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La paura di mangiare e vomitare (emetofobia): cosa nasconde e come superarla

19 marzo, 2014 alle 10:03 AM
Autore: drmassaro

Cos’è l’emetofobia?

Una particolare fobia che sembra in aumento negli ultimi anni è la paura di vomitare, o emetofobia, che colpisce sia soggetto ansiosi che soggetti per il resto equilibrati.

Questa paura porta a limitare la vita sociale nel timore di trovarsi a vomitare in pubblico: in particolare sono evitate le situazioni nelle quali si dovrà mangiare in pubblico e, se questo non è possibile, ci sarà grande attenzione nello scegliere cosa mangiare, scartando piatti non conosciuti o che abbiano delle caratteristiche che il soggetto ritiene agevolino l’insorgenza del vomito (pietanze molto condite o “pesanti” e alcoolici).
Anche gli spostamenti sono  pianificati evitando sia mezzi pubblici (che non si possono fermare e sui quali si è in compagnia di alti) sia i mezzi che possono favorire la nausea, come l’aereo o la nave.
Nel timore di dover correre a vomitare  la persona cerca di collocarsi in posizioni (al cinema, al ristorante, alle riunioni) dalle quali gli sarà agevole raggiungere un bagno dove poter vomitare.
Sono inoltre evitati i contatti con persone potenzialmente infette, che potrebbero trasmettere un virus che provoca il vomito, e, in casi gravi, è evitata anche la gravidanza come condizione che favorisce la nausea, oltre ovviamente all’assunzione di tutti quei farmaci che presentano fra gli effetti collaterali nausea e vomito.

Quando oltre all’emetofobia il soggetto soffre anche di ansia evita le situazioni che innalzano il suo livello di attivazione/agitazione, che ha una ricaduta sullo stomaco e fa quindi aumentare la probabilità di vomitare. In alcuni casi è presente un costante senso di nausea che mantiene alta l’allerta della persona e non le consente di dimenticarsi mai della possibilità di rimettere.
Questa concentrazione sullo stato del proprio stomaco porta a preoccuparsi in presenza di segnali corporei che nulla hanno a che vedere con il vomito, ma il semplice fatto che provengano dallo stomaco conduce la persona a preoccuparsene come se fossero indici della probabilità di rimettere: anche il semplice “borbottio” dello stomaco vuoto nel momento in cui insorge il segnale di fame può essere vissuto come il prodromo di un episodio di vomito.

Insorgenza

La causa scatenante (che NON è la causa prima) o l’antecedente è spesso un episodio di malattia di tipo influenzale con vomito che spaventa la persona per la sgradevolezza del sintomo e, a volta, per la paura di soffocare che l’atto di vomitare può suscitare.
Non di rado analizzando la storia del soggetto adulto che chiede aiuto per risolvere questo problema emerge la presenza di emetofobia anche nella sua infanzia e/o adolescenza, che la persona ha contenuto adottando una serie di misure per una certo periodo efficaci, ma che con il passare degli anni sono diventate insufficienti o inutili e hanno condotto a limitazioni sempre più stringenti in ambito sociale e lavorativo.

Cause dell’emetofobia: cosa nasconde la paura di vomitare?

La paura di vomitare è un sintomo dal profondo valore simbolico che non deve essere trascurato se si desidera risolvere definitivamente il problema: capire PERCHE’ la persona ha così tanta paura di vomitare è necessario per disinnescare la cause del problema non accontentandosi di “gestirlo”, come se non fosse risolvibile ma si potesse solo imparare ad affrontarlo meglio.
[Su questo argomento leggi anche “Ossessioni: curare è meglio che gestire. La terapia psicodinamica delle ossessioni”]

L’emetofobia può avere tre tipi di causa:

- trauma: in certi casi è presente un antecedente specifico, costituito da un episodio di vomito particolarmente traumatico, che ha portato il soggetto a stare molto male, a temere di soffocare, a vergognarsi profondamente per aver vomitato di fronte ad altri e così via.
In tal caso assume particolare importanza la paura che tale evento di ripeta, paura presente dopo qualunque genere di evento traumatico

- fobia: in quanto fobia, può dipendere da angoscia presente a livello inconscio che si fissa su un oggetto esterno e rende così possibile evitare l’angoscia evitando quell’oggetto/luogo/situazione.
Questo meccanismo è alla base di ogni fobia, che permette di dare concretezza al disagio inconscio e di mantenersi a distanza di sicurezza da tale disagio mediante l’evitamento: alcuni soggetti “scelgono” come oggetto fobico ad esempio gli insetti o un animale mentre altri “scelgono” luoghi come l’ascensore o il supermercato e altri ancora “scelgono” attività come il vomitare. Il motivo di questa scelta inconscia va rintracciato nell’esperienza soggettiva mediante l’analisi individuale della persona

- rifiuto: dato il suo fondamentale contenuto simbolico non è possibile curare l’emetofobia trascurandone il significato, che può essere proprio ciò che la provoca e che la mantiene attiva. In tal senso pensare di “gestire” l’emetofobia senza occuparsi invece di decodificarne il significato non può portare alla risoluzione completa del problema, ma eventualmente allo spostamento del disagio su altri distretti corporei e alla sua espressione mediante altri sintomi.
La nausea e il vomito sono sintomi che indicano la presenza di un forte rifiuto nel confronti di qualcosa che il soggetto sta vivendo e che non riesce a “mandare” giù, a “digerire”. Le emozioni che non riesce a “tenersi dentro” lo spaventano perchè se le esprimesse potrebbe causare delle conseguenze che non è pronto a gestire, ma il desiderio di esternarle rimane vivo e si esprime nella paura di far uscire di getto tutto quello che “ha dentro”.
Il vomito è un tipico sintomo di disagio già nel lattante e nel bambino, che rimettono quando si trovano in situazioni di forte stress emotivo – che non riescono a “tenersi dentro” – come quando sono presenti tensioni in famiglia, magari con un genitore o i nonni, o problemi a scuola, che spesso sono segnalati dal vomito e quindi dal rifiuto di recarsi in classe prima ancora che dal racconto del bambino.
Mentre nell’infanzia il bambino colpito da un conato vomita, col passare degli anni permane il significato di rifiuto ma si accompagna al timore sia di stare male, sia di fare brutte figure con gli altri, che nel bambino non sono ancora presenti perchè non ha tali responsabilità da non potersi assentare dai propri impegni se sta male.
Assieme al rifiuto nell’adulto è presente il timore di causare delle conseguenze se esternasse ciò che prova, ma ciò che prova è talmente forte da temere che “esca” spontaneamente. Spesso si tratta di rabbia e di insoddisfazione nei confronti di persone e/o situazioni che la persona non vuole manifestare e in certi casi non riesce nemmeno a riconoscere di provare, ma che l’inconscio rende tangibili mediante la sensazione di nausea e di peso sullo stomaco.
In tal caso per superare l’emetofobia è perciò fondamentale e necessario che il soggetto riconosca ciò che prova e il timore di causare conseguenze nel caso in cui si esprimesse liberamente: in tal modo si possono annullare le cause dell’emetofobia e non è necessario limitarsi a “gestirla”, esponendosi a ricadute.

Conseguenze dell’emetofobia

L’emetofobia conduce spesso a un dimagrimento anche significativo perchè il soggetto cerca di limitare il più possibile l’ingestione di cibo allo scopo di limitare le sue probabilità di vomitare.
La vita sociale è influenzata negativamente perchè la preoccupazione di vomitare determina una serie di restrizioni e quindi di attività, contesti e luoghi che il soggetto non frequenta più allo scopo di prevenire il disagio che gli procurerebbe trovarsi lì e vomitare.

Non riconoscendo inoltre la causa della paura di vomitare tale causa continua ad essere attiva e indisturbata e può provocare altri sintomi e/o continuare a rendere insoddisfacente o problematica la vita della persona, che non si rende conto di ciò che le provoca stress/rifiuto e quindi non fa nulla per modificare la situazione.

Terapia dell’emetofobia 

Come ogni sintomo, l’emetofobia ha delle cause che è bene comprendere per  assicurarsi che il malessere non ritorni in altre forme, rischio che si corre quando ci si sottopone a trattamenti eccessivamente “superficiali” e incentrati sul sintomo, che non ne considerano le cause e quindi, non comprendendone il senso profondo, possono non garantire che non ci saranno o ricadute o nuove manifestazioni di malessere che semplicemente prenderà una diversa forma.
Per questo motivo una psicoterapia di stampo psicodinamico può essere preferibile, arrivando ad approfondire compiutamente e a disinnescare le cause del problema e non accontentandosi di cause “intermedie”, identificando ad esempio nel pensiero che sostiene il sintomo una causa quando il pensiero dipende da altro e poi porta al sintomo.

Nel trattamento dell’emetofobia è fondamentale agire su più fronti, aiutando il paziente a identificare cosa rifiuta e cosa lo disturba, cosa non sta risolvendo nella propria vita che invece dev’essere risolto, quale fatto riveste eventualmente un significato traumatico, quale possibile conflitto inconscio lo ha portato a scegliere il vomito come oggetto di fobia per difendersi dall’angoscia.
Questo approccio aumenta la consapevolezza di sè della persona che ha paura di vomitare, la riporta a percepirsi attiva e non più passivamente soggetta a una fobia incontenibile, la sostiene nel riconoscere le emozioni e nel ricercare quei cambiamenti nella propria vita che non possono più essere rimandati e quei chiarimenti con gli altri che da sola non riesce a ottenere.

 


4 Commenti a “La paura di mangiare e vomitare (emetofobia): cosa nasconde e come superarla”

  1. Daniela scrive:

    Ciao mi chiamo Daniela ho 35 anni è soffro anche io di Emotofobia ho paura di mangiare x paura di vomitare è questa cosa mi sta facendo vivere male sono dimagrita tanto x piacere c’è qualche buon medico che può seguirmi dandomi un aiuto ne ho bisogno tanto al più presto perché non posso più vivere così è un incubo aiutatemi grazie aspetto una vostra risposta presto

    • dssamassaro scrive:

      Cara Daniela,

      non so da dove scrive e quindi non posso darle indicazioni su eventuali recapiti di miei colleghi nella sua zona.
      Se vuole mi può scrivere alla mail info@serviziodipsicologia.it indicando il suo luogo di residenza e se conosco qualcuno dalle sue parti glielo indicherò volentieri.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  2. Enrica scrive:

    Potrebbe per favore consigliarmi bravi medici/psicologi che possano aiutare a risolvere questo problema nella provincia di Lodi.
    Grazie

    • dssamassaro scrive:

      Cara Enrica,
      non conosco personalmente colleghi della sua zona, ma vedo che cercando su google “psicoterapia psicodinamica Lodi” escono diversi risultati di psicologi della sua zona ai quali può rivolgersi con fiducia.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro


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