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Amore o abitudine: come capirlo?

2 aprile, 2014 alle 04:04 PM
Autore: drmassaro

 


L’amore è un sentimento composito: include affetto, attrazione fisica, complicità, desiderio di condivisione, progettualità ed esclusività.

E’ importante sottolineare prima di tutto che si tratta di un sentimento e non di un’emozione: la differenza fra sentimento ed emozione risiede nel fatto che l’emozione è un’attivazione momentanea elicitata da uno stimolo e, quando si ripete e perdura nel tempo  in risposta ad un medesimo stimolo, diviene un sentimento e quindi un insieme di emozioni, credenze e aspettative consolidato e rivolto stabilmente ad una specifica persona.

L’insieme delle emozioni che si provano nel periodo dell’innamoramento deve essere presente per un certo periodo per consolidarsi e mutare in amore: è quindi necessario che le emozioni degli inizi sia durino sia mutino per divenire un sentimento e andare oltre l’attivazione psicofisica iniziale, legata principalmente all’attrazione per l’altro.

Perchè  l’amore rimanga tale tutte queste componenti non devono venire meno:

- se manca l’affetto e l’interesse per ciò che è il Bene dell’altro non è più amore

- se manca l’attrazione fisica diventa un’amicizia

- se mancano la complicità e il desiderio di condividere l’amore diventa una simpatia platonica

- se manca la progettualità diventa una relazione utilitaristica incentrata sul presente e sulla gratificazione che si trae dall’altro

- se manca l’esclusività diventa un sentimento condivisibile molto più simile alla sola attrazione che si può provare per più persone.

Anche lo squilibrio di un elemento rispetto ad altri può modificare la natura del sentimento:

- se tutto ruota attorno all’affetto il rapporto è amicale, fraterno, fra due persone che sono affezionate e si vogliono bene, ma non si amano

- se prevale l’attrazione fisica e la ricerca della gratificazione sessuale si ha una rapporto di tipo o utilitaristico o fortemente connotato in senso narcisistico

- se prevalgono complicità e condivisione i due partner sono orientati ad un obiettivo e la loro è un’impresa (o un’azienda, se hanno una famiglia)

- se prevale l’esclusività con l’allontanamento di tutte le altre persone cui si è normalmente legati da vincoli d’affetto (amici, parenti) si sta realizzando una simbiosi che rimanda evolutivamente al rapporto mamma-neonato.


Né felici, né infelici

Alcune coppie dopo un periodo più o meno lungo si trovano di fronte al dubbio sul perché stiano ancora assieme: non sono né soddisfatte né insoddisfatte, condividono diverse cose  (interessi, valori, stile di vita) e stanno bene assieme, ma in genere sono carenti o assenti la vita sessuale o la progettualità rivolta al futuro e all’evoluzione della propria condizione di coppia o della propria situazione sociale.

Manca l’entusiasmo necessario a fare progetti, manca l’attrazione fisica, manca l’esclusività se uno dei due si sente attratto da altri (ma non a sufficienza per chiudere la storia), ma non mancano l’affetto e la condivisione di momenti ed esperienze storicamente condivisi dalla coppia, oltre che di interessi e informazioni.


Quando prevale l’abitudine

In linea di massima le coppie che apprezzano la tranquilla sicurezza di una storia rodata anche se non del tutto soddisfacente lo fanno perché l’abitudine può essere molto rassicurante: non abbandonare lo status quo permette di non trovarsi ad essere single nemmeno per un breve periodo e a non rimettersi in gioco, con il rischio di ricevere rifiuti.
Se non è presente un forte disagio di coppia ma al massimo una sorta di apatia che però non rende particolarmente infelici i partner, questi possono scegliere di proseguire in questo stato anche per lungo tempo perché  costi relativi al cambiamento sono percepiti come superiori rispetto ai costi del mantenimento di quella situazione che possiamo definire “senza infamia e senza lode”.

Quando una coppia vive un rapporto abitudinario e un po’ spento può provare a seguire questi passi:

- affrontare il discorso senza continuare a fingere che tutto vada bene

- parlare chiaramente per escludere che uno dei due stia pensando a qualcun altro

- riproporre esperienze e momenti che hanno fatto parte della prima parte della storia della coppia

- inserire nuove abitudini nella routine

- ideare un progetto di qualunque tipo da realizzare in coppia per fare l’esperienza di costruire insieme qualcosa

Mettendosi in gioco con questi cambiamenti la coppia potrà capire se ha ancora motivo di esistere o se l’abitudine nella quale era sprofondata rappresentava il livello massimo di benessere ottenibile dallo stare assieme.

Se uno dei due non sarà d’accordo nel fare qualcosa per risollevare le sorti del rapporto si tratterà probabilmente del partner meno innamorato e magari maggiormente predisposto dell’altro a trovare un nuovo partner o comunque ad interessarsi ad altri e ad avere un amante.


Ci prendiamo una pausa di riflessione?

La famosa “pausa di riflessione”, quando attuata con l’accordo di entrambi e senza nascondere quindi il desiderio di uno dei due di lasciare l’altro senza dirglielo chiaramente, può servire a guardare in maniera più chiara e più distaccata e obiettiva al rapporto.
Allontanarsi per un periodo permetterà infatti ad entrambi di comprendere cosa provano per l’altro e di verificare se sentono la mancanza della persona in sé o semplicemente del fatto di avere qualcuno vicino.

Una buona pausa di riflessione deve essere attuata fissando regole chiare che permettano un reale distacco temporaneo in vista di un chiarimento successivo a questo periodo per condividere i vissuti e le riflessioni fra i partner: è indispensabile che la coppia ne condivida i termini perché sia utile e possibilmente costruttiva.


6 Commenti a “Amore o abitudine: come capirlo?”

  1. debora scrive:

    Salve a tutti, mi chiamo Debora ho 20 anni e sto con il mio ragazzo da 3 anni e 7 mesi. All’inizio quando ci siamo conosciuti quando lo vedevo o passavamo le giornate insieme o quando lui mi mandava messaggini in tutto quello che faceva mi emozionavo mi batteva il cuore ed io ho pensato è normale che con il tempo le cose cambiano, ma ora mi sta facendo arrabbiare: se sei a lezione non ti posso sentire, se non sei a lezione non ti posso sentire, nemmeno quando stai a mangiare per tre ore? Ma se succede qualcosa non posso contare su di te e non rispondi e mi fai pensare male…perché non devi rispondere? La mia amica dice che “è una cosa nuova” anche perché è il mio primo ragazzo serio, ma adesso non so se è amore o abitudine! Se penso di lasciarlo non riesco a immaginare una vita senza lui, penso che lo amo ma penso anche che è abitudine… Non lo so, lui mi fa le coccole, a volte invece no ed è nervoso… lui mi tratta benissimo, non mi fa mancare nulla, soprattutto la mia vita dipende da lui sia per il mangiare a volte che per i passaggi, sto ogni giorno con lui. Può essere che un giorno non ci vediamo ma io appena passa un giorno subito lo voglio vedere perché mi manca, ma appena ci vediamo non c’è più quella attrazione e a volte nemmeno ci salutiamo quando mi viene a prendere, gli dico ciao! poi il bacio glielo do dopo “a letto”… A volte non ha voglia di stare con me, non lo facciamo quasi mai lui dice perché non c’è il posto, a volte ha voglia pazza di stare con me a volte no… insomma non riesco a capire se è amore, quando ci vediamo non è più bello come prima, ci annoiamo, non sappiamo cosa fare, mi dice sempre “e che facciamo? E dove andiamo? Io sono stanco!”. Anche quando mi manda i messaggi non provo più quella sensazione di prima, non mi piace più baciarlo però quando ad esempio vedo un film d’amore penso a lui, mi manca tantissimo ed ho voglia di stringerlo. Mi fa questa reazione, quando guardo i film d’amore subito gli mando il messaggio dicendogli che lo amo e che voglio vederlo i muri sono solo attimi ma io non ho mai pensato di lasciarlo se ci penso sto male forse perché ho anche paura di trovare un ragazzo che mi fa soffrire e che non mi tratta come mi tratta lui, magari più voglioso di stare con me, più attratto boh…

    • Enrico scrive:

      calma….

      • GIOVANNA scrive:

        Ciao Debora, anche io sono nella tua stessa situazione: la penso come te sai, appena ho letto quel messaggio mi rivedevo perché sembra che l’ho scritto io!!
        Fai passare il tempo, ti aiuterà molto… almeno io la penso in questo modo, anche lui mi risponde come risponde il tuo ragazzo sai? Ma purtroppo è la verità, non c’è niente da fare perché comunque poi diventa una routine che servirebbe cambiare ogni tanto..
        Tanti baci Buona fortuna anche a te come me.

  2. Fabio scrive:

    Salve. Io 50 anni, lei 31, innamorati follemente per quasi un anno ma poco tempo per vedersi. Lei in giro per l’Italia per lavoro precario, io, professionista, che posso ritagliare tre o quattro intensi giorni ogni due settimane. Insomma, periodo di crisi recente e paradossale: ci vogliamo troppo bene e soffriamo perché non ci si può vedere ogni giorno. Io, addirittura, vengo accusato di non credere abbastanza alla nostra storia, il che è vero: per me è una cosa talmente bella da essere inverosimile. Come un gioco di ruolo nel quale io sono un cavaliere che uccide draghi: sarebbe bellissimo ma so bene che uscito dalla stanza c’è la realtà. Addirittura, in un tentativo di autodistruzione, sentendo una tensione nella storia accenno a lasciarla per non causare una brutta fine, come nella mia relazione precedente dove siamo finiti a odiarci. Ci ripenso dopo un quarto d’ora e la riavvicino ma la ferita che le ho inferto è stata profonda. Lei mi ama ancora ma si sente tradita e non sa se fidarsi ancora di me. Forse adesso ha paura. Chiede “tempo per pensare”. E credo che sia veramente confusa, tanto che le dico di cancellarmi da Facebook per avere un “no contact” totale ma rifiuta seccamente. Le ho scritto, in quattro giorni, solo un breve messaggio whatsapp dove le dico che la mia mente è sempre occupata da lei ma che, in fondo, è sempre stato così. Nessuna risposta, non riproverò a ricontattarla. Fra dieci giorni, però, le avrò dato abbastanza tempo per chiarirle le idee. Temo si sia in dirittura d’arrivo. Ho da diverse settimane un regalo per lei e, se la storia terminerà, lo spedirò a un suo amico assieme ad una mia lettera. Intanto pazienza, forzata e dolorosa.

  3. Loris scrive:

    Questo articolo per chi arriva a leggerlo mette a nudo in maniera schietta la vulnerabilità di ogni persona, maggiormente su persone sensibili è riflessive.
    Per come sto vivendo la situazione sulla mia pelle dopo la delusione, tristezza, rassegnazione, rabbia e odio se non ci si fa avvolgere pienamente da queste emozioni l’unica strada possibile è il perdono.
    Solo con il perdono e l’accettazione di un evento cosi tragico, che io vivo alla pari di un lutto, si può riuscire a prendere per mano la situazione.

  4. Luca scrive:

    Ciao, sono un ragazzo di 20 anni. Fino a pochi giorni fa stavo con la mia ragazza da 1 anno e mezzo, ma da quanche settimana che il rapporto sembrava essere spento, perché, sopratutto io avevo altre cose a cui pensare, tra studi e altre cose importanti. Lei ha notato questo fatto, cioè che non riceveva più attenzioni, e anche quando ne aveva bisogno, per problemi suoi, io mi rifiutavo al momento di parlarne e vederla, rimandando al giorno dopo. All’inizio era perfetto, ma col passare del tempo gli errori che lei ha fatto mi sono sempre tornati in mente, ogni volta sempre di più, quindi penso che anche questo fatto abbia inciso sulla mia scelta di farla finita. Ora mi manca, ma per abitudine o amore? Io penso che sia abitudine per ora, ma non vorrei sbagliarmi. Sono molto complicato e non penso che ci sia qualcuno nella mia stessa situazione, ma se c’è qualcuno potrebbe dire la sua?


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