Curare le ossessioni

 

[Leggi anche: “Ossessioni, curare è meglio che “gestire”. La terapia psicodinamica delle ossessioni”]

 

Le ossessioni sono pensieri sgradevoli che la persona non riesce ad allontanare e che le causano angoscia e riguardano tipicamente alcuni temi:

- paura di essere omosessuale

- paura di fare del male a sè stessi o agli altri in varie maniere (accoltellandoli/si con i coltelli da cucina, buttandosi dalla finestra, provocando un incidente d’auto, non chiudendo il rubinetto del gas ecc.)

- paura di aver contratto una malattia (nelle donne anche paura di essere rimasta incinta) quando non c’è motivo di pensarlo e/o gli esami medici confermano il contrario

- paura di compiere gesti volgari/sconvenienti in pubblico, coprendosi di vergogna

- paura di non amare più il proprio partner, con l’impossibilità di comprendere quali siano i propri veri sentimenti.

Questi pensieri, di natura irrazionale e intrusiva, in alcuni casi spingono la persona a compiere dei gesti per liberarsi dall’angoscia, detti compulsioni. Tali gesti possono essere organizzati in rituali volti a ripristinare il controllo e possono comportare la verifica ripetuta più volte di aver compiuto un certo gesto (aver chiuso il gas), la ripetizione di esami clinici, l’assicurarsi che eventuali armi (coltelli) siano ben chiusi in un cassetto e non a portata di mano, il mantenersi lontani da balaustre e punti dai quale si teme di potersi gettare.
Anche la continua ricerca di rassicurazioni presso gli altri rappresenta una compulsione e non conduce infatti al superamento – se non temporaneo - dello stato d’ angoscia.

La psicoterapia è il solo strumento utile a curare le ossessioni, integrata in casi gravi da un supporto farmacologico.
La psicoterapia psicoanalitica in particolare consente di individuare la causa inconscia delle ossessioni e di sciogliere quei conflitti incosci che generano angoscia che si canalizza a livello consciente nei pensieri ossessivi. Per curare i pensieri ossessivi è necessario disinnescare la fonte dell’angoscia che li provoca e non accontantarsi semplicemente di trattarli come sintomi da mettere a tacere, conservando il rischio che ciò che le causava generi nuovo malessere.

Soffrire di ossessioni

 

Se pensi di soffrire di ossessioni puoi

richiedere un consulto

al dott. Stefano Pozzi, psicologo e psicoterapeuta a Milano (zona Niguarda) e Mariano Comense (CO)

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10 Commenti a “Curare le ossessioni”

  1. Giusy scrive:

    Bene, leggendo questo articolo posso “forse”confermare che la mia è un ossessione.
    Di continuo mi pongo la domanda amo il mio ragazzo? Ho superato una grossa operazione, mi hanno asportato entrambi i surreni, forse possa centrare un po la nevrosi depressiva post operatoria, so soltanto che questa ossessione mi mette angoscia, tristezza e rabbia, ne vorrei tanto uscire fuori, ma più ne parlo con qualcuno è sempre ritorna. Come posso allentare questo malessere?

    • dssamassaro scrive:

      Cara Giusy,

      è plausibile che il suo sia un pensiero ossessivo e che l’intervento chirurgico e il periodo post-operatorio abbiano contribuito a generare in lei uno stress rilevante, che ha portato al moltiplicarsi dell’ansia e quindi di questi pensieri, ma ci sono altri aspetti della sua vita che è indispensabile conoscere per dare un senso a quello che le succede.
      Potrebbe ad esempio essersi sentita “abbandonata” dal ragazzo che forse non le è stato vicino a sufficienza quando si è ammalata; potrebbe aver temuto di morire e aver quindi rimesso tutta la sua vita in discussione; potrebbe essere presente da tempo uno stato di crisi con problemi di coppia non risolti che generano in lei dubbi più che leciti.

      Ovviamente non conosco la risposta, ma la invito a riflettere su queste e altre ipotesi che le venissero in mente e a parlarne di persona con uno psicologo, per farsi aiutare a superare le emozioni negative che la assalgono e a ritrovare la tranquillità

      Tanti cari auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  2. rosa scrive:

    Io sono davvero disperata, ho tanto bisogno di un consiglio ma non so a chi rivolgermi. Soffro da quando ho circa 23 anni (ora ne ho 37) di ansia, ho avuto un bolo isterico (ho bevuto con la cannuccia per due anni perché temevo di strozzarmi bevendo), una anoressia (temevo di strozzarmi mangiando), mi hanno dato il cipralex che ho preso per circa 7-8 anni.
    Tre anni fa sono andata in analisi (psicoterapia analitica con lettino e tutto) e nei tre anni ho cercato di imparare a gestire l’ansia arrivando a dismettere gradualmente il farmaco.
    A maggio di quest’anno ho dovuto interrompere l’analisi perché la mia terapeuta è rimasta incinta e da lì è iniziato l’inferno: attacchi di panico, paura di impazzire, sto passando ogni fase (ho paura di avere allucinazioni visive quindi sto sempre a controllare tutto ciò che si muove, luci, persone), ho paura che qualcuno mi faccia del male, ho paura del buio, di stare sola a casa.
    Ho fatto il grande errore di leggere costantemente su internet e da lì è iniziato il calvario, ogni cosa si è tramutata in sintomo, allucinazioni musicali, ipnagogiche, timore della derealizzazione.
    Dopo la sospensione dell’analisi ho fatto 3 sedute di TCC ma le ho interrotte perché non sopportavo la terapeuta che continuava a dirmi “lei guarirà” (so che è assurdo!) e sono andata da una psichiatra che mi sta aiutando leggermente anche se la situazione non è risolta, sembra che superato un sintomo io ne trovi un altro pur di stare male.
    La psichiatra mi ha detto che non sono schizofrenica (questa è la mia paura + grande) ma che ho un nevrosi e che tutto si risolverà quando tornerò in analisi perché l’abbandono della mia terapeuta mi ha fatto rivivere un trauma che ho sofferto da piccola.
    La mia domanda è: io credo di soffrire di doc (anche se non ho vere e proprie compulsioni a parte che soffro di tricotillomania) qual è la terapia giusta da seguire?TCC?Riprendere l’analisi?Come farmaco al momento mi ha dato il Frontal che a me peggiora l’ansia invece di diminuirla.
    Secondo te sto impazzendo veramente?Il mio cervello sta perdendo colpi?

    • dssamassaro scrive:

      Cara Rosa,

      la gravidanza della sua analista ha rappresentato molto probabilmente per lei un abbandono e quindi un’evenienza insopportabile, se ha reagito in maniera così intensa.
      Non posso che consigliarle di riprendere il percorso terapeutico interrotto temporaneamente, se le stava dando buoni risultati, e di fidarsi del parere della psichiatra che le ha assicurato che non è un soggetto psicotico, ma solamente nevrotico.
      Consideri che l’intensità della sofferenza non è correlata alla gravità della diagnosi e che non di rado disturbi non gravi creano più sofferenza rispetto a disturbi francamente gravi: non ha motivo per dubitare di quanto le è stato detto e non può formulare da sola la sua diagnosi (nè chiedere online pareri su questo, perchè chi non la conosce di persona non è in grado di risponderle).
      Può invece recuperare la fiducia nella sua analista e ricontattarla, elaborando assieme a lei le emozioni che ha provato quando è stata assente dal lavoro per maternità.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  3. Francy scrive:

    Salve, scrivo perché ho bisogno di un consiglio .. ho 24 anni e sono in una situazione abbastanza strana, sono stata con un ragazzo per 6 anni e mezzo, questo ragazzo soffre di ossessioni legate principalmente al sesso e al gioco d azzardo ( ma ogni nuova esperienza per lui diventa un ossessione, per esempio la palestra ) quando stavamo insieme non stavamo veramente male e non riuscivo mai a farlo confidare, dopo esserci lasciati invece in qualche occasione si è aperto , confessandomi di stare male di rendersi conto di avere dei problemi dalla quale non riesce ad uscire .. ho provato a convincerlo ad andare da uno psicologo e ce l’ho fatta, è andato da uno ma non si è trovato bene è così gli ho chiesto di provarne un altro, con quest ultimo si è trovato molto bene( da come ha detto ) ma non è mai tornato per il secondo incontro … ora sono passati mesi eppure io mi sento in dovere di aiutarlo ma non so come fare e tanto meno se serva davvero a qualcosa impegnarmi o meglio lasciar perdere …

    • dssamassaro scrive:

      Cara Francy,

      forse lei si sta assumendo responsabilità eccessive nei confronti del suo ormai ex ragazzo, che si è aperto e confidato solo quando vi siete lasciati forse proprio per mantenerla legata a sè in maniera disfunzionale e non sana.

      Anche il fatto di non tornare più dallo psicologo, con il quale dice di essersi trovato bene, può essere una strategia (consapevole o meno) per mantenere vive le sue preoccupazioni, perchè se lui si facesse seguire seriamente lei potrebbe “delegare” allo psicologo la responsabilità che si è assunta e non si preoccuperebbe più così tanto per lui.

      E’ importante che comprenda che la responsabilità di curarsi è esclusivamente del ragazzo e che forse è il suo preoccuparsi della situazione a motivarlo a non farsi aiutare, per prolungare questo stato di cose.
      Provi a fare un passo indietro, a ribadire per l’ultima volta il suo punto di vista dicendogli che ora tocca a lui decidere, e stia a vedere se così il ragazzo inizierà ad assumersi la responsabilità del proprio benessere.

      Mi aggiorni quando vuole, un caro saluto
      D.ssa Flavia Massaro

  4. Elisa scrive:

    Salve non so se e’un ossessione continuo ad avere dubbi assillanti sull’universita ho fatto mille ricerche ma torno sempre allo stesso circolo di pensieri non so come uscirne …. Mi potrebbe dare qualche suggerimento pratico ?faccio gia psicoterapia e prendo psicofarmaci

    • dssamassaro scrive:

      Cara Elisa,

      per quale motivo sta facendo psicoterapia? Di quale tipo di psicoterapia si tratta? Da quanto tempo la fa?
      Che diagnosi ha ricevuto?
      Che farmaci prende?

  5. Manuela scrive:

    buonasera,
    da quasi 25 anni, oggi ne ho 42, ho un’ossessione e cioè, ogni qualvolta che devo fare qualcosa tipo andare fuori a cena o in vacanza o andare da qualche parte, mi si scatena il pensiero fisso del dover andare in bagno e alla fine decido di non fare nulla chiudendomi in casa.
    Questa cosa mi sta’ impedendo di vivere normalmente, ho provato con psichiatri-psicologi-psicoterapeuti, ma quando vedo che dopo una decina di sedute nulla cambia mi arrendo. Attualmente prendo delle gocce di ansiolitico all’occorrenza che a volte attenua i sintomi ma mi piacerebbe tornare a vivere come facevo anni fa.
    Cosa mi suggerisce?

    • dssamassaro scrive:

      Cara Manuela,

      le suggerisco di scegliere un percorso e portarlo avanti: in una decina di sedute è impensabile ottenere la soluzione di un problema radicato in lei da ben 25 anni!

      Sarebbe stato decisamente preferibile che si facesse aiutare subito, quando era ancora una ragazzina, o che almeno portasse avanti per il tempo adeguato il primo percorso che ha intrapreso…

      Comprendo il suo desiderio di risolvere tutto in fretta, ma perfino le cosiddette “terapie brevi” finiscono a essere tutt’altro che brevi se il problema è radicato e complesso (oppure ottengono il risultato di eliminare il sintomo, per poi vederlo ricomparire sotto altra forma).
      Può leggere questo articolo sull’argomento:
      http://www.serviziodipsicologia.it/quanto-dura-una-psicoterapia-la-sua-durata-e-prevedibile/

      Si armi di pazienza e porti avanti la sua prossima terapia per tutto il tempo necessario: non c’è altra strada.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro


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