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Crescere con genitori che litigano: quale futuro per i figli dei non-separati?

4 gennaio, 2017 alle 01:01 PM
Autore: dssamassaro

 


 

Qualsiasi adulto che sia cresciuto in una famiglia in cui papà e mamma non si ama(va)no, litiga(va)no, non si guarda(va)no nemmeno in faccia ne porta indelebilmente i segni.

Questo è vero per 3 motivi:

- genitori troppo presi dal proprio conflitto trascurano i figli, che non ricevono il supporto necessario per crescere in maniera sana ed equilibrata

- genitori che si svalutano l’un l’altro offendendosi a vicenda di fronte ai figli li fanno crescere con l’idea che nessuno dei due sia un riferimento valido e li fanno sentire molto soli e abbandonati a sè stessi;

- genitori che litigano continuamente precludono al figlio la possibilità di credere che esistano coppie che vivono in armonia, o almeno non in costante tensione, e li allontanano dalla speranza di costruire un giorno una famiglia serena, se non felice;

- genitori che si relazionano in maniera violenta (verbalmente e/o fisicamente) insegnano ai figli tramite l’esempio che quello è il modo in cui ci si rapporta con gli altri;

- genitori che non si amano minano nel figlio qualsiasi speranza che esistano sentimenti realmente positivi e altruistici;

- genitori che si disprezzano trasmettono al figlio un’immagine negativa di sè, dell’altro e della coppia e non gli consentono di avere un modello accettabile al quale ispirarsi nè per la propria crescita nè per la scelta futura di un partner che non sia problematico quanto loro.

Perchè genitori che litigano, si disprezzano, non si sopportano rimangono assieme?

Le relazioni sado-masochistiche sono quelle che durano più nel tempo e che è davvero difficile (se non impossibile) sciogliere, perchè entrambi i partner si sentono vittime e hanno la possibilità di sfogare la propria aggressività all’interno della coppia – vantaggio per molti aspetti non trascurabile perchè consente di riservare agli altri, fuori casa, il meglio di sè e di creare e coltivare un’immagine sociale di sè positiva e gradita ai più, che permette di raccogliere ammirazione e approvazione. Non sono poche le persone socialmente ben inserite e ammirate che in casa e in coppia sono completamente diverse da quello che mostrano fuori casa…

Il beneficio quindi esiste ed è duplice, per quanto “malato”:

- chi si sente vittima del proprio partner continuerà a sentirsi la parte buona e indifesa della coppia, quello/a che ha ragione, che è nel giusto, che attende di essere risarcito/a per tutto quello che l’altro/a gli/le ha ha fatto passare;

-  chi ritiene il proprio partner ingiusto, cattivo, stupido ecc. ritiene che meriti di ricevere risposte, accuse, insulti che rispecchiano quello che lui/lei è, fino al giorno in cui cambierà, e può così sfogarsi senza sentirsi in colpa.

Questi aspetti rivendicativi pongono le basi per l’attesa infinita di un regolamento di conti che non arriverà mai, mentre il “conto” negli anni si allunga ed è sempre più difficile lasciare il tavolo senza aver riscosso nulla.

Come vive il figlio di due persone che vivono così?

Un figlio che cresce in mezzo a due persone che vivono questa dinamica è spesso dimenticato e/o strumentalizzato, perchè i genitori sono troppo presi da sè stessi, dai propri problemi, dallo stabilire chi ha ragione e chi è il buono (e chi il cattivo) nella coppia per rendersi conto di quali siano i disagi del figlio – sia quelli fisiologici per l’età, sia quelli indotti dalla tensione che vive in casa.

Accade non di rado che il figlio, per ottenere attenzione, reagisca in due modi diametralmente opposti:

- creando grossi problemi fuori casa (cattiva condotta a scuola, atti di vandalismo, uso di droghe) che costringano i genitori ad occuparsi di lui, a “vederlo”, a rendersi conto che non sta bene, ma a volta anche a punirlo per la colpa di non essere in grado di aiutarli (ricordo infatti che i figli si sentono spesso responsabili del benessere dei genitori e coltivano l’illusione onnipotente di riuscire un giorno ad aiutarli a risolvere i loro problemi);

- impegnandosi il più possibile per farsi amare e accettare e quindi “vedere” in senso positivo conseguendo ottimi risultati a scuola, nello sport o in altri campi (ma in questo modo spesso ottiene solo di tranquillizzare i genitori sul fatto che non ha alcun problema, e viene “visto” ancor meno di chi invece crea dei problemi per attirare l’attenzione).

La situazione si complica ulteriormente quando i genitori pronunciano la fatidica frase:

“RESTIAMO ASSIEME PER TE!”

che, alle orecchie del figlio suona come:

“VIVIAMO MALE A CAUSA TUA!”

I genitori che stanno assieme “per i figli” infatti, oltre a non separarsi e ad alimentare il clima di tensione, non fanno nulla per garantire al figlio un clima sereno e la giusta attenzione, ma lo fanno vivere in mezzo a litigi e tensioni dicendogli oltretutto che tutto questo è fatto PER LUI.
Inutile forse specificare che l’esperienza insegna che un figlio che si sente dire questo farebbe qualsiasi cosa pur di vedere i genitori separarsi, essendo lui la prima e più debole vittima del loro conflitto.
Questa SCUSA, spesso utilizzata da chi non è in grado di separarsi e non si vuole separare (perchè attende il risarcimento di cui sopra), annichilisce il figlio che coltiva un forte senso di colpa nei confronti dei genitori che gli stanno dicendo a chiare lettere che, usando un’immagine comune, è lui che ha voluto la bicicletta e ora deve pedalare – mentre la bicicletta è stata voluta e conservata da loro, che non vogliono ritrovarsi a piedi e preferiscono un sellino scomodo o delle ruote ormai sgonfie allo scendere e iniziare a camminare.

Che danni riporta nel tempo un figlio cresciuto con genitori litigiosi?

I danni riguardano sicuramente più aree:

- sul piano personale, non avendo goduto di un clima sereno e delle necessarie attenzioni, il figlio avrà accumulato notevole rabbia e senso di impotenza, bassa autostima, difficoltà a relazionarsi con gli altri, sentimenti di diversità da loro e di infelicità;

- sul piano relazionale può cercare di evitare in tutti i modi il conflitto, diventando una persona debole che subisce tutto pur di non litigare, oppure può diventare un adulto aggressivo, che cerca in tutti i modi di imporsi e non sa considerare il punto di vista degli altri (come ha imparato a fare in casa);

- sul piano relazionale/di coppia, la sfiducia nella possibilità di trovare un partner con il quale creare una coppia e una famiglia felice porterà il figlio a scegliere persone problematiche quanto i genitori, con le quali replicare le stesse dinamiche, o a scegliere partner impossibili perchè non liberi o non interessati.
Questo può avvenire anche perchè un figlio cresciuto con genitori infelici si sente in colpa all’idea di essere felice, mentre mamma e papà non lo sono stati e non lo sono ancora;

- sul piano relazionale/genitoriale il figlio, una volta divenuto padre (o madre), tenderà come in tutti i casi a replicare gli errori del genitore omologo (del suo stesso sesso) e a essere quindi inadeguato, oppure cercherà di non essere come i propri genitori e farà in buona fede gli errori opposti;

- sul piano della salute mentale, non certo ultimo per importanza, spesso un figlio che assorbe tensioni e vive costantemente in uno stato di rabbia misto a paura e impotenza può sviluppare ansia, disturbi ossessivi, depressione, bulimia, dipendenza da sostanzedisturbi della condotta, disturbi di personalità, con caratteristiche diverse a seconda dell’età.

E’ quindi meglio separarsi?

Non esiste una risposta giusta per tutti, ma ciò che conta per un figlio sono l’affetto, il clima sereno e la chiarezza.
Le coppie litigiose non riescono a fornirgli davvero nessuna di queste tre cose, ma offrono una situazione confusa, ambigua, carica di rabbia, centrata sul conflitto genitoriale, nella quale il figlio rimane sulla sfondo o è utilizzato come strumento di un genitore contro l’altro.
Chi davvero pensa che rimanere assieme rappresenti il bene dei figli può dimenticarsi di questo, a meno che non riesca a mascherare il conflitto e a offrire ai bambini un modello di convivenza sufficientemente “civile” nonostante la presenza di un conflitto non indifferente.

Per riuscirci sarebbe davvero utile il supporto di uno psicologo, che aiuti anche a decidere quale sia la strada migliore da intraprendere.

E tu, sei cresciuto con due genitori che litigavano sempre?
Avresti voluto che si separassero?
Ti senti ancora coinvolto nei loro litigi e responsabile del loro benessere?

Se vuoi puoi raccontare la tua esperienza aggiungendo un commento qui di seguito.

2 Commenti a “Crescere con genitori che litigano: quale futuro per i figli dei non-separati?”

  1. Mari scrive:

    Personalmente vivo con genitori che si amano profondamente ma litigano spesso. In ogni caso non hanno mai pensato di separarsi. Nella mia famiglia infatti credo proprio di essere io il problema: ogni lite, anche di poco conto, inizialmente mi infastidisce, dopo inizia a farmi male. Quando sento qualcuno litigare entro in uno stato confusionale che difficilmente so gestire. La questione peggiora quando sono implicata personalmente in una lite. Ho 24 anni, e finalmente sto per andare via di casa. Solo l’idea di non sentire altri litigare mi rassicura e mi da energia. Il punto è che sono consapevole che non è possibile vivere senza litigi. In coppia non tendo a litigare molto, ma quando capita ho le stesse reazioni che in casa. Temo di ritrovarmi in futuro nella stessa situazione dei miei, ma che io non sono in grado di tollerare come loro fanno. Mi chiedo se è indice di patologia questa reazione ai litigi. Inoltre, vorrei specificare che questa mia reazione, non si limita solo in questa circostanza (anche se in questa circostanza si presenta SEMPRE). Infatti entro in uno stato confusionale anche quando ci sono rumori forti, voci alte di gente che urla o a volte parla soltanto, con le sirene di polizia e ambulanza…comunque ogni volta che avverto rumori e voci ad alto volume. Quando mi capita devo subito allontanarmi e mi sento una gran confusione in testa. Spesso devo stare ad occhi chiusi perchè anche la luce inizia a darmi fastidio e mi viene da piangere.. io proprio non capisco perchè… Grazie.

    • dssamassaro scrive:

      Cara Mari,

      la sua reazione può essere dettata da esperienze anche lontane nel passato che le hanno provocato intensa angoscia e la paura di non sopravvivere, emozioni che un bambino molto piccolo sente quando ha l’impressione che il suo mondo vada in pezzi o che i suoi genitori possano abbandonarlo.

      Quando era piccola i suoi genitori litigavano già?
      Ha subito qualche trauma particolare, anche di altro tipo?


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