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Rimpianti e propositi: cosa possiamo imparare da chi sta per morire?

29 dicembre, 2013 alle 07:12 PM
Autore: drmassaro

 

La fine di un anno e il momento dei propositi per l’anno nuovo può essere un buon momento per individuare cosa è davvero importante per noi e cosa possiamo proporci di cambiare appena possibile e lo spunto può arrivare proprio dall’analisi dei reali rimpianti di chi sa che sta per morire e che non ha più tempo per cambiare rotta.

I rimpianti delle persone a un passo dalla morte possono essere gli stessi che ognuno di noi scoprirebbe di avere “in tempo utile”, se analizzasse in questo momento la propria vita e rispondesse onestamente a sé stesso: cosa potrebbe essere diverso perché la mia vita fosse più soddisfacente?
Cosa avrei il potere di cambiare?
Se tutto finisse fra un mese, cosa rimpiangerei di aver fatto o di non aver fatto?
Provare a guardare da fuori e a relativizzare la propria esistenza immaginando un termine ultimo può essere illuminante, aiuta a ridimensionare problemi e limiti auto-imposti, che appaiono molto diversi a uno sguardo più distaccato, e permette di individuare quei cambiamenti che è necessario apportare alla propria esistenza per costruire un percorso di vita il più possibile coerente con i nostri reali desideri.

Cosa si rimpiange in punto di morte?

Le confidenze raccolte da Bronnie Ware, un’infermiera australiana che ha lavorato con i malati terminali seguendoli nelle ultime settimane di vita, rendono un quadro chiaro di cosa si possa rimpiangere di avere o non avere fatto quando è ormai troppo tardi: questi rimpianti riguardano alcuni temi specifici e sono connessi non con il raggiungimento di mete sociali o di beni effimeri, ma con la soddisfazione per le relazioni interpersonali e la possibilità di seguire e attuare il proprio “piano di vita”, seguendo le proprie inclinazioni e aspirazioni individuali.

Ecco la lista dei rimpianti più ricorrenti, con l’augurio che siano fonte d’ispirazione per chi desidera migliorare la propria vita: 

  1. NON AVER SEGUITO I PROPRI DESIDERI, MA LE ASPETTATIVE DEGLI ALTRI

Quello di non aver realizzato i propri sogni per andare incontro alle aspettative degli altri è il rimpianto più comune: le persone in punto di morte si rendono conto di quanta poca importanza abbia avuto la soddisfazione degli altrui desideri ai fini della propria soddisfazione e di quanto aver seguito le aspettative altrui li lasci con l’amaro in bocca. 

  1. AVER LAVORATO TROPPO

Il superlavoro ha inciso drammaticamente sulla vita di queste persone privandole della possibilità di veder crescere i figli, trascorrere più tempo con i propri cari, coltivare i rapporti che contano.
Alcune ricerche dimostrano effettivamente che il troppo lavoro è correlato alla depressione: per evitare questo rimpianto è importante riorganizzarsi, per quanto possibile, e rendere più produttive le ore lavorative condensando l’attività in meno ore, invece di disperdere le energie lungo l’arco di tante ore che vedono alternarsi lavoro e perdita di tempo. Quante ore trascorse al lavoro sono realmente produttive e quante sono improduttive e portano a dover fare gli straordinari (cosa che può significare lavorare anche durante  giorni di riposo)? 

  1. NON AVER AVUTO IL CORAGGIO DI ESPRIMERE I PROPRI SENTIMENTI

La ricerca del quieto vivere ha portato alcune di queste persone a vivere al di sotto delle proprie potenzialità e a covare rabbia e risentimento che li hanno fatti ammalare o stare male almeno in alcuni periodi. Se potessero tornare indietro sarebbero più sinceri ed eviterebbero di tenersi dentro quelle emozioni negative che hanno avvelenato la loro esistenza, cercando di affrontare e risolvere le questioni invece che subirle. 

Come suggerisce la Ware: 

“Non possiamo controllare le reazioni degli altri, ma, sebbene alcune persone possono inizialmente reagire male quando si cambia il proprio modo di essere iniziando a parlare onestamente, alla fine questo porta il rapporto ad un livello completamente nuovo e più sano. O accade questo, oppure accade che parlare onestamente ci liberi dai rapporti poco sani. In ogni caso si tratta di una vittoria.” 

Coltivare l’assertività per superare la posizione passiva, ma anche quella aggressiva, che rendono esplosivi i conflitti con gli altri, è un buon modo per non covare sentimenti negativi e non lasciarsene distruggere. Imparare ad esprimere il malcontento e a chiarirsi rafforza le relazioni perchè le rende più autentiche e permette di tagliare i rami secchi, liberandosi da inutili zavorre che frenano il passo.

  1. AVER PERSO I CONTATTI CON GLI AMICI

Il sentimento di mancanza degli amici persi di vista a causa di una vita troppo frenetica e ripiegata sul proprio nucleo familiare si acuisce in punto di morte, assieme alla consapevolezza del fatto che le amicizie avrebbero meritato quel tempo da trascorrere insieme e quell’impegno nel coltivare il rapporto che le relazioni importanti richiedono per non estinguersi. 

  1. NON AVER CONCESSO A SE’ STESSI DI ESSERE FELICI

La paura del cambiamento e la finzione di fronte a sé stessi e agli altri di una felicità che invece non esisteva è ciò che non ha permesso ad alcuni di essere felici.

Secondo la Ware:

“Alcuni non hanno realizzato fino alla fine che la felicità è una scelta”.

Queste persone hanno preferito trascorrere un vita “comoda”, senza scossoni, all’insegna della tranquillità e della ripetizione di routine, schemi e abitudini rassicuranti. In tal modo hanno messo da parte e sminuito la propria autenticità, i propri desideri e le proprie emozioni, costruendosi un’esistenza piatta che non può che dar vita a rimpianti quando il tempo che resta è poco.

Fonte: “Regrets of the Dying” by Bronnie Ware

 


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