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La timidezza come punto di forza: perchè essere timidi non è sempre un difetto

11 luglio, 2017 alle 05:07 PM
Autore: dssamassaro

 


La timidezza, ovvero la tendenza all’introversione nel rapporto con gli altri, è un tratto di personalità non sempre patologico e quindi da modificare, a meno che non crei intense e generalizzate difficoltà alla persona nella sua vita quotidiana. Nella Società odierna e nell’epoca storica attuale si premiano i comportamenti estroversi, l’esibizione di sicurezza, l’attitudine a essere “vincenti”, e gli individui timidi si sentono a volte fortemente inadeguati perchè non corrispondono al modello considerato maggiormente desiderabile, scivolando nell’errore di ragionare per assoluti e quindi ritenere che tutto quello che non è congruo rispetto al modello vincente sia da eliminare, correggere, rifuggire il più possibile.

In realtà la maggiore introversione del timido si associa non di rado a maggiore sensibilità, capacità di analisi e riflessione, tendenza ad instaurare rapporti più autentici e meno “passeggeri” rispetto a quanto non facciano le persone più estroverse.

Essere timidi quindi può essere considerato un valore e non un difetto: significa possedere maggiori doti riflessive, maggiore capacità di analisi, maggiore empatia e contatto con le emozioni che gli estroversi a volte non sentono nemmeno, se il loro sguardo è rivolto eccessivamente “fuori” da sè. Il timido sa ascoltare e valuta bene le situazioni e le relazioni nelle quali è importante investire, invece di disperdere le proprie energie in troppe attività e in troppi contesti.

Ovviamente non tutti gli ambienti e non tutti i contesti possono essere in grado di cogliere e valorizzare i pregi delle persone introverse e sarebbe un’illusione ritenere che questo possa avvenire, così come non tutti gli ambienti apprezzeranno i soggetti estroversi. Sarebbe impensabile che un introverso fosse apprezzato nel ruolo di attore teatrale o di animatore o di venditore, perchè questi lavori richiedono sicuramente estroversione, e cioè forte attitudine al contatto con gli altri – con tutti gli altri, pubblico e utenti – e capacità di fronteggiare gli imprevisti senza farsi travolgere dalla vergogna o dall’ansia. Al contrario, un estroverso in altri ambienti potrebbe essere considerato un “pagliaccio”, un “venditore di fumo” o una persona superficiale, e gli saranno preferite persone più timide e meno portate all’esibizionismo. Può essere il caso di ambiti che richiedono grande sensibilità come quelli legati alle professioni sanitarie, ma anche di artisti che si esprimono attraverso le arti figurative o la poesia, o, ancora, di professionisti che non devono “vendere” direttamente un prodotto, ma effettuare un serio lavoro da dietro le quinte, per non parlare di tutti quegli ambiti in cui si svolgono lavori in solitudine, che non sarebbero tollerati da un estroverso.

Una persona timida avrà solitamente doti di cautela e rifletterà bene sul da farsi e su ciò che dovrà dire, così in molti contesti risulterà anche più affidabile e apparirà più intelligente e preparata, perchè la sua propensione a ritenersi “inferiore” agli altri la motiverà a migliorarsi e a lavorare bene, per ottenere buoni risultati e approvazione. Sarà probabilmente precisa e attenta ai sentimenti, non commetterà errori dovuti all’impulsività e queste doti la aiuteranno in molti campi.

In ambito sociale non sarà sicuramente l’”anima della festa”, poichè teme eccessivamente il giudizio degli altri, ma sarà apprezzata dalla persone attente alla sostanza e non solo divertite dagli “show” degli estroversi. Non otterrà quel consenso generale che sogna segretamente di avere, ma coltiverà rapporti più duraturi e profondi rispetto a chi “spara nel mucchio” per ottenere ammirazione per le proprie doti di intrattenitore.

La timidezza può essere quindi rivalutata come fonte di molti pregi e non per forza “corretta” per far sì che scompaia o si attenui molto.

Un lavoro psicologico atto a superarla è infatti necessario solo quando si varca il confine dell’Ansia Sociale o  Fobia Sociale: si tratta di un vero e proprio disturbo che richiede un intervento, perchè il disagio del soggetto è intenso e pervasivo e ne ostacola seriamente le attività quotidiane – tutte cose che esorbitano la realtà di un “normale timido” e che rientrano in un ambito di fragilità e vulnerabilità che la persona dev’essere aiutata a superare perchè (ri)acquisti serenità nel rapportarsi con il mondo. 

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