Dott. Stefano Pozzi

Dott.ssa Flavia Massaro

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Imparare a dire di NO fa bene all’autostima

 


stopCome abbiamo visto in precedenza (leggi “Perché non riesco a dire di no?”) alcune persone non riescono a rispondere negativamente alle richieste degli altri, essendone progressivamente sempre più sfruttate ed accumulando una discreta dose di rabbia e frustrazione. La sensazione è quella di non riuscire a comportarsi altrimenti, perché “qualcosa” al proprio interno “spinge” a comportarsi così e perché manca il coraggio di opporsi al volere altrui, ma è possibile imparare a dire no e a gestire quindi diversamente le situazioni che creano un conflitto fra desideri e obiettivi propri e altrui. Imparare a farsi rispettare porta a una migliore stima di sè e a non ricadere più in situazioni di sfruttamento che portano a sentirsi deboli, incapaci di imporsi, arrabbiati con chi pretende qualcosa perchè non si riesce a dirgli di no.

Riprendendo gli esempi già fatti nell’altro articolo, ecco alcune soluzioni e alcuni esempi di risposta che possono essere utili a gestire in maniera asseriva i momenti critici e ad imparare a negare quella disponibilità che la maggior parte delle volte è davvero eccessiva, rispetto alle reali esigenze dell’altra persona.

1- Un collega chiede un favore sul lavoro adducendo motivazioni dubbie, per l’ennesima volta… (vedi articolo precedente)

Risposta assertiva: Questa sera sono stanco, uscirò anch’io dall’ufficio il prima possibile. Se sei in difficoltà a gestire il lavoro dovresti parlarne con il capo e trovare con lui una soluzione.

Rispondendo così riporti l’attenzione su di te, fai presente come ti senti e quali sono le tue esigenze, suggerendo però al collega una soluzione (visto che per l’ennesima volta ti chiede di lavorare al suo posto): chiarire con il superiore che non riesce a sbrigare tutto quel lavoro e non al prezzo di continui straordinari. In questo modo oltre a spostare l’attenzione da lui a te e a non offenderlo riesci anche a spostare in altra sede la ricerca di una soluzione per il problema, affermando che di questo si deve occupare il capo. Se il carico di lavoro del collega è eccessivo e sente effettivamente la necessità di una cambiamento ne parlerà con un superiore, mentre se è in malafede e gli interessa solo scaricarti le proprie incombenze non lo farà, ma avrà capito che anche tu hai legittime richieste ed esigenze e che non sei più disposto a occuparti di quello che è un suo problema (non riuscire a terminare il lavoro nel tempo prefissato).

Riflessione: se sei a disagio nel ricevere questa richiesta significa che probabilmente senti che questa persona ti sta chiedendo troppo, nel senso che si sta approfittando della tua disponibilità. Come si comporta quando sei tu a chiederle qualcosa? E soprattutto: le hai mai chiesto qualcosa?

2- Il capo pretende di nuovo che tutti si fermino per una riunione che inizierà dopo la fine dell’orario di lavoro

Risposta assertiva: Questa sera proprio non posso: le altre volte sono stato disponibile, ma mi sta chiedendo di fermarmi senza preavviso e io ho già preso altri impegni. La prossima volta se possibile ci comunichi con maggiore anticipo eventuali riunioni fuori orario.

Con una simile risposta si fa presente che la propria disponibilità è presente ma non infinita e che devono esserci dei limiti e dei confini da rispettare anche in quello che un superiore può chiedere.

Questo suggerimento non è purtroppo utile in tutti i casi: dipende da qual è il clima aziendale e l’aspettativa implicita o esplicita dell’azienda nei confronti dei dipendenti. Di solito la maggior parte delle persone che si trovano in questa situazione e la accettano passivamente aderiscono al modello teorico per il quale lavorare fino a tardi significa lavorare di più, modello che negli altri Paesi non è per nulla radicato come in Italia perchè si bada più alla qualità del lavoro che alla quantità di ore di presenza in ufficio. Se la richiesta di maggiore preavviso e di ricorso al fuori orario solo in casi eccezionali viene da tutto l’ufficio è più probabile che il dirigente la ascolti, perchè non appare come la richiesta di un singolo dipendente di “lavorare meno”.

Dietro al ricorso troppo frequente alle riunioni serali si nascondono spesso 2 motivazioni: il malinteso per il quale far tardi in ufficio significa lavorare tanto e il desiderio di stare fuori casa il più possibile, condiviso da più persone o anche solo nutrito dal dirigente che obbliga tutti a fermarsi fino a tardi, nascondendosi dietro ad esigenze solo apparentemente razionali. Soprattutto nel secondo caso ci troviamo di fronte alla scelta di qualcuno di mettere le proprie esigenze (stare fuori casa per evitare moglie o marito, non tornare in una casa vuota sentendosi solo/a) davanti a quelle di tutti gli altri. Per questo motivo (fatte salve le occasioni nelle quali l’urgenza è reale) una richiesta di cambio di marcia che dovesse arrivare da tutti o dalla maggior parte dei dipendenti potrà esercitare una maggiore pressione sul dirigente che tende a prevaricare i propri collaboratori.

Il discorso sul “dire di no” in quest’ambito è complesso e non generalizzabile, ma ciò che conta è pensare che si possano sempre fare dei tentativi per ottenere un cambiamento. Il dipendente che dice sempre sì abitua il suo capo ad approfittarsi della sua disponibilità e cova progressivamente un rancore e un’insoddisfazione sempre maggiori, che si rifletteranno sul suo benessere e sulla sua salute portandolo paradossalmente a sottrarsi al lavoro ammalandosi. Non sempre è possibile sottrarsi, ma in alcuni casi ci si può rendere conto che quello che sembrava impossibile è invece realizzabile e che il trattamento che si riceve cambierà di conseguenza, con una progressiva diminuzione delle pretese.

3- Un’amica chiede di tenerle il cane mentre sarà via per il weekend

Risposta assertiva: Mi spiace, ma non posso tenerti il cane perchè avrò ospiti e un secondo impegno fuori casa, quindi resterebbe da solo. Non ho tempo da dedicargli nè posso occuparmene, avendo ospiti a cena, considerando che non ubbidisce ai comandi e non è facilmente gestibile. La prossima volta chiedimelo in anticipo, così se potrò ti aiuterò e se non potrò avrai tempo per cercherai un’altra soluzione.

Ti sembra fantascienza o una risposta “cattiva”? Se è così è perchè ritieni che la tua amica abbia più diritti di te, ovvero che abbia il diritto di programmare weekend fuori casa facendo conto sulla tua disponibilità senza averti nemmeno interpellata. Da parte sua sono totalmente assenti rispetto e considerazione nei tuoi confronti e prevale lo sfruttamento di un’amica che sa essere sempre disponibile e quindi manipolabile, magari facendola sentire in colpa perchè il suo weekend sarà annullato senza il tuo aiuto.

Il senso di colpa rappresenta proprio l’insidia peggiore: questo tipo di amica ti rimanda un’immagine di te come persona buona, gentile, disponibile, e dicendole di no ti sembra di diventare improvvisamente cattiva e di farle un torto incredibile e inaccettabile. E’ importante considerare che se qualcuno sta facendo un torto a qualcun altro è proprio la tua amica che ignora le tue esigenze per importi le sue. Utilizza la manipolazione per ottenere da te ciò che vuole e i fondo non nutre un grande affetto per te, soprattutto se ricevendo un no si allontanasse ne avrai la riprova. Persone di questo tipo vanno allontanate per fare pulizia nei propri rapporti sociali e se ricevendo un no ad una richiesta così maleducata un’amica si allontanerà ne avrai solo un guadagno, avendo allontanato chi ti sottraeva tempo ed energie invece di migliorare la tua vita.

4- Un amico continua a chiederti prestiti che non ti restituisce

Risposta assertiva:  Sto ancora aspettando che tu mi restituisca i prestiti precedenti, quindi non te ne farò un altro. Mi spiace per la tua situazione, ma ti ho già dato l’aiuto che potevo. Se vuoi posso aiutarti a cercare un lavoro, cioè una soluzione che ti permetta di risolvere davvero il problema.

Il focus dell’attenzione in questo caso si sposta sul vero problema: la mancanza di un lavoro (e la conseguente ricerca di una soluzione che non è una soluzione, cioè chiedere prestiti ad altri per andare avanti) e non la disponibilità o meno a fare un ulteriore prestito a questo amico. Si ricorda che si è ancora in attesa della restituzione dei prestiti precedenti e si propone un aiuto più utile e risolutivo: cercare insieme un lavoro. Se oltretutto si sospetta che questa persona sperperi il denaro di cui dispone in acquisti inutili o gioco d’azzardo è possibile fargli gentilmente notare che amministrando diversamente le proprie pur scarse finanze non si troverà più con l’acqua alla gola.

E’ anche utile chiedere se si sta facendo aiutare da altri, per mandargli il messaggio che ha anche una famiglia e/o altre persone alle quali rivolgersi (questo tipo di persona di solito chiede soldi sempre a chi vede debole e troppo disponibile, anche se avrebbe persone più vicine alle quali rivolgersi).

5- Un altro genitore chiede di ritirare da scuola il proprio figlio e tenerlo fino a sera, magari anche a cena

Risposta assertiva: Ho l’impressione che tu pensi che posso occuparmi anche di tuo figlio perchè non ho nulla da fare, ma non è così. Mi fa piacere che i bambini giochino insieme, ma non posso prendere un impegno fisso perchè fare la baby-sitter non è il mio lavoro, perciò vorrei che chiarissi come la pensi e che concordassimo in anticipo il giorno della settimana nel quale tuo figlio verrà a casa con me.

In questo modo si chiariscono due punti: non è vero che non si ha nulla da fare e, anche se così fosse, non si è disposti a badare per il pomeriggio e a preparare la cena anche al secondo bambino senza ricevere nemmeno un ringraziamento e magari essendo interpellate all’ultimo momento. Il rimando alla baby-sitter serve anche a far presente che questo tipo di mansione è svolta solitamente da persone che ricevono un compenso: questo non perchè l’altra mamma debba proporre di pagare una cifra (cosa che comunque ci si può prefiggere come risultato, proponendo di occuparsi regolarmente del bambino previa compenso), ma perchè si renda conto di avere delle pretese non da poco (assistenza pomeridiana e cena gratis per il proprio bambino, con disponibilità in qualsiasi giorno e senza preavviso).

E’ importante sottolineare che si considera favorevolmente il fatto che i due bambini possano stare insieme, ma che questo non deve far venire meno rispetto ed educazione. Se l’altra mamma non si pone nemmeno il problema di poter creare disturbo o di pretendere qualcosa per cui normalmente le persone pagano un compenso spetta alla mamma “sfruttata” farlo presente, anche chiedendo all’altra: “come ti sentiresti al mio posto? cosa penseresti?”. Un discorso simile, affrontato senza toni polemici, può portarla a rendersi conto di aver esagerato e di aver ignorato le esigenze dell’altra mamma.

Anche in questo caso se la mamma “sfruttatrice” è una persona egoista e manipolatrice potrà mostrarsi offesa o arrabbiata, ma il discorso è sempre lo stesso: allontanare persone simili porta solo a benefici e ad alleggerire il carico di stress quotidiano. Se invece è una persona onesta e in buona fede, che ha agito così solo per leggerezza, capirà e cambierà atteggiamento, e il rapporto con lei non potrà che rafforzarsi.

6- Una parente o amica si aspetta di essere accompagnata al supermercato ogni sabato pomeriggio

Risposta assertiva: Non posso accompagnarti tutte le settimane al supermercato, ma se vuoi venire ogni tanto con me quando vado già per la mia spesa te lo posso far sapere, se lo decido prima. Quando hai bisogno ha provato a chiedere anche a XY?

Con questa risposta si propone una soluzione differente, che non risponde al 100% alla pretesa avanzata dall’altra persona: andare insieme a fare la spesa nei momenti in cui chi ha la macchina va già al supermercato, sempre che lo decida prima. E’ una forma di disponibilità parziale molto meno onerosa rispetto all’appuntamento settimanale fisso, che libera da questo impegno vissuto come eccessivo e imposto ancora una volta come se non esistessero altre persone alle quali chiedere aiuto (o altre soluzioni, come fare almeno una parte della spesa online). Per questo è bene fare accenno ad altri che la persona può interpellare per avere un aiuto, così come alla soluzione dell’online.

Anche in questo caso il rischio è che ci si senta cattivi a dire di no, ma questa sensazione nasce unicamente a causa dell’atteggiamento della persona che pretende l’aiuto come se le fosse sempre dovuto, incurante dei bisogni e delle esigenze di chi sta monopolizzando per uscire a fare compere.

N.B.: se cambiare il modo in cui si risponde agli altri sembra impossibile o risulta comunque molto difficile significa che il comportamento in questione è provocato da cause inconsce e radicate, con origine nell’infanzia, cause che è necessario identificare e depotenziare perchè il modo di agire sia più libero e orientato alla costruzione di rapporti sereni ed equilibrati con le altre persone.

dott.ssa Flavia Massaro, psicologa
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