsi che gli adulti pensano restino riservati e soffre per ogni cambiamento, se non adeguatamente preparato e accompagnato.
La famiglia e la casa rappresentano la sicurezza, l’approdo, il punto di riferimento del bambino e quando in quell’ambiente sono presenti problemi e tensioni i figli ne soffrono e sviluppano di conseguenza sintomi come mal di testa, orticaria e vomito, in particolare in corrispondenza dei momenti di maggior tensione.
Può apparire difficile, ma cercare di mantenere le liti e i conflitti fuori dalla casa e di risolvere le difficoltà che si presentano è necessario perché il bambino smetta di stare male
per tutto questo e torni ad essere una persona serena.

Oltre a queste soluzioni e cambiamenti, che possono essere indispensabili, è possibile far diminuire lo stress del bambino con l’impiego di tecniche di rilassamento e/o ipnosi. Gli individui molto giovani sono soggetti che beneficiano particolarmente di tutte le tecniche che inducono distensione e rafforzano la capacità del bambino di recuperare serenità.
Perché possa apprendere una tecnica di auto-distensione come il Training Autogeno o effettuare delle sedute di ipnosi o rilassamento è necessario rivolgersi ad uno psicologo che padroneggi questi strumenti.

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Riassumendo, per aiutare un bambino che manifesta sintomi da stress è necessario:

- fare il possibile per rendere sereno il clima in famiglia e per non essere genitori stressati che trasmettono al figlio la propria tensione
- ridurre il sovraccarico di impegni
- dare il giusto peso ai risultati scolastici e sportivi, insegnandogli che lo sport è divertimento prima che competizione con sé stessi o con gli altri
- intervenire se il bambino sta subendo una vittimizzazione da parte di compagni o adulti
- osservare regole adeguate per quanto riguarda sonno e alimentazione
- rivolgersi ad uno psicologo se uno di questi obiettivi appare di difficile realizzazione per ottenere supporto e consigli, così come se si vuole che il bambino apprenda una tecnica che gli consenta di rilassarsi, strumento che potrà utilizzare per il resto della sua vita.