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  1. Ho preso la patente, ma dopo i primi tempi non ho mai più guidato da sola perché non mi sento bene quando mi trovo in strada.
    Mi spaventa più di tutto l’autostrada, ma anche le altre strade sono un problema perché mi sembra di non avere il controllo di quello che succede attorno a me e mi gira la testa, così ho paura di andare a sbattere contro le altre macchine o contro il marciapiede o un palo…
    Se invece c’è qualcuno in macchina con me mi distraggo e mi sento più sicura, perché non sono sola.
    Cosa posso fare?

    • Cara Dany,

      condurre un’automobile è un’attività dai forti connotati simbolici e può essere ostacolata da altre difficoltà presenti nella vita di una persona che si riflettono sulla guida.
      Ad esempio chi ha delle difficoltà a rendersi autonomo dalla famiglia o dagli altri in generale farà molta fatica a condurre un veicolo senza la presenza e il “sostegno” di qualcun’altro che gli consenta di non sentirsi “da solo”, esattamente come succede a lei.
      In tal caso il “blocco” nasce dall’idea insopportabile di doversela cavare da soli, senza la guida di altri, e di avere quindi la responsabilità della propria condotta e anche dei propri errori (andare a sbattere, provocare un incidente), oltre che del percorso che si sceglierà di compiere.
      E’ chiaro che tutto questo riflette una difficoltà a prendersi la responsabilità della propria vita e delle proprie scelte e che questo è il nucleo sul quale è necessario lavorare per risolvere il problema.

      La paura di guidare richiede infatti un approfondimento perchè senza analizzare cosa la provoca e quali altre difficoltà sono la vera causa del problema è difficile pensare di risolverla e superarla definitivamente.
      Ci sono dei “consigli” da seguire, come quelli che ho esposto nell’articolo, ma se non sono risolutivi è necessario lavorare sul problema per risolverlo.

      Le suggerisco perciò di parlarne con uno psicologo e di attivarsi senza lasciar passare altro tempo perchè il problema non diventi ancor più difficile da affrontare, cosa che accade quando si rimanda la ricerca di una soluzione.
      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

      • Grazie Dottoressa,
        ho seguito il suo consiglio e ho iniziato ad affrontare il mio problema con l’aiuto di una psicologa che mi ha fatto capire che il problema vero è il rapporto con i miei genitori e il fatto che mio padre mi ha trasmesso l’idea che le donne non possano farcela da sole nella vita.
        Mia madre è una donna debole, ha sempre fatto la casalinga e dipende in tutto da mio padre (ovviamente non ha la patente!), e anche lei pensa in fondo che una donna non debba essere autonoma e che abbia sempre bisogno di una “guida”, tanto per tornare al mio problema! ; )
        Non immaginavo che il problema fosse questo, ma ora capisco che è così.
        Ci lavorerò con la dottoressa, ma mi è già tornata la voglia di riprovare a guidare perché ho capito (almeno razionalmente) che queste idee dei miei genitori non devono rovinarmi la vita!!!

        Grazie ancora! Dany

        • Cara Dany,

          mi fa piacere che abbia ascoltato il mio consiglio e che non abbia aspettato altro tempo prima di fare qualcosa.
          E’ importante che con l’aiuto della mia collega abbia capito qual è il vero problema e che ci lavoriate per risolverlo.

          Sono sicura che le ricadute positive di questo lavoro non riguarderanno solo la guida, ma tanti altri aspetti delle sua esistenza che sono sicuramente condizionati dalla mentalità dei suoi genitori.

          Tanti cari auguri,
          d.ssa Flavia Massaro

          • Sn giovane anche io e il mio problema è uguale xo x me l ansia mi arriva x la velocità azzardata degli altri che non mi consente di mantenere la mia in sicurezza. poi se si puo mantenere la destra mi spiega come mai stranamente c è il divieto ai non residenti nelle citta con puntuale unica opzione di svolta ad uscita. le strade italiane sono da PaUrA piu che da panico. cmq anche io vivo cn i miei. ma quando ho guidato in autostrada in altri due Paesi non mi e successo. C e una spiegazione a cio?

          • Cara Ilenoar,

            non conoscendo nel dettaglio la sua situazione posso solo formulare questa ipotesi: quando ha guidato all’estero era in vacanza e quindi più rilassata o era comunque lontano dalle abituali fonti di stress e da eventuali figure familiari alle quali chiede aiuto quando non se la sente di guidare (sempre che questo sia il suo caso).
            E’ innegabile che alcune persone guidino in maniera imprevedibile e al di là di ogni buon senso (oltre che di ogni norma di circolazione stradale), ma ciò che conta è il vissuto che generano in lei – e in tanti altri – e cioè quello di essere indifesi, alla mercè di persone prepotenti e incapaci di mantenere il controllo della situazione.
            Si chieda se queste sensazioni le appartengono e se le riscontra anche in altri ambiti della sua vita, perché potrebbe trattarsi di uno stato d’animo che accomuna più contesti nei quali lei non è del tutto rilassata e si trova in difficoltà.

            Se vuole mi faccia sapere.
            Un caro saluto,
            d.ssa Flavia Massaro

  2. Buongiorno,
    leggendo l’articolo mi sono ritrovata in molti sintomi e in effetti riesco a muovermi da sola solo per brevi tragitti e su strade che ho fatto tante volte.
    Non mi sognerei mai di andare in zone che non conosco da sola e tanto meno di andare in autostrada!
    Tutto sommato però mi va bene così perchè ho mio marito che mi accompagna dove non riesco ad arrivare da sola, però sto pensando che sarebbe meglio superare questa paura perchè se per caso lui non può portarmi io mi ritrovo bloccata a casa…
    Cosa ne pensa?

    • Cara Anna,
      molte ragazze e donne che hanno questo problema si organizzano come possono contando sulla presenza generalmente di un uomo (o di padre/madre) che può aiutarle a fare quello che non riescono a fare da sole e che quindi le porta dove da sole non vanno.
      Il problema è che questa non è una SCELTA ma una NECESSITA’, cosa che fa una grande differenza.
      Posso infatti scegliere di non uscire da sola la sera perchè non mi fido a dover parcheggiare magari lontano dalla mia destinazione e dover poi riprendere la macchina, e qui un accompagnatore è d’aiuto perchè il suo intervento risponde a una valutazione razionale di possibile pericolo, ma se DEVO farmi accompagnare dappertutto ad eccezione che in quei pochi tragitti che sono ormai abituata a fare da sola non sono una persona autonoma, ma dipendente, e rimarrò sempre vincolata alla disponibilità di chi mi può accompagnare.
      Penso che la differenza fra PREFERIRE un aiuto e AVER BISOGNO di un aiuto sia chiara: risiede sicuramente nel grado di autonomia e di libertà che una persona vuole per sè stessa.
      Di conseguenza se si sente limitata e bisognosa di essere portata dove non va da sola lei non è libera, ma è dipendente dall’aiuto esterno di suo marito, che chiede non perchè lo desidera, ma perchè non ne può fare a meno: si configura una situazione di dipendenza che non posso che consigliarle di superare rivolgendosi ad uno psicologo con il quale lavorare sul problema.
      Ci pensi seriamente!

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  3. Buongiorno.
    Bellissimo articolo che mi rispecchia in parte.
    Io ho crisi di panico quando guido da sola su una particolare strada, in quanto un anno fa sono rimasta bloccata nel traffico durante una frana dovuta alla forte pioggia.
    Io ora ho sempre paura di passare da quella strada, mi viene ansia e tachicardia, vado in stato confusionale! Per fortuna ieri mi sono fermata e mi ha aiutata una signora, non sono stata più capace a guidare. Vorrei superarla questa paura, anche perchè io questa strada devo farla tutti i giorni perchè devo andare a lavorare! Ma ho paura di farla perchè ho paura di stare di nuovo male!
    Cosa devo fare?

    • Cara Laura,

      i casi come il suo non sono rari: dopo una brutta esperienza (in questo caso al volante, ma vale anche per molte altre situazioni) la persona evita il luogo nel quale si è sentita male o in pericolo o comunque in forte disagio perchè teme di sentirsi nuovamente così.
      Sviluppa quindi ansia anticipatoria, immaginandosi in difficoltà nel ritornare in quel luogo, e ne è condizionata nelle scelte di vita perchè non riesce più a fare tutto quello che riusciva a fare prima.

      E’importante anche ricordare il fatto che certi malesseri non sorgono a caso proprio in certe situazioni nelle quali ci può essere una difficoltà d’altro tipo, reale o simbolica: nel suo caso è accaduto un evento esterno che l’ha spaventata e probabilmente traumatizzata, ma se non fosse avvenuta la frana avrebbe potuto riflettere su quali difficoltà vive nel luogo in cui quella strada la porta.
      In ogni caso una cosa non esclude l’altra.

      Le suggerisco di lavorare sulle sue emozioni con l’aiuto di uno psicologo senza attendere altro tempo, visto che è già trascorso un anno da quando si è trovata bloccata in auto e le è sicuramente chiaro che non si tratta di una difficoltà che scomparirà spontaneamente.

      Mi faccia sapere!
      Un caro saluto,
      D.ssa Flavia Massaro

      • Grazie mille dottoressa. E’ stata molto gentile.. A Breve fisserò un appuntamento con lo psicologo! Le farò sapere come andrà!

        Grazie ancora!
        Laura

        • Mi sembra che sia la cosa migliore da fare: prima interverrà e prima supererà questa sua difficoltà.

          Mi aggiorni sulla situazione.
          Tanti cari auguri,
          FM

          • Gentile dottoressa,
            ieri ho iniziato un percorso psicoterapeuta, speriamo di superare questa brutta paura! Le aggiornerò la mia situazione.
            Grazie e a presto
            Laura

          • Molto bene, le auguro di lavorare proficuamente e di risolvere quanto prima il suo problema.
            Mi faccia sapere!

          • Gentile dott.ssa
            volevo aggiornarla sulle mie condizioni, sono 6 sedute psicoterapeute ma sono sempre la stessa, non sono migliorata neanche di un pò. La psicologa attraverso suoi metodi cerca di farmi ricordare cose che magari sono accadute nel passato. Non so ma io avrei bisogno forse più di una persona che mi mettesse in testa che io sto bene e che sto sbagliando a comportarmi così. Consideri che io in compagnia sto guidando, ma da sola non più sono passati due mesi e ancora non sono guarita, ho paura di stare male! Forse sbaglio io ad avere fretta, ma io ho una forte necessità di guidare sola! Cosa ne pensa?

            Grazie

            Laura

          • Cara Laura,
            può dirmi che tipo di percorso sta facendo e di quale tipo di orientamento stiamo parlando?
            Consideri che 6 sedute sono pochissime e servono sostanzialmente a valutare la situazione e a imbastire il lavoro.
            Esistono interventi rapidi e che danno risultati in poche sedute, come quelli attuabili attraverso la PNL o l’ipnosi, ma devono essere affiancati da un lavoro sui motivi della fobia per garantire che i risultati siano poi mantenuti nel tempo.

          • Gentilissima Dott.ssa
            Non so dirle il nome del percorso che sto facendo, so che ogni seduta mi sta facendo fare degli esercizi con gli occhi (mi fa seguire la sua mano) e mentre la seguo devo dirle tutti i pensieri che mi vengono in mente…
            Le farò sapere se la mia situazione più in là migliorerà! Speriamo di si! Ne ho bisogno!
            Grazie ancora

            Laura

          • Si tratta probabilmente di un metodo chiamato EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), che si utilizza in genere per la riabilitazione dai traumi tramite la rielaborazione della rappresentazione mentale che la persona conserva della ricordo traumatico.

            Se la dottoressa non l’ha fatto, le chieda di spiegarle bene come funziona e a cosa serve anche perchè se con l’EMDR e non vede risultati può essere preferibile passare ad un altro tipo di terapia.

            Mi faccia sapere!

          • si è proprio questo quello che mi sta facendo.. mi ha anche spiegato in cosa consiste.. In una seduta di un’ora circa me lo fa per 3 quarti d’ora abbondanti… diciamo che sto un pochino pochino meglio ma ancora il passo di mettermi sola alla guida non l’ho fatto… Le farò sapere comunque

            Grazie veramente tante… Peccato che siamo lontane altrimenti sarei venuta in cura da Lei!!

  4. Gentile dottoressa, sono una ragazza di 19 anni. ho preso la patente circa 6 mesi fa .. precisamente il 7 settembre e da quel giorno non ho più guidato. Per me prendere quel benedetto foglio di plastica rosa significava solo una cosa: LIBERARMI. Liberarmi dalla costante paura di guidare perché il percorso che mi ha portato a passare l’esame pratico è stato tutt’altro che facile. Ho sempre avuto paura di guidare in strada ma non in spazi circoscritti perché ovviamente mi sentivo molto più sicura. Per me prendere la patente significava sentirmi libera, indipendente,una giovane donna autonoma insomma, come tutti si aspettano! invece le mie aspettative sono state terribilmente deluse perché la paura ad ogni guida cresceva sempre di più e a piccoli miglioramenti seguivano piccoli peggioramenti, era una sorta di montagna russa. Tutto ciò anche perché l’istruttrice non mi faceva sentire molto a mio agio, e guidando con mio padre osavo poco e niente ad uscire appunto, dagli spazi circoscritti. Ora, a distanza di 6 mesi sento l’esigenza (per motivi personali,visto che attualmente mi muovo coi mezzi o accompagnata dalla mia famiglia) di guidare e spostarmi autonomamente perché secondo la mia testa questo fatto di guidare potrebbe portarmi ad essere più sicura di me nella vita in generale (non sono una persona molto sicura di me anche se non lo mostro) . Potrebbe aiutarmi a farmi sentire più adulta..non so come spiegarlo per bene, insomma per la mia persona guidare non significa semplicemente andare nei posti da sola ad esempio, ma moolto di più. sento che anche questo piccolo atto di guidare possa aiutarmi a credere piu in me stessa.. e mi riprometto sempre di iniziare nuovamente a guidare ma non lo faccio mai perché mi lascio completamente sopraffare dalla mia paura che mi fa sentire stupida, infantile e diversa dalle ragazze della mia età. Cosa devo fare secondo lei? Mi spiace se la disturbo/annoio con questo commento troppo lungo ma è la prima volta che ne “parlo” così sinceramente con qualcuno. Saluti!

    • Cara Valeria,
      come lei ben descrive, prendere la patente significa rendersi autonomi e indipendenti, ma non tutti sono pronti ad esserlo.
      Legga anche quest’altro mio articolo sulla paura di guidare:
      http://www.medicitalia.it/minforma/Psicologia/1930/La-paura-di-guidare-amaxofobia-quando-l-ansia-afferra-il-volante

      Lei pensa che guidare la farebbe sentire più sicura, ma se il motivo per il quale non guida è che si sente insicura sarebbe paradossale che incrementasse la sua sicurezza proprio riuscendo a guidare, perché se ci riuscisse significherebbe che non sussiste alcun problema (spero di essermi spiegata chiaramente).
      Riuscire a guidare sarà quindi la conseguenza di un accresciuto senso di sicurezza da acquisire a mio avviso affrontando i motivi per i quali lei è insicura e dipendente dalla famiglia quando vorrebbe non esserlo più.
      Bisogna insomma capire come mai lei vive un conflitto attorno al crescere e al rendersi autonoma rispetto alla famiglia e, risolvendo questo conflitto, si sentirà libera di fare ciò che ad oggi non le riesce perché significa essere autonoma quando non è pronta per esserlo.

      Le suggerisco di farsi seguire da uno psicologo nell’analisi e risoluzione di questo problema che sicuramente è di ostacolo non solo a lei, ma anche ai suoi familiari che la devono accompagnare dove non si sente di andare da sola perché non guida.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  5. Gentile dottoressa,sono una ragazza di 28 anni. Ho preso la patente a 22 anni e per un paio di anni non ho praticamente mi guidato perché soffrivo di forte ansia,però con il tempo go iniziato a guidare e a tutt’oggi guido regolarmente. Purtroppo l’anno scorso ho avuto un incidente che mi ha cambiata fortemente. Anche se guido sono sempre molto tesa e ho il terrore di guidare di notte e di percorrere strade nuove mai fatte. Questa mia paura era presente anche Prima dell’incidente ma giorno dopo giorno facevo piccoli miglioramenti dall’incidente in poi è stato tutto un calando.Come posso fare ? la ringrazio anticipatamente
    Saluti

    • Cara Chiara,

      gli incidenti d’auto possono rappresentare veri e propri traumi perchè sono eventi che fanno temere chi li subisce per la propria incolumità e, di conseguenza, attivano una serie di emozioni e di pensieri che rimandano costantemente – anche a livello inconscio e quindi non consapevole – alla paura di morire.
      Se lei era in difficoltà anche prima dell’incidente e aveva faticosamente raggiunto un equilibrio nell’attività di guida, tenendo sotto controllo l’ansia, è comprensibile che un evento inatteso e traumatico come un incidente abbia fatto riemergere quell’ansia che prima lei aveva imparato a gestire non facendosene più sopraffare almeno durante la guida.

      Questo è uno dei rischi che corre chi soffre di un disturbo d’ansia o di sintomi d’ansia legati ad altre cause e non si sottopone a psicoterapia: può faticosamente raggiungere un equilibrio fatto di rinunce e ipervigilanza che per un periodo magari sembra tutto sommato soddisfacente, ma qualunque evento perturbatore – come nel suo caso l’incidente d’auto – può far saltare questo equilibrio e mostrarne chiaramente i limiti.

      Le consiglio vivamente di occuparsi globalmente della sua ansia, di esplorarne i motivi e lavorare con l’assistenza di uno psicologo per evolvere psicologicamente e liberarsene: la paura di guidare infatti è con tutta probabilità solo uno degli aspetti della sua vita nei quali lei si sente limitata dalla “forte ansia” che mi dice di avere, perciò le suggerisco di non considerare l’amaxofobia come un problema a sè stante perchè non lo è, e di occuparsi di tutto il quadro completo.

      In precedenza non ha mai fatto una psicoterapia?

  6. Salve,sono una ragazza di 30anni con la patente da 11.
    Mai un problema fino a qualche mese fa.
    Con nebbia o foschia mi vengono attacchi di panico e stati d’ansia da farmi accompagnare.e per lavoro dei utilizzare la macchina per forza.
    Sono un po’ claustrofobica,gallerie e ascensori miei nemici ma il guidare mi ha sempre dato sensazione di autonomia e libertà.
    Ho e sto attraversando un periodo di stress lavorativo ma il solo pensiero della nebbia mi si stringe lo stomaco. Fiduciosa in una vs risposta porgo cordiali saluti.

    • Cara Maria,

      se per 11 anni lei non ha avuto alcun problema e improvvisamente ha iniziato a non sentirsela più di guidare si può pensare che sia successo qualcosa in particolare che l’ha spaventata, o che si trovi in un periodo particolarmente stressante che non le consente più di tenere sotto controllo quell’ansia che prima si esprimeva in altri contesti e che adesso la porta a richiedere di essere accompagnata al lavoro e- immagino – anche in altri posti.

      A volte questa sensazione di non farcela da soli e di necessitare della presenza di altri per gli spostamenti quotidiani nasce a fronte di cambiamenti che portano la persona a sentirsi insicura e bisognosa di un sostegno esterno per affrontare la vita, della presenza insomma di qualcuno che si occupi di lei.
      Farsi portare in giro come quando si era bambini infatti può indicare la richiesta di cure e attenzioni pari a quelle che si ricevevano da piccoli, quando gli adulti si occupavano di tutto.

      E’ accaduto o cambiato qualcosa ultimamente nella sua vita? Oppure c’è stato un episodio di nebbia che l’ha particolarmente impressionata, al pari di un trauma?

  7. Buongiorno dottoressa ho 32 anni e ho la patente da 12 anni,non sono mai riuscita a guidare se non per brevi tragitti isolati e sempre in compagnia,ho fatto anche delle guide a scuola guida un paio di anni fa senza avere risultati,la mia paura persiste.Questa fobia limita la mia vita relazionale e professionale e mi porta a dipendere continuamente dagli altri,motivo per cui 6 mesi fa ho iniziato un percorso terapeutico incentrato sul raggiungimento dell’indipendenza,autonomia e rinforzo dell’autostima,pur avendo la consapevolezza,non ho ancora visto risultati….non riesco a prendere l iniziativa e a guidare

    • Cara Angela,

      ha fatto bene a iniziare una psicoterapia e deve tenere presente che i risultati dipendono da molti fattori, non ultimo la durata del problema. Se lei ha da molti anni certe difficoltà suppongo non solo alla guida, ma più in generale nel rendersi autonoma, non può aspettarsi di risolvere tutto in qualche mese.
      Il solo problema della guida dura da 12 anni, perciò penso che non sia realistico aspettarsi di correggere o risolvere qualcosa che prosegue da più di un decennio in qualche seduta: questo è il motivo per il quale è sempre bene evitare di trascinarsi i problemi per tanti anni, da momento che più si aspetta a chiedere un aiuto e più la situazione si complica e cronicizza, divenendo meno semplice da sbloccare e da risolvere.
      I fattori che influenzano l’esito di una terapia sono molti e le suggerisco questa lettura al riguardo:
      https://www.serviziodipsicologia.it/quanto-dura-una-psicoterapia-la-sua-durata-e-prevedibile/

      Nel presumibile caso in cui il suo problema fosse come dicevo più generale, legato a difficoltà nel rendersi autonoma dai genitori e nel credere in sè stessa e nelle sue capacità, potrebbe avere radici molto lontane che risiedono nella sua infanzia e adolescenza, nel rapporto con i suoi genitori e nel processo costruzione della sua autostima oggi probabilmente carente: tutto questo renderebbe particolarmente opportuna una psicoterapia di tipo psicodinamico/psicoanalitico che assegna il giusto peso a tutti questi elementi.
      Che tipo di psicoterapia sta facendo? Con che frequenza si svolgono le sedute?

      • Lo so,non pensavo di risolvere in poco tempo,però almeno un piccolo passo …penso sia comunque importante la consapevolezza. So che le origini del problema possono essere remote ,ho deciso di intraprendere una terapia gestaltica che non si fossilizza sul passato …spero che la cosa non sia cronica come dice lei ….

        • In realtà nessuna terapia si “fossilizza” sul passato, ma è spesso necessario guardare al passato per capire come mai una persona ad un certo punto della propria vita si trova a vivere certe difficoltà.
          Se lei ha difficoltà nel rendersi autonoma e, più genericamente, nel crescere, questo potrebbe dipendere da tanti fattori come:
          – mancanza di autostima
          – desiderio di non assumersi responsabilità perchè è stata troppo viziata o coccolata
          – senso di colpa nei confronti di uno o entrambi i suoi genitori che fatica a lasciare
          – carenze affettive e di sicurezza negli anni della crescita, che la portano a ricercare ancora oggi le cure di un “adulto” pur essendo anche lei ormai adulta.

          Il passato è sempre pertinente perchè ognuno è il risultato della propria esperienza passata, ma ovviamente assume un peso diverso a seconda di quale causa è alla base del problema.
          Avete ipotizzato qualche causa in particolare?

  8. Conosco benissimo i motivi che possono portare a una mancanza di autonomia, naturalmente è stato affrontato il discorso del passato e ovviamente sono state fatte delle ipotesi, cause, motivo per cui parlo di una consapevolezza. Converrà con me sul fatto che il passato rimane tale e dopo l’analisi delle cause è giusto trovare la soluzione del presente in cui si vive, per quanto riguarda la fre0uenza non tutti purtroppo hanno la possibilità di fare una terapia a cadenza settimanale,come le ho detto precedentemente.

    • La consapevolezza di per sè però non porta a un cambiamento, è solo un primo passo necessario ma non sufficiente.
      Da questo primo passo poi deriva il lavoro: stabilire ad esempio che una ragazza non riesce a guidare perchè non riesce a rinunciare ad avere tutta a famiglia al proprio servizio è diverso dallo stabilire che non guida perchè nel corso della vita le è sempre mancato il sostegno e l’incoraggiamento genitoriale, e magari è stata sempre svalutata e portata a credere di essere un’incapace.
      A seconda del motivo quindi sarà necessario un lavoro maggiormente focalizzato sul presente o sul passato.

      Il passato spesso è molto più presente di quanto non si vorrebbe e ci si rende conto di questo quando un trattamento focalizzato esclusivamente sul presente (e quindi sui sintomi) non conduce ai risultati attesi.
      Per quanto il passato non si cambi il concetto stesso di passato non rimanda all’oggettività, ma a ciò che noi rievochiamo nel momento in cui ci ripensiamo, ed è possibile modificare significativamente la percezione che ne abbiamo.

      Non è comunque detto che la causa del suo problema risieda nel passato: può anche sussistere una difficoltà a rendersi autonoma dalla famiglia per altri motivi più recenti, per quanto il fatto che il suo problema sia più che decennale non depone particolarmente a favore di questa ipotesi e mi fa pensare che ci sia anche dell’altro.

      Riguardo alla cadenza delle sedute, comprendo benissimo i motivi economici e penso che dovrebbe parlarne con chi la segue per concordare o un diverso onorario o la possibilità di saldare in seguito.
      Nel caso in cui le fosse necessaria una certa frequenza delle sedute svolgerne la metà non avrebbe a mio avviso molto senso, come non ne avrebbe sottoporsi a fisioterapia un giorno sì e tre no quando ci fosse la necessità di un trattamento continuativo.

      Tenga presente che esiste anche il Servizio Sanitario, si può informare anche sui trattamenti psicoterapeutici che offre nella sua zona.

  9. Salve dottoressa, ho 23 anni ho preso la patente quasi subito dopo aver compiuto 18 anni, guidavo all’inizio sia la macchina di mia madre che quella del mio ragazzo (ora ex) non uscendo però mai dal mio paese. Già allora non stavo tanto tranquilla quando ero al volante ma mai quanto ora che ho un rifiuto totale anche solo di provare a guidare. Ho guidato la macchina del mio ex che era diciamo più semplice rispetto a quella dei miei, da quando ci siamo lasciati (io avevo quasi 20 anni) non ho guidato più..ci ho provato altre volte, mi facevo coraggio e uscivo da sola un giro e soddisfatta come chissà cosa avessi fatto e tornavo a casa, Con il tempo non ci ho provato più. I miei ogni tanto cercano di spronarmi anche il mio attuale fidanzato ma quando introducono questo argomento io mi rifiuto di ascoltarli e parlo di altro, a volte anche arrabbiandomi. Più va avanti questa cosa e più aumenta dentro di me il terrore di non poter mai essere indipendente.

  10. Salve dottoressa, ormai ho quasi trenta anni e come in altri campi della mia vita ho bisogno di una scossa. Sono “figlia d’arte” in questo campo ma nonostante questo non riesco nemmeno a mettermi in macchina alla guida. Ogni volta che qualcuno mi propone di fare una guida mi rifiuto eppure quando so che non posso guidare perché lontana da casa e senza macchina desidero fortemente guidare e andare in giro, essere indipendente. A me non viene mal di testa o nausea ma se qualcuno mi dice che devo andare da qualche parte con la macchina vado nel pallone, inizio ad agitarmi, sudare e non riesco a calmarmi fino a che dico che non ci vado. Mi rifiuto categoricamente di prendere la macchina anche per brevissimi tratti. Dove vivo le strade sono quasi sempre piene di macchine parcheggiate e quindi bisogna fare lo slalom per arrivare da un punto all’altro. Non sono sempre stata così. All’inizio ho guidato in caso di necessità da sola anche macchine che non avevo mai guidato prima, però poi anche per via delle attenzioni ad ogni errore della gente in strada mentre si guida(vivendo in un paese) non sono più riuscita a guidare. All’inizio cercavo di prendere la macchina nelle ore in cui la strada era meno trafficata e per brevi tragitti anche per evitare possibili situazioni che mi avrebbere potuto portare ansia, ma poi è diventato sempre più difficile. Da qualche anno, anche per via del fatto che trascorro gran parte dell’anno fuori dal mio paese, non guido praticamente più. Prima della patente della macchina ho preso la patente della moto ma a parte per l’esame e per le guide prima non l’ho mai guidata. Da adolescente guardavo gli altri che andavano sugli scooter con il desiderio di farlo anche io e il timore di non essere capace ed è successo lo stesso con la macchina e forse anche per questo io non desideravo come gli altri arrivare ai 18 anni per poter guidare. So di non essere indipendente, ho dei problemi di autostima e sono già in terapia da un pò, però le priorità fino ad ora sono state altre. Mi chiedo cosa posso fare di concreto per ricominciare ad entrare in macchina dal lato guidatore. La ringrazio per l’attenzione.

    • Cara Alessia,

      in che senso è “figlia d’arte”?
      Intende dire che suo padre lavora con le auto? Per capire la situazione sarebbe d’aiuto che lei fosse un po’ più precisa…

      Che atteggiamento hanno avuto i suoi genitori avuto verso di lei quando ha preso la patente?
      Prima che iniziasse a notare quante possibilità di sbagliare si incontrano in strada aveva mai avuto difficoltà nel guidare?
      Quali altre aree della sua vita sono influenzate dalla bassa autostima?

      Vorrei anche chiederle da quanto è in terapia e di che tipo di percorso si tratta.

      • Figlia d’arte nel senso che mio padre è un insegnante di scuola guida, quindi per me prendere la patente era più un obbligo che una scelta.
        Quando ho preso la patente i miei mi mandavano dai nonni, dagli zii, ma non prendevo mai iniziativa di andare da qualche parte con le mie amiche o sola.
        Diciamo che prima avevo avuto sempre qualcuno vicino a me che in caso di errore era pronto a correggermi. Ho sempre spiegato a mio padre che non mi sentivo sicura alla guida, ma lui dice che so guidare e che dovrei semplicemente usare la macchina.
        Tutte le aree delle mia vita sono influenzate da bassa autostima.
        Sono in terapia da un anno ormai. Sono caduta in depressione qualche anno fa poi da lì ho avuto disturbi d’ansia legati allo studio. Ho tenuto tutto per me per degli anni, poi sono esplosa, ho detto tutto ai miei e da allora sono in terapia.

        • Il fatto che suo padre per lavoro insegni a guidare e che lei non riesca a guidare mi fa pensare che la sua difficoltà potrebbe dipendere più dal rapporto che suo padre che da altri motivi.

          Il fatto poi che la sua patente sia stata “strumentalizzata” dalla famiglia per mandarla solo dove volevano loro mi fa pensare che il suo blocco sia legato anche al rifiuto di ubbidire ai dettami genitoriali: stando male (chiaramente non in maniera volontaria, ma è ciò che il suo inconscio le sta provocando) di fatto si rifiuta di fare quello che vogliono loro rendendolo impossibile con il suo forte malessere al solo pensiero di salire al posto di guida.

          Per capire come mai una persona presenta un certo sintomo o difficoltà è sempre fondamentale analizzarne il significato collocandolo all’interno della sua vita e della sua storia.

          Che terapia sta facendo?

          • Si effettivamente il rifiuto di ubbidire ai dettami genitoriali potrebbe essere una chiave di lettura dal momento che non sempre ho avuto modo di decidere per me. Forse i miei genitori pensavano che alcune cose fossero più giuste per me e non mi hanno lasciato fare le mie scelte e magari sbagliare. Sto facendo un percorso di psicoterapia con approccio sistemico-relazionale

  11. Buongiorno dottoressa,
    sono passati 3 mesi e io sono sempre la stessa, nessun miglioramento nonostante stia seguendo un percorso psicoterapeuta, la mia psicologa continua a farmi le sedute sempre con quel metodo che Le ho spiegato sopra, ma nessun risultato, nessun cambiamento. Io ho necessità di guidare già da ora da sola, ma ho sempre paura di stare male. La mia psicologa dice che bisogna avere pazienza, ma sono passati 3 mesi e non ho avuto nessun cambiamento!

    • Cara Laura,

      può essere che l’EMDR – che come le dicevo è utilizzato nella riabilitazione dai traumi – non faccia al caso suo perchè la vera origine della sua paura non è traumatica.

      Chiaramente senza conoscere direttamente il caso non posso esprimermi con certezza, ma le suggerisco di chiedere un consulto ad uno psicologo psicoterapeuta di orientamento psicodinamico per sentire un altro parere sulla sua situazione e stabilire poi se continuare il percorso in atto o cambiare approccio.

      Un caro saluto,
      FM

  12. Gentile Dottore buongiorno mi chiamo Donato e ho 52 anni. Da circa 3 anni ormai ho serie difficoltà nella guida in autostrada e scendo subito nei dettagli per farle comprendere meglio. In autostrada vado in ansia se mi trovo nelle gallerie, su alcuni ponti molto alti e sopratutto se mi trovo ad accellerare un po di più per esempio in fase di sorpasso o anche solo ad una certa velocita, anche in scooter se in città guido tranquillamente non ho problemi ma se solo provo per un medio tratto ad accellerare un po di piu’ ecco apparire gli stessi sintomi. I sintomi sono forti giramenti di testa, mi sento come se dovessi svenire e un forte calore in faccia. A questo punto mi tocca concentrarmi al massimo, uscire dal fattore paura rallentando molto e mantenendo la mia destra. passato qualche minuto poi posso riprendee con calma il cammino. Devo dire pero’ che mi succede anche che a volte in autrostrada no ho nessun timore posso guidare tranquillamente senza che niente mi faccia andare in panico. E un fattore molto strano che mi è apparso all’improvviso senza nessun trauma senza nessuna situazione famigliare a rischio e aggiungo che per fortuna fisicamente non ho nessun problema a parte l mia terapia che seguo da anni per il colesterolo e pressione alta. Mi piacerebbe sentire il suo autorevole parere. La ringrazio e certo di un suo cortese cenno di riscontro la saluto cordialmente

    • Gent.mo Donato,

      è possibile che la sua paura di guidare sia legata ai contesti nei quali sente di non avere tutta la situazione sotto controllo o di non potersi muovere liberamente.
      Dalle gallerie e dai ponti in autostrada non si può infatti scappare e l’accelerazione del mezzo sul quale ci si trova (anche se si è i guidatori) lo rende meno controllabile rispetto a quanto lo è ad andature più moderate.
      Forse nella sua vita è successo o cambiato qualcosa che lei sta sottovalutando, prima che insorgesse il problema, oppure si sono modificati il suo stato d’animo o la sua visione della realtà o del futuro, tutte possibilità che riconducono all’idea di avere minor controllo su quello che accade a lei e intorno a lei (sensazione che potrebbe, come dicevo, essere ciò che accomuna i momenti nei quali si sente in estremo disagio e difficoltà).
      Non penso che i suoi momenti d panico possano essere collegati alle terapie che sta seguendo per l’ipercolesterolemia e l’ipertensione, ma deve essere in ogni caso un medico a rassicurarla su questo punto.
      Se il problema persiste da 3 anni e le crea intenso disagio non posso che concludere invitandola a parlarne di persona con un mio collega psicologo nella sua zona, dal momento che è molto importante fare luce su cosa lo ha causato e su cosa lo ha reso una presenza stabile nella sua vita in questi ultimi anni.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  13. Buon pomeriggio,
    sono una ragazza di 28 anni, ho preso la patente circa 10 anni fa in quanto “obbligata” dai miei genitori e dal mio ragazzo. Non mi è mai piaciuto andare in auto, soprattutto da quando 15 anni fa ho fatto un incidente in autostrada (non guidavo io) e l’auto è uscita di strada e mi sono ritrovata con il portellone dell’auto sulla schiena in mezzo alle corsie…Subito dopo aver preso la patente ho provato a guidare alcune volte, ma mi sono subito sentita a disagio. Ho subito pressioni continue per anni da parte del mio ragazzo che mi incitava a guidare la sua auto…ma ho sempre rifiutato. In settembre ho deciso che era ora di osare e mi sono presa una macchina piccola e con il cambio automatico…ma nonostante la macchina sia paragonabile ad un giocattolo (per misure e cambio) prima di salire in auto mi prende sempre il batticuore e sono agitata perché ho paura di tutto (che una persona si lanci dalle strisce pedonali, che qualcuno dietro mi stia troppo attaccato ecc) e non ho ancora affrontato il problema autostrada (e credo che per adesso resterà lìo). Cosa mi consiglia?
    Ringrazio
    Irene

    • Cara Irene,
      da quanto mi dice sembra che la sua paura dell’automobile e quindi di guidare abbia un’origine traumatica, che risale all’incidente avuto 15 anni fa: la sua paura infatti si concentra sulla possibilità di incorrere in incidenti causati dagli altri (il pedone che si potrebbe lanciare in strada o l’auto dietro la sua che potrebbe tamponarla perché troppo vicina) e quindi da elementi che esulano dal suo controllo.
      Il tentativo di semplificare la situazione della guida utilizzando un’auto molto piccola e con cambio automatico non le ha consentito di risolvere il problema perché lei è terrorizzata dagli incidenti provocati da ciò che non è da lei controllabile, quindi nessuna modifica dell’assetto di guida potrà farla passare la paura.
      Penso che chi le sta attorno non si renda conto di quanto è ancora traumatizzata dall’accaduto, perché era una ragazzina e sono trascorsi diversi anni: il tempo che passa però non è mai da solo la soluzione a situazioni traumatiche, anche se a volte può essere d’aiuto.
      Le suggerisco di rivolgersi ad un mio collega psicologo per elaborare il suo vissuto riguardante l’incidente in autostrada, fatto di passività e terrore di morire, per arrivare a sentirsi più libera nell’affrontare la guida.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  14. Buonasera dott.ssa
    Sono passati ormai 8anni da quando ho preso la patente.. Ma purtroppo non guido spesso.. Per superare la mia paura ho deciso di comprarmi una macchina ma la situazione non è migliorata anzi.. Mi sento sempre più dipendente dagli altri sopratutto con mio padre.. Il mio problema è il traffico ho un’ansia terribile che mi si spenga la macchina e che non sia più in grado di ripartire.. Quando mi è capitato ciò ho iniziato a sudare e la gamba sinistra tremava peggio di una foglia.. Voglio superare quest’ansia ma non so come.. I miei dicono che sono brava ma mi blocco mi aiuti non so più che fare grazie mille e buona serata

    • Cara Antonella,

      riuscire a guidare da soli implica la capacità di rendersi autonomi ed è possibile che il suo problema consista proprio nella sua indisponibilità a diventare in-dipendente dai suoi familiari, indisponibilità che si manifesta sotto forma delle paure che ha descritto.
      Se il punto è questo è importante che lei nel parli con uno psicologo per esaminare quando è forte la sua generale dipendenza dai familiari, dalla loro presenza, dal loro aiuto e dal loro consiglio, e inserire in questo contesto la paura di essere alla guida tutta sola con la macchina che improvvisamente si spegne mentre lei è circondata da estranei e non da persone amiche e soccorrevoli.
      La paura di guidare è infatti spesso la paura di rendersi autonomi e di allontanarsi dalla famiglia e se lei sta riscontrando un’aumentata dipendenza in particolare da suo padre bisognerebbe anche chiedersi come mai questo sta avvenendo e come si può intervenire sul vostro rapporto perché lei senta di ricevere attenzioni e affetto senza trovarsi nella situazione di non riuscire a guidare per ottenerli.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  15. Salve, ho letto l’articolo e l’ho trovato davvero interessante, sopratutto il fatto di scoprire che è pieno di giovani che hanno la stessa pura. Io ho da poco compiuto 19 anni e ho preso la patente il Dicembre scorso. Circa un mese dopo mentre ero alla guida sono uscita di strada e ho avuto un piccolo incidente. Da allora sono riuscita a risalire in macchina solo un paio di settimane fa. Ora, io non soffro di ansia o cose simili mentre sono alla guida, io ho l’ansia prima di salire in macchina, e una volta salita questa scompare del tutto. Pur sapendo questa cosa, ogni volta ho paura a prendere la macchina e infatti se posso evito. L’ansia che mi viene in realtà non so se definirla proprio tale, inizio a fare dei pensieri assurdi e a volte anche di situazioni non reali che potrebbero accadere. Come posso fare per non avere quest’ansia pre-guida?

    Grazie mille

    • Cara Vic,

      penso che la sua sia ansia anticipatoria e cioè ansia che prende prima di fare una certa cosa: questa forma di ansia spinge a elaborare fantasie anche catastrofiche su quanto potrebbe accadere in quella certa situazione che, di conseguenza, è evitata il più possibile proprio per scongiurare il fatto che tali fantasie si possano realizzare.
      Nel suo caso l’origine di quest’ansia è probabilmente traumatica, se è insorta dopo l’incidente che ha avuto mentre in precedenza non ne soffriva minimamente.

      E’ un’ottima notizia il fatto che quando non può evitare di guidare tutto si svolga per il meglio e non sia colpita da ulteriore ansia: le suggerirei di concentrarsi sul successo cui va incontro quando guida per convincersi del fatto che è perfettamente in grado di svolgere quest’attività: se il suo non è un problema serio dovrebbe riuscire un po’ alla volta a concentrarsi sul fatto che guidare non è un problema, più che sulle fantasie anticipatorie che la sua mente elabora.
      Se però esercitandosi in questo modo non ottenesse di superare il problema sarà preferibile che ne parli di persona con uno psicologo per farsi aiutare a risolverlo.

      Tanti cari auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  16. Salve, ho letto con interesse questo articolo, visto che la cosa mi riguarda. ho 40 anni, ho preso la patente a 21, costretta dai miei che non mi davano tregua(e avevano ragione)ma poi non ho mai guidato, ho paura di sbagliare, di non essere capace, ho paua di non essere all’altezza, e anche se qualche volta ha guidato con qualcuno a fianco, di fatto non sono autonoma.col passare del tempo la cosa è diventata seria, perché di fatto questo problema condiziona la mia vita, ha condizionato le mie scelte di lavoro e personali,la mia vita è paralizzata a causa di questo problema. ho deciso(gia 6 anni fa) allora di rivolgermi ad una psichiatra(la stessa che cura mia madre da vent’anni per una depressione ormai solo trattabile ma non guaribile) che conosceva in parte la mia situazione (attraverso la terapia di mia madre), mi ha diagnosticato un disturbo d’ansia(che deriva in parte dalla situazione vissuta in casa, con mia madre depressa, con un padre “direttivo” e dittatore) e da allora prendo un farmaco a base di duloxetina, che mi ha fatto stare decisamente meglio, ma nonostante io stia meglio, comunque il terrore di guidare è rimasto, so che devo affrontare la cosa ma non so come,?il mio è un problema di mancanza di autostima, di paura del giudizio altrui, causato dal fatto che non sono mai stata considerata in grado di fare niente, da mio padre in particolare, voglia di essere autonoma che si scontra con la paura di “staccarmi” dalla mia famiglia, è come se dipendendo ancora da loro io gli facessi “pagare” la mancanza d’amore subita da bambina, è come se volessi punirli,ma in realtà ci rimetto io.Tutti mi dicono di fare delle guide, ma a me il blocco sembra più serio, una psicoterapia potrebbe aiutarmi??perché alcuni problemi li ho individuati ma non so come superarli, e so che così non posso andare avanti, di solito io rimando tutto ma questo non posso più farlo.
    Spero lei mi sappia dare un consiglio

    Grazie

    • Cara Lorella,

      mi sembra che lei abbia una visione molto lucida e chiara di quello che le sta accadendo: non ha chiuso i conti con il passato e l’impossibilità di rendersi autonoma è uno strumento utile a permetterle di ricevere quelle cure e attenzioni che sente di non aver ricevuto al momento giusto.
      Ha inoltre direi centrato il punto sulla questione dell’autostima, che per le figlie femmine in particolare dipende dalla considerazione che ricevono dal padre: se dal suo ha ricevuto essenzialmente messaggi svalutanti, di incapacità e inadeguatezza, è più che comprensibile che dentro di lei vi sia la convinzione di essere una donna non in grado di fare quello che potrebbe invece riuscire a fare.
      L’idea delle guida sarebbe buona se non fosse presente questo conflitto a monte del problema, ma credo che non si tratti proprio solo di prendere confidenza con il mezzo.
      Il fatto che un farmaco per l’ansia le stia permettendo di stare meglio è un buon inizio, ma non è la soluzione a tutto perché quando una difficoltà è di natura psicologica i farmaci possono ben poco, e quando sono efficaci portano a volte ad un’assunzione a vita, perché quando si sospendono il problema si ripresenta.
      La psicoterapia invece è sicuramente la strada giusta per la trattazione del suo blocco nel confronti della guida e più in generale nei confronti delle tante scelte che non riesca a compiere, oltre che per intervenire sulla sua scarsa autostima e sulle difficoltà nate dalla sua storia familiare.
      Francamente le suggerirei di indicare anche a sua madre la possibilità di una psicoterapia, se per ben 20 anni si è limitata ad assumere farmaci e a recarsi ai controlli periodici dalla psichiatra, dal momento che non è affatto detto che quello che non si risolve con i farmaci debba essere considerato cronico e irrisolvibile. Sentire quanto meno un secondo parere può essere molto utile per capire come stanno davvero le cose.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

    • salve,io non ho mai preso la patente perchè prima di iniziare ho paura ,ho paura di poter far del male a me stessa e agli altri. sono stata bocciata agli esami, per ben 2 volte ,e da li in poi non ho poi più ripreso . sono passati 4 anni e mezzo adesso ho 22 anni io sento il desiderio ardente di guidare e di poter rendermi autonoma ma …la paura supera l’ansia costantemente ,al punto di fare un passo avanti e di fare 100 passi indietro.

  17. Salve,
    io ho la patente da 1 anno e 6 mesi e sono sempre riuscita a guidare senza problemi, sia quando ero in macchina da sola, che con amici o familiari. L’unico mio problema che ho avuto nei primi mesi di guida sono state le salite, in più io abito in cima ad una grande salita perciò questo problema mi è stato sempre costante. Dopo ormai vari masi sono riuscita a superare questo mio handicap e anche senza freno a mano ho fatto qualsiasi salita. Ultimamente invece provo una certa ansia quando solo alla guida, soprattutto quando devo affrontare una partenza in salita (inoltre qualche giorno fa per l’ansia che avevo mi si è spenta la macchina durante una ripresa in salita). Sono preoccupata perché mi sono accorta che non riesco a guidare più bene con questa ansia addosso, come devo fare?
    Grazie

    • Cara Sara,

      deve tenere presente che molti sintomi psicologici e difficoltà come la sua sono dovuti al significato simbolico di ciò che genera un conflitto o una paura.
      Nel suo caso è possibile che il concetto di “salita” nella sua mente equivalga al concetto di “percorso pericoloso, nel quale si può fare un passo falso e scivolare indietro”: non a caso quando un obiettivo è arduo da raggiungere si dice che “la strada è in salita”.
      E’ anche possibile che, abitando lei in cima ad una salita, tutte le salite le rimandino simbolicamente al concetto di “rientro a casa”: si dovrebbe chiedere se qualcosa non va in famiglia, se vorrebbe rendersi indipendente e non tornare più ma invece vi è costretta perché l’autonomia è ancora lontana ecc…

      Se aveva temporaneamente risolto il problema, ma questo si è successivamente ripresentato, le suggerisco di chiedersi cosa è cambiato nella sua vita nel frattempo e se, in particolare, si sono create difficoltà nella strada verso il raggiungimento dei suoi obiettivi o la situazione in famiglia ha presentato (ulteriori) tensioni.

      Il mio suggerimento quindi è di allargare la prospettiva e prendere in considerazione gli aspetti della sua vita che possono essere legati al concetto di “salita” e che si possono trovare a monte del suo problema: a me sono venute in mente le due interpretazioni che le ho offerto, ma riflettendoci può anche individuarne delle altre.
      Se vuole mi faccia sapere!

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  18. Salve Dott.ssa le scrivo perché proprio oggi ho avuto un attacco di panico alla guida mentre tornavo dall’ufficio che dista 40 km da casa mia. Purtroppo a 21 anni mentre andavo ad un matrimonio ho perso il controllo dell’auto ed il passeggero che viaggiava con me è andato a sbattere contro il finestrino perché senza cintura, una volta liberatami dalla cintura di sicurezza il mio primo pensiero è stato proprio lui, ma aperto lo sportello mi sono trovata davanti una scena degna del peggiore film horror…il mio amico aveva gli occhi sbarrati e la faccia coperta di sangue…continuavo ad urlare, pensavo di averlo ucciso! In realtà era sotto shock ed il sangue era dovuto ad un taglio minuscolo all’altezza dell’orecchio, il problema più grosso sta nel fatto che nella mia testa lui è morto e la colpa è solo mia! Sono disperata, ho ripreso a guidare da circa un anno ora ho 24 anni, ma non riesco ad affrontare viaggi lunghi soprattutto la notte.
    La ringrazio,
    Fiorella

    • Cara Fiore,

      quello che le è successo configura un vero e proprio trauma perché ha visto materializzarsi di fronte ai suoi occhi una scena cruenta della quale si sentiva responsabile e lo spavento è stato tale da imprimere con tutta probabilità nel suo inconscio la convinzione di essere un’assassina.
      Questa percezione negativa di sé stessa si è legata all’atto di guidare e quindi è comprensibile che riprendere l’auto per la sua mente significhi rimettersi nelle condizioni di uccidere.

      Una lettura psicoanalitica dell’accaduto potrebbe essere che lei nutriva dei sentimenti ostili verso questo ragazzo e, pensando di averlo ucciso, ha visto materializzare quello inconsciamente desiderava e ne è rimasta di conseguenza shoccata.
      Deve sapere infatti che nel nostro inconscio si sviluppano desideri inaccettabili per la coscienza, con i quali di solito non entriamo in contatto, ma un accadimento come quello che l’ha riguardata potrebbe proprio rappresentare quel genere di evento che rispecchia un desiderio inconscio e che fa emergere tutto il senso di colpa ad esso collegato.
      Si chieda in tutta onestà, fra sé e sé, se nel suo rapporto con quell’amico c’era qualcosa che non andava, se provava qualche sentimento negativo per lui (rabbia, invidia, gelosia, …) o se era arrabbiata per qualcosa anche di non grave: l’inconscio non fa grandi distinzioni, proprio come un bambino quando si arrabbia elabora desideri aggressivi e la casuale concretizzazione di quanto desiderato a livello inconscio può essere la causa di intensa angoscia.

      Può iniziare a fare questa operazione per aumentare la sua consapevolezza delle cause di quello che sta provando e verificare se qualcosa cambia.
      Essendo però passati 3 anni dall’incidente se nulla cambiasse sarà importante che affronti il suo vissuto con l’aiuto di uno psicologo.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  19. Salve,
    Ho 25 anni e sto seguendo le lezioni pratiche per prendere la patente. Premetto che ho deciso di iscrivermi a scuola guida spinta dai miei genitori che, giustamente, credono sia necessario poter guidare nella vita di tutti i giorni. A differenza della maggior parte dei ragazzi ho tergiversato per diversi anni, perché mi sentivo troppo impegnata con gli studi ecc. ovviamente come scusa per non affrontare la situazione che al pensiero mi portava molta ansia. Quando ho iniziato mi sentivo solo leggermente agitata per la nuova sfida, ma man mano che aumentavano il numero di lezioni ho cominciato a soffire di un vero stato ansioso che iniziava già nei giorni precedenti alla guida, con tachicardia, pensieri negativi (ad esempio immaginare ripetutamente incidenti) e nausea. Durante la lezione sono sempre molto nervosa, con difficoltà a esprimermi con l’istruttore e panico in situazioni banali come partire se avevo qualcuno dietro. Tornata a casa ultimamente ho crisi di pianto sempre più forti, tremore alle gambe, senso di intorpidimento, nausea e continui pensieri a cosa avevo sbagliato durante la lezione.
    Non ho mai avuto esperienze traumatiche legate alla macchina o a qualunque mezzo di trasporto e se alla guida qualcun altro mi sento perfettamente a mio agio,ma la situazione che si è venuta a creare è diventata il mio problema fisso e non riesco a smettere di pensarci sopra.
    Spero che Lei possa aiutarmi.

    La ringrazio.

    • Cara Silvia,

      non posso risponderle entrando nel dettaglio senza conoscere la sua storia, ma da quanto dice posso ipotizzare che sia giunta a prendere lezioni di guida principalmente perchè spinta dai genitori e senza una reale motivazione che sostenesse il suo sforzo. Forse non era pronta e si è trovata a vivere una sorta di costrizione alimentata dalle considerazioni di buon senso fatte dai suoi genitori: affermazioni sicuramente razionali, ma che non tenevano conto delle sue emozioni e dei motivi per i quali non si era sentita in grado di provare a guidare per molti anni dopo il raggiungimento della maggiore età.

      Penso che il punto possa essere proprio questo: cosa ostacola in lei l’elaborazione di un desiderio di autonomia consono all’età?
      Posso supporre che fino a quando non avrà lavorato sulle cause di queste difficoltà, esplorandone le reali motivazioni, difficilmente riuscirà a liberarsi da reazioni ansiose piuttosto intense che accompagnano anche solo l’idea di salire in auto e mettersi al volante.
      Se non è presente nella sua storia alcun episodio traumatico che possa giustificare la paura di guidare, infatti, si può pensare che tale paura rappresenti la manifestazione di una più profonda paura di rendersi autonoma e di crescere, sulle quali potrà lavorare facendosi assistere da uno psicologo. Se ha già fatto diversi tentativi e la situazione è solo peggiorata, con l’intensificarsi dell’ansia, penso che non abbia senso che continui a sforzarsi, ma piuttosto che cambi strategia e affronti il problema in un altro modo, dando voce alle paure che questo suo “blocco” sta lasciando emergere.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  20. Salve ho 25 anni ed ho la paura di allontanarmi dal mio paese per andare a lavoro devo fare 15 km ma molte volte nn riesco e viene l ansia di rimanere intrappolato e di nn riuscire a ritornare a casa. Mi aiuti grazie

    • Caro Matteo,

      nella sua richiesta non duce nulla di sè, quindi non posso darle risposte particolari.
      Posso solo suggerirle di chiedersi come mai sta avendo questa difficoltà, analizzando se è sorta in un momento particolare della sua vita o se è sempre esistita.

      Potrebbe ad esempio trattarsi di un “blocco” causato da emozioni negative che riguardano il suo lavoro, che cita come meta che non riesce a raggiungere, o potrebbe essere invece una paura che ha sempre avuto e che si sta rendendo evidente proprio nel momento in cui è costretto ad allontanarsi per lavorare.
      Penso che il timore di restare “intrappolato” che lei esprime possa rivestire un particolare significato a livello simbolico e che potrebbe cercare di decodificare questa paura chiedendosi in quale situazione teme di restare invischiato senza poterne uscire (potrebbe trattarsi del lavoro o di una situazione legata alla famiglia, alle amicizie, alla coppia e così via).

      E’ importante che ragioni sul momento in cui il problema è sorto – se è esistito un “prima” durante il quale guidava tranquillamente – per individuare eventuali fatti o cambiamenti che possono aver alterato il suo equilibrio e che provi a risolvere il problema dopo aver capito cosa realmente non va, agendo sulle cause e non sulle manifestazioni più esteriori del suo disagio.
      Se non riuscirà a farlo da solo potrà rivolgersi con fiducia ad un mio collega, che la saprà sicuramente supportare nell’acquisizione (o riacquisizione) della calma nella guida e nel superamento della paura di allontanarsi da ciò che le è familiare.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  21. Buonasera Dottoressa,

    Leggendo questo articolo mi rivedo in alcune problematiche legate alle guida. A seguito di un incidente avvenuto pochi mesi dopo aver preso la patente, ho iniziato ad avere paura e da quel giorno non sono più riuscita a salire in auto e guidare in tutta tranquillità. Ho sempre cercato di evitare l’argomento, negando a me stessa l’evidenza che saper e poter guidare sia oggi giorno un requisito indispensabile. Ho continuato a vivere questa situazione, finché, lo scorso luglio a distanza di ben 6 anni dall’incidente mi sono state regalate 10 lezioni di guida per poter tornare a guidare. Con grande panico e ansia, sono tornata in pista, prima con l’istruttore e poi con mia madre. Ora, a distanza di distanza di quasi tre mesi, continuo a usare la macchina (sempre con mia madre) ma la paura non è affatto svanita. Premetto che non sono mai stata un ottima autista, ma credo che il mio problema sia più legato alla paura di non farcela, di rimanere bloccata per strada e di commettere nuovamente un errore fatale. Spesso quando mi trovo in difficoltà, o sento la pressione di chi mi sta accanto, inizio a sudare e vengo assalita da tachicardia, di conseguenza, più mi agito più sbaglio e più non riesco a controllare il mezzo. Questa situazione dura ormai da anni e a volte penso sia destinata a non cambiare; vorrei davvero riuscire a superare questa sensazione che mi costringe spesso a dipendere dagli altri contro voglia.

    Cosa mi consiglia??
    Ringrazio per l’attenzione

    • Cara Niki,

      non posso che consigliarle di farsi aiutare da uno psicologo perchè ha già fatto i tentativi che le era possibile attuare in autonomia: dall’attendere passivamente che la paura passasse, al ritorno al volante in compagnia di un istruttore e infine alle guide “assistite” da sua mamma.
      Se tutto questo non è stato sufficiente a consentirle di riprendere a guidare da sola e con tranquillità è necessario un intervento professionale, probabilmente focalizzato sull’elaborazione del trauma dell’incidente avvenuto in passato – a meno che in lei non siano presenti anche una quota di ansia legata ad altre situazioni (in particolare prestazionali) e un deficit di autostima, il che inscriverebbe presumibilmente la sua amaxofobia all’interno di un più vasto quadro ansioso.

      Non si rassegni all’idea di dover dipendere per sempre dagli altri per i suoi spostamenti, ma cerchi l’aiuto giusto e troverà la maniera di risolvere il problema.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  22. Gentile Dott.ssa
    sono una ragazza di 21 anni, ho preso la patente a 18 anni e la desideravo fortemente. Sono sempre stata una ragazza autonoma, infatti appena preso la patente ho iniziato a guidare da subito, non avevo paura di niente, guidavo da sola sia di notte che di giorno senza mai problemi, premetto che vivo in un paese e per spostarmi nella città dove avevo tutti i miei amici facevo 20 km di strada ad andare e 20 a tornare sempre da sola, passando in strade extraurbane abbastanza buie e pericolose. Da circa un anno a questa parte ho iniziato a soffrire di attacchi di panico, ho praticamente smesso di guidare, ricordo un episodio in particolare in cui si è manifestato un attacco di panico mentre tornavo a casa da sola alle 2 di notte in quel momento ho pensato mi stesse per venire un infarto, il mio cuore batteva velocissimo e mi sentivo come se qualcuno mi stesse strozzando, non riuscivo a respirare bene, sudavo freddo e pensavo di svenire da un momento all’altro, mi son dovuta fermare in piena campagna e ho dovuto chiamare i miei genitori in mio soccorso, mi sembrava di impazzire. Ho provato altre volte a guidare ma mi son sempre dovuta fermare perchè iniziavo a star male. Questa situazione mi sta creando molti problemi, non mi sento bene con me stessa, vorrei fare tante cose ma mi sento bloccata, ho viaggiato molto, preso treni e aerei da sola e adesso son cose che non riuscirei più a fare, questo mi spaventa perchè son sempre stata una ragazza ambiziosa, invece adesso questo handicap mi impedisce di pensare al mio futuro come ho sempre desiderato, in più sto uscendo molto meno proprio perchè spesso non so come raggiungere i miei amici, solo 4 persone sanno di questo mio problema e sinceramente non voglio più pesare su di loro ogni volta che devo spostarmi. Ho notato in oltre di essere spesso in uno stato d’ansia, è come se avessi un peso nel petto che non riesco a mandar via. Ho iniziato un percorso con una psicologa 6 mesi fa ma non ho ottenuto nessun risultato, non faccio altro che raccontarle le cose che mi accadono e analizzarle. Ho pure fatto una seduta con uno psichiatra ma mi a detto che secondo lui non ho bisogno di farmaci, e io lo speravo perchè non voglio dipendere da nessuna medicina per star bene, vorrei imparare solo ad essere meno ansiosa e stra bene con me stessa. Adesso però ho raggiunto il limite, voglio davvero risolvere questo problema, mi fa stare troppo male, voglio poter essere indipendente ma non so come fare. Lei cosa ne pensa?

    • Cara Laura,

      se ho capito bene a un certo punto della sua vita ha iniziato a soffrire di un Disturbo d’Ansia e la paura di guidare è una delle varie conseguenze di questo disturbo.
      Da quanto scrive infatti il suo stato d’ansia è persistente e l’impossibilità di continuare a guidare è nata nel momento in cui uno degli attacchi di panico è purtroppo sopraggiunto mentre era al volante.
      Se le cose stanno così è importante considerare l’amaxofobia come una parte del quadro e affrontare la situazione nel complesso, chiedendosi prima di tutto in quale momento ha iniziato a non essere più autonoma: si trattava ad esempio di un periodo in cui è avvenuto o cambiato qualcosa nella sua vita? E’ fondamentale decodificare il significato del suo disagio per affrontarlo agendo sulle cause, e non solo sulle conseguenze.
      Non so che tipo di percorso psicologico ha effettuato e neanche perchè non ha avuto i risultati sperati, ma non è da escludere che il quadro sia più complesso e quindi impegnativo da trattare rispetto a quello che ovviamente lei preferirebbe che fosse.
      Le segnalo questo articolo per farle comprendere quanti fattori incidono sulla durata di una psicoterapia:
      https://www.serviziodipsicologia.it/quanto-dura-una-psicoterapia-la-sua-durata-e-prevedibile/

      Non è da escludere che qualche mese di lavoro abbia rappresentato un periodo troppo breve di trattamento, così come che quello specifico percorso non fosse adatto a lei o che, come dicevo, il problema sia più impegnativo del previsto.
      In ogni caso, se non si era trovata bene con la collega che l’ha seguita, le consiglio di cambiare e in particolare di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta di orientamento psicodinamico, che saprà occuparsi del suo caso dando il giusto rilievo a tutte le variabili e le cause del problema.

      Se vuole mi faccia sapere.
      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  23. Salve,ho 29 anni , preso patente a 22 X spontanea volontà .all’esame guida non mi sentivo le gambe X che già di mio sono ansiosa (ci sto combattendo da anni e spero di vincere prima o poi!:-).ora da qualche mese è sorto anche questo problema: simtomi forti d’ansia in autostrada e gallerie.ora ho il terrore di tornare in autostrada,sopratutto se so che ci sono gallerie! Premetto che prima andavo tranquilla.secondo lei, Cosa posso fare?grazie mille.

    • Cara Giovanna,

      è importante che lei effettui una psicoterapia per occuparsi nel complesso del suo problema d’ansia, del quale l’amaxofobia è solo un’espressione.
      Dice che sta “combattendo da anni” la sua battaglia, ma non specifica se lo sta facendo da sola o se è assistita da un professionista, se prende psicofarmaci e/o è in terapia: quello che posso dirle è che in genere non si tratta di disagi che si risolvono da soli e quindi è necessario che si faccia aiutare da uno psicologo.
      Se per caso è già in cura da uno psicologo e/o da uno psichiatra e non vede risultati dopo un lasso di tempo ragionevole può valutare la possibilità di cambiare percorso: l’importante è che non attenda passivamente che le cose cambino e che si attivi per ottenere un aiuto adeguato al suo caso.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Masaro

  24. salve,da circa ormai due anni sto cercando di avere la patente faccio il teorico con facilita ma il pratico è il mio tormento,anche nelle guide con l insegnante vado subito in ansia prima e durante mi basta un piccolo sbaglio e cado nel panico. Martedì avrò l esame pratico una parte di me sa che posso farcela l altra cade nella paura di sbagliare. Ha qualche consiglio da darmi per tenermi calma durante l esame? Le faccio presente che mi e capitato un attacco di panico alla guida restando bloccata ferma con il piede sul acceleratore non portando gravi danni ne a me ne all auto ma vivo bel costante pensiero e si mi capitava altrove e finiva male potevo ferire qualcuno,da quel giorno vivo la guida come una tortura a giorni va meglio mi sento positiva e determinata alle volte vorrei mollare tutto da questo lato ringrazio la mia testardaggine che mi spinge avanti la ringrazio per l attenzione

    • Cara Rosita,

      è possibile che lei sia una persona ansiosa e che quindi si sia spaventata più del dovuto quando le si è incastrato il piede sull’acceleratore – evento che non ha portato a nessuna conseguenza e che quindi potrebbe essere molto meno grave di quanto lei non se lo ricordi.

      Se ha passato l’esame sulla teoria è a metà dell’opera e probabilmente con un’adeguata preparazione potrà affrontare anche l’esame pratico in tranquillità. Questa preparazione deve avvenire per tempo e non all’ultimo minuto, perchè sia efficace e le consenta di ottenere ciò che desidera.
      Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo che utilizzi Training Autogeno, tecniche di rilassamento o ipnosi per potersi preparare per tempo non solo al test, ma anche e soprattutto a guidare sentendosi calma e sicura dopo il conseguimento della patente.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

    • Cara Elena,

      non mi fornisce alcun elemento utile a darle una risposta: se vuole può riscriverci specificando meglio i dettagli della situazione e in cosa consistono le sue difficoltà.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  25. Buona sera sono una ragazza di 20 anni ho preso la patente 1 mese fa spinta dai mieo genitori…ora ogni volta che devo prendere la macchina mi sale l’ansia poi una volta in macchina sono tesa però poi guidando diciamo passa sono uscita 3 volte da sola visto che la macchina mia è arrivata da 4-5 giorni il mio problema è il parcheggio vado nel panico assurdo non riesco a parcheggiare…premetto la prima volta che ho dato la pratica mi ha bocciato perché ho sbagliato il parcheggio ad S secondo lei passerà con il tempo l’ansia nel parcheggio e nella retromarcia…cosa posso fare?

    • Cara Valentina,

      lei dice di aver preso la patente perché i suoi genitori l’hanno spinta a farlo (forse perché “tutti” la prendono o magari per cause d’ordine pratico) e non menziona altre motivazioni: può provare a riflettere su quali siano gli aspetti positivi della possibilità di guidare e cercare di individuare i vantaggi dell’avere la patente, per ribaltare la prospettiva e concentrarsi su quali cambiamenti positivi ci possono essere nella sua vita ora che è maggiormente autonoma negli spostamenti.

      Un po’ di ansia, o meglio di preoccupazione, mentre si è al volante è fisiologica nel periodo che segue il conseguimento della patente.
      Si dia del tempo per verificare se diminuisce con la pratica e, in caso contrario, potrà sempre rivolgersi ad uno psicologo per parlare della sua difficoltà.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  26. buon giorno!!! Sono Michela ho 36 anni ed è terza volta che ci provo di prendere la patente di guida. Il mio problema è che l’esame di teoria l’ho paso da prima, invece la guida non riesco. Quando guido con l’ istrutore di guida o con qualcunaltro non ho nessun problema . Quando viene il giorno di esame di guida sto male. I sintomi sono lì stesi letti più su. Secondo lei c’è qualche medicina che mi fa superare quel momento di ansia???? Grazie mille !! Chiedo scusa per il mio italiano ma sono rumena !!!!

    • Cara Michela,

      esistono diversi farmaci che i medici psichiatri (e non gli psicologi, perché non sono medici) prescrivono per controllare l’ansia, ma devo sottolineare che si tratta di medicine che possono rallentare i riflessi, dare sonnolenza e quindi non essere adatte per chi deve mettersi alla guida.
      Le suggerisco piuttosto di rivolgersi ad uno psicologo per analizzare la situazione, capire se il suo problema si limita alla guida o se è ansiosa in generale e lavorare per risolverlo.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  27. Gent. Dott.ssa

    Vedendo tutte queste persone che hanno di queste
    Paure,in parte già mi fa sentire meno sola.

    Volevo cortesemente chiederle come mai io non essendo poi tipo ansioso quando salgo in auto mi sento tranquilla e contenta parti ingranò le marce faccio le mie manovre e vado anche tranquilla..poi però mi trovo a degli incroci.. So che devo fermarmi mettere la prima lasciate piano la frizione e contemporanea mente accelerare e lo faccio poi però mi prende il panico di non riuscirci .. Imballo e li è la fine! Mi chiedo perché insomma la patente l’ho passata… Sarà perché ho guidato solo 30 VL e poi per due mesi ferma?… La prego ki aiuti!
    La ringrazio!

    • Cara Oriana,
      non conoscendola mi è difficile ipotizzare come mai è in difficoltà nella specifica situazione che descrive e solo in quella.
      In casi come il suo può essere presente un episodio impresso nella mente che ha spaventato la persona in precedenza (come un incidente avvenuto o solo rischiato, in prima persona o che riguardi altri) e che quindi la condiziona anche nel presente, oppure può prevalere la componente simbolica, che in questo caso può consistere nella paura di “scontrarsi” con gli altri o di essere d’impiccio ad altri (nel caso in cui si fermasse in mezzo all’incrocio).
      Si tratta solo di ipotesi che però le suggerisco di verificare con l’aiuto di un mio collega, se non riuscisse a superare il problema facendo maggiore pratica.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  28. Cara dottoressa,

    Sono una donna di quasi 33 anni e mi rispecchio in molti punti del suo articolo.
    Ho sempre vissuto in grandi città e non ho mai avuto un concreto bisogno della patente/ macchina.
    Da 5 anni vivo in un paesino e quasi 3 anni fa mi sono decisa a prendere la patente, nonostante avessi già all’epoca una paura matta di guidare la macchina.
    Ricordo che prendevo la valeriana prima di ogni lezione di guida. Però come ogni cosa che ho fatto nella mia vita, ho passato esame teorico e pratico al primo colpo. Dopo 2 mesi dalla patente ho comprato una macchina usata ma oltre al tragitto che facevo per andare in ufficio dentro il paese stesso, ho fatto poco e niente. Ero e sono bloccata. Quando penso che devo prendere la macchina, mi prende come l’ansia e il mal di pancia che avevo alle superiori prima di ogni esame o interrogazione. La mia vita è peggiorata moltissimo da quando ho la patente ma non riesco a guidare. Delle volte mi costringo a prenderla ma non sono mai rilassata. Purtroppo sto male perché oltretutto dipendo dagli umori di mio marito… Se a lui non va di andare in un posto io non ho la possibilità di andarci da sola. Mi sento una fallita. Non ho mai dipeso da nessuno.
    Io sono stata sempre una persona che ha raggiunto i propri obiettivi ( tralasciando la dieta).. A scuola ho avuto solo successi. A 20 anni mi sono trasferita all’estero e senza aiuto di nessuno ho imparato la lingua, lavorato come una matta e mi sono addirittura laureata. Ho fatto cose che le mie coetanee all’epoca non avrebbero mai sognato di fare. Eppure sono una persona estremamente insicura. Non ho fiducia in me stessa e mi sento sempre inferiore alle altre persone. Sono pessimista. Forse dipende da questo? Oppure dal fatto che da piccola sono stata coinvolta in un paio di incidenti stradali, avendo un padre spericolato e incosciente?
    Sto cercando ormai da tempo di analizzare il tutto. È un quadro forse molto più complesso. Secondo me non si tratta solo della mia incapacità di guidare. Sono incapace di farlo perché sotto sotto c’è qualcosa che mi affligge.
    Mio marito non ne vuole sapere di queste cose. Sminuisce tutto. Quindi con lui non ne posso parlare più di tanto. Fino a poco tempo fa non mi ha mai incoraggiato a prendere la macchina in sua presenza. Ha sempre detto ” prendila” ( cioè per conto mio) ma mai detto ” andiamo a farci un giro” o ” ora guidi tu”. Però posso pretendere da lui questo? Ognuno deve superare da solo le proprie paure.

    La prego dottoressa, mi dica cosa posso fare per risolvere questo mio grande problema .

    • Cara Natja,

      l’analisi delle cause è il primo passo per risolvere il problema, m dovrà molto probabilmente chiedere un aiuto per risolverlo.
      Mi sembra di capire che in lei convivono l’orgoglio per i successi ottenuti con le sue sole forze e un senso di inadeguatezza che permane come uno sfondo sul quale si stagliano le sue conquiste, che non riescono però a cancellarlo.
      Anche per quanto riguarda la guida lei ha superato subito gli esami e sa di essere in grado di guidare, ma non se la sente ugualmente e non riesce a chiedere aiuto in maniera convincente a suo marito, che infatti non dà peso al suo problema, forse perchè è abituata a fare tutto da sola.
      Immagino che gli episodi della sua infanzia legati alla “guida spericolata” di suo padre la influenzino e non le consentano di essere del tutto tranquilla nello svolgere questa attività, ma ipotizzerei che ci siano altri significati dietro al suo “blocco”.
      Ad esempio, nel caso in cui si fosse trasferita dove vive ora non per sua volontà, e questo la rendesse infelice, l’impossibilità di guidare potrebbe rappresentare un gesto di ribellione e una manifestazione di malcontento verso la situazione attuale.
      Potrebbe anche essere presente qualche aspetto irrisolto nella relazione con suo marito che l’ha portata inconsciamente a crearsi una difficoltà per misurare la disponibilità e capacità di lui di esserle accanto e comprendere il suo punto di vista.

      Come vede le ipotesi possono essere tante, ma la comprensione delle cause del problema non è sufficiente a darle la possibilità di lasciarselo alle spalle. le suggerisco perciò di approfondire il discorso con uno psicologo per comprendere quale ruolo ha la difficoltà a guidare nell’economia complessiva della sua vita e lavorare assieme sugli aspetti che devono essere modificati perché lei riesca a conquistare anche in questo momento la sua autonomia e un senso di autoefficacia.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  29. Salve , mi chiamo Vincenzo è ho 34 anni . Da circa 10 anni soffro di disturbi di ansia , che nei primi momenti venivano accompagnati da attacchi di panico . Il mio primo attacco di panico l’ho avuto in macchina , ma non pensavo che si trattasse di questo ma ben si di qualcosa di brutto . Stavo impazzendo è in quel periodo ho perso piu’ di 20 kg . Con il tempo ho imparato un a gestire l’ansia e gli attacchi di panico dopo un po di tempo sono spariti del tutto , ma l’ansia no , si è attenuata , ho imparato un po a gestirmi ma obiettivamente non sono più la persona di prima . Per motivi di lavoro dovrei usare spesso la macchina per fare tragitti più o meno lunghi , ma affrontare questi tragitti da solo per me corrisponde ad un vero e proprio incubo . Cerco sempre di portare con me un amico e quando sono solo in un modo o nell’altro cerco di evitare di viaggiare . Anche quando sono in compagnia non sono del tutto tranquillo nel senso che lo sento che sono agitato , nervoso , che il cuore batte forte . Vorrei con tutto il cuore superare questo problema perchè mi complica la vita e anche il lavoro . Il mio è un piccolo paesino è ho un po di vergogna a rivolgermi ad un medico , ma sopratutto la mia condizione economica non mi permette di poter affrontare le spese mediche . Spero di ricevere consigli utili . Buona vita a tutti .

    • Caro Vincenzo,

      stando a quanto riferisce soffre di disturbi d’ansia da ben 10 anni, con attacchi di panico che sono cessati dopo un certo periodo e condotte volte ad evitare le situazioni che la possono mettere in crisi: tutto questo richiede presumibilmente una psicoterapia e non esistono indicazioni generiche che le possano essere utili a guarire, se il suo è un disturbo vero e proprio.
      La invito quindi a rivolgersi ad uno specialista sia per ottenere una diagnosi certa, sia per lavorare sul suo problema e risolverlo.
      Può rivolgersi tranquillamente al consultorio familiare o al Centro/Dipartimento di Salute Mentale (non so da dove scrive e come si chiama quindi la struttura pubblica della sua regione) della città più vicina per iniziare ad affrontare seriamente la questione, senza procrastinare ulteriormente la ricerca di una soluzione efficace al problema.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  30. Cara Dottoressa,

    mi chiamo matteo ho 23 anni, abito a Brescia sono una persona sempre stata autonoma fin da quando ho un mezzo di trasporto(dai 14 anni per intenderci), e non ho mai avuto alcun problema a guidare nessun mezzo; dal motorino, alla moto, la macchina,il furgone,la moto d’acqua, la moto slitta; anzi ho spesso fatto viaggi lunghi per lavoro, vacanze oppure svago.
    Non ho mai avuto problemi a volare, a prendere il treno a spostarmi in compagnia oppure da solo

    Il mio problema inizia un pò prima con attacchi di ansia inspiegabili ma tutti a distanza di mesi o anni.

    Accompagnando il mio prozio in aereo porto(5 ore di viaggio fra andata e ritorno nulla di pesante), ho avuto una crisi di panico,che si è prolungata per tutto il viaggio, portandomi tachicardia, disagio, irrigidimento delle gambe, secchezza delle fauci, sudorazione delle mani,nausea;
    costringendomi a fermarmi per riprendermi e fare tutto il viaggio con il cuore in gola, mezzo svarionato.
    Da quel giorno, mano a mano il sintomo è sempre peggiorato e una delle cose che amo di più al mondo è diventato per me un incubo.
    Prima ho cominciato a evitare le autostrade, poi mano a mano percorsi sempre più lontani da casa.

    Fino all’apice della situazione su un aereo mentre andavo in vacanza dove pensavo mi stesse per venire un infarto;(ho dovuto prendere il lexotan per la disperazione al ritorno, ho passato una settimana di ferie a pensare al viaggio).
    Adesso addirittura ho un pò di ansia a prendere l’autostrada pur non guidando.
    Io per questa cosa ci sto soffrendo fisicamente, moralmente ed economicamente(ho perso un importante lavoro per questo problema).
    Potrei stare ore a scrivere di altri episodi, ma pur seguendo una terapia da mesi, di ipnosi regressiva ed aver fatto qualche terapia nel consultorio del mio paese non riesco ad uscirne fuori.
    Ogni emozione che prima vivevo con serenità mi sta portando alla pazia.
    Ora si starà chiedendo “saranno mica queste le cose che rovinano la vita?”.
    Malauguratamente per me è così!
    Chiedo scusa se le ho rubato parte del suo tempo.

    Volevo solo chiedere consiglio su come gestire questa situazione, poichè vorrei tornare a vivere e guidare con la stessa passione e spirito che avevo fino a poco tempo fa.

    cordiali saluti
    Matteo

    • Caro Matteo,

      non capisco in che modo l’ipnosi regressiva possa aiutarla con il suo problema.
      Non mi stupisce il fatto che qualche seduta di sostegno psicologico presso il consultorio familiare non sia stata sufficiente ad aiutarla a risolvere il problema, se si tratta di un percorso di incontri limitati nel numero e dilazionati nel tempo (a volte l’unica forma di supporto che i consultori possono erogare), vista la natura molto specifica del suo “blocco”.
      Le suggerisco di ripartire dalla valutazione complessiva del quadro clinico rivolgendosi ad un altro psicologo e di impostare con lui un percorso di riabilitazione per riprendere a guidare con serenità. Per riuscirci bisogna prima di tutto capire cosa ha provocato il cambiamento, dopo molti anni di guida in tutta tranquillità, e successivamente agire sugli elementi che emergeranno come centrali nel suo caso.

      Dal momento che ha giustamente sottolineato che non riuscire a spostarsi in autonomia comporta per lei anche una perdita economica non indifferente, dovendo rinunciare a lavori distanti da casa, le suggerisco di non attendere oltre e di riprendere il discorso dall’inizio con un nuovo psicologo.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  31. Buongiorno dottoressa,
    mi chiamo Giulia e ho 18 anni. Al momento sto prendendo lezioni pratiche con gli istruttori dell’autoscuola, ma mi vengono attacchi di ansia ogni volta che devo fare una guida con loro.
    Prendere la patente non è stata una mia decisione. Mio padre ha insistito e, nonostante io abbia detto più e più volte che non era il caso di iscrivermi praticamente in contemporanea con la maturità e che l’avrei presa più tardi, mi ha iscritta. Lui sostiene che io sia stata d’accordo e sostiene di aver inteso l’iscrizione come un regalo (nonostante, lo ripeto, io abbia detto più e più volte che non volevo essere iscritta).
    Mio padre è un uomo poco paziente, per usare un eufemismo. Basta contrariarlo e fa una sfuriata, quindi per tutta la mia vita ho dovuto adeguarmi a quello che decideva lui (in più, anche i miei famigliari mi intimano di non farlo arrabbiare e di accontentarlo). Ritengo che sia a causa sua se non sono assolutamente in grado di affrontare le critiche, costruttive o ‘distruttive’, e se ho una tale paura di sbagliare e mettermi in ridicolo.
    Sembra che nessuno veda quanto io vada nel panico, e tutti considerano i miei pianti come reazioni infantili ed esagerate. In realtà sono arrivata ad una situazione tale che ho la tentazione di rompermi una mano pur di non dover andare alle guide con gli istruttori, che non mi comunicano altro che ansia di sbagliare e di umiliarmi (durante le ultime tre lezioni sono scoppiata a piangere)
    Ora mi manca una settimana all’esame pratico, l’autoscuola mi ha fissato una guida al giorno e non ce la faccio a piangere per ore e a prendere delle gocce di valeriana ogni volta.
    Potrebbe consigliarmi come affrontare questa situazione?

    Cordiali saluti, Giulia

    • Cara Giulia,

      se quella di prendere la patente non è una sua decisione, né corrisponde in questo momento ad un suo desiderio, è comprensibile che lei si stia ribellando e che stia vivendo malissimo la situazione, visto che è l’ennesima volta in cui deve ubbidire a suo padre solo per non farlo arrabbiare.
      Se le osservazioni degli istruttori di guida la fanno stare male è perché le assimila ai rimproveri di suo padre, ai quali non ha ancora imparato ad opporsi o a dare meno peso.
      L’idea di potersi perfino rompere una mano per non dover più continuare la preparazione all’esame di guida significa che il suo disagio è davvero molto intenso e anche che per ora non è in grado di opporsi al volere paterno senza che intervenga una causa esterna che la esoneri dall’eseguirlo alla lettera.
      Il problema è quindi più generale rispetto alla sola questione del conseguimento della patente: è necessario che lei impari un po’ alla volta ad affermare la sua volontà tollerando le sfuriate di suo padre e prendendole semplicemente per l’espressione del parere di lui, che è diverso dal suo.
      Si sforzi di guardare la situazione da fuori e di considerare le sfuriate immotivate di suo padre come i capricci di un bambino che urla e pesta i piedi perché non ottiene quello che vuole: in questo modo le sarà più facile non comportarsi a sua volta da bambina, ma da adulta che osserva e analizza ciò che accade senza esserne travolta.

      Per quanto riguarda la questione dell’esame – che a questo punto avrà già sostenuto – cerchi di concentrarsi sul fatto che avere la patente significa rendersi autonoma e che avendo la sua macchina potrà affermare maggiormente la sua volontà e seguire i suoi desideri senza dipendere come prima dagli altri.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  32. Gent.le Dott.ssa
    Sono una ragazza di 27 anni. Ho letto il suo articolo e altri per cercare di capire cosa mi stia succedendo. Ho paura di guidare in autostrada soprattutto quando ci sono gallerie e ponti e ultimamente mi viene ansia a guidare dove ci sono strade in altezza con anche tornanti, ad esempio al mare quando da un lato c’è lo strapiombo sul mare. Sono sempre stata una persona molto autonoma e indipendente e nella mia vita ho fatto tantissime esperienze: ho viaggiato ovunque in tutto il mondo ( non con la macchina) anche in posti pericolosi, ho fatto cose un po’ spericolate non avendo mai paura di niente e di nessuno. L’unica mia paura è di guidare, mi sono trovata ad avere degli attacchi di panico ( non so se siano veri attacchi di panico ma i sintomi sono più che altro forte ansia, formicolio e sensazione di paralisi agli arti, tachicardia etc..) questa cosa mi succede soprattutto se sono in macchina con qualcuno anche concon persone care, se sono da sola vado in ansia uugualmente ma riesco a gestire meglio la cosa. Cerco di non dipendere da nessuno per questo mio problema cercando quando posao di sostituire la macchina al treno o altri mezzi. Ho già fatto altri percorsi di psicoterapia in passato, pratico meditazione e yoga e cerco sempre di approfondire me stessa ma questo è un problema che nelle ultime vacanze mi ha colpito molto e oggi mi è successo di nuovo in una strada normalissima, ho avuto un formicolio alle mani e sentivo già l’ansia, poi ho acceso la musica e piano piano è passato. Come potrei uscire da questo handicap senza andare nuovamente in terapia? Ringraziandola gentilmente
    Cari saluti

    • Cara Veronica,

      una mia risposta non può ovviamente sostituire un percorso di psicoterapia: se è già stata seguita in passato, ma ad oggi ha ancora questo problema, significa che le cause del suo malessere non sono state risolte – indipendentemente dal fatto che lei fosse in terapia per la paura di guidare o per altri motivi che non conosco.
      Lei pone una grande enfasi sul desiderio di essere autonoma e forse il suo inconscio le sta creando un ostacolo nello svolgimento di un’attività che simbolicamente rimanda proprio all’area dell’indipendenza dagli altri e della libertà di movimento e di autodeterminazione perché c’è qualcosa da risolvere da questo punto di vista, e magari un desiderio non riconosciuto o non accettato di potersi fidare e affidare di più agli altri.

      Le suggerisco una psicoterapia psicodinamica/psicoanalitica, particolarmente indicata per lavorare su questi aspetti della sua relazione con gli altri.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  33. Salve Matteo,

    mi ritrovo nella sua descrizione e nelle sue parole come se si trattasse della mia vita.

    con la differenza che non è una cosa che sto affrontando io ma la vedo sul mio ragazzo, e non so minimamente come aiutarlo in questa situazione.

    inizialmente aveva dei problemi a guidare in autostrada di notte, gli si chiudevano gli occhi, gli veniva sonno. Poi la cosa si è trasmessa anche al guidare in autostrada di giorno..e lentamente anche alle strade normali, ai tunnel, le gallerie, in utlimo anche allo stare in auto semplicemente come passeggero (sempre più spesso se guido io devo andare molto piano, o dobbiamo fare un sacco di pause).

    Anche lui sta affrontando un percorso di ipnosi ma già da anni, però di miglioramenti non ne vedo.

    Sinceramente non so cosa devo fare, gli voglio bene e vederlo stare così male rovina anche la mia di vita.

    Chiedo un consiglio o un confronto su come è possibile affrontare la cosa.

    Grazie mille
    Lucia

    • Cara Lucia,

      l’ipnosi può essere molto utile in questi casi, ma se il suo ragazzo è in cura continuativamente da anni direi che è piuttosto probabile che questa non sia la strada adatta a lui.
      Per capire cosa sia meglio nel suo caso bisognerebbe conoscerlo e stabilire cosa ha provocato la graduale difficoltà a mettersi alla guida: non potendo essere io a dirlo le suggerisco di consigliargli di chiedere un parere ad un altro psicologo, in modo tale da fare il punto della situazione e decidere se cambiare tipo di terapia.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  34. Salve doc mi chiamo giada ho 26 anni e non guido ormai da 5 anni. Ho preso la patente a 18 anni i primi anni ho guidato ma mai con la serenità di cui ci sarebbe bisogno. Acceleravo in modo inopportuno per arrivare prima non ero in grado di fare una retromarcia decente panico totale nei parcheggi e adesso sono disperata perché devo per forza guidare per intraprendere un nuovo lavoro e non so come fare. Le dico anche che ho subito un incidente prima di smettere definitivamente di guidare, non sono una psicologa ma so che quello è stato semplicemente la goccia che ha fatto traboccare il vaso visto che le mie insicurezze erano già presenti. Cosa posso fare?!? Grazie

    • Cara Giada,

      penso che sia importante che lei si chieda se si sente insicura solo alla guida o anche in altri momenti: i termini che utilizza per descrivere le sue difficoltà infatti mi fanno pensare che si perda d’animo anche in altre situazioni, quando è convinta che un compito sia troppo difficile per lei.
      Ovviamente posso sbagliarmi, non conoscendola, ma le suggerisco in ogni caso di riflettere sulla sua insicurezza più in generale e su cosa potrebbe averla causata.
      E’ possibile che la soluzione per quanto riguarda la guida arrivi quando porrà rimedio alla carenza di fiducia in sé stessa – e magari anche di autostima -, carenza che è probabilmente peggiorata quando ha subito l’incidente al quale ha accennato.
      Qualche colloquio con uno psicologo le potrà essere molto utile in questo senso.

      In bocca al lupo per il suo nuovo lavoro,
      d.ssa Flavia Massaro

  35. Buongiorno io e da 6 anni che soffro di attacchi di panico con la macchina la porto però mi rendo conto che e pericoloso sono stata dal neurologo .piscologo psicoterapeuta sono piene di pillole di tutte le marche conclusione niente non ho miglioramenti. che devo fare? GRAZIE

    • Cara Angela,
      se è “piena di pillole” significa che è stata solo da medici (neurologo e psichiatra) e non dallo psicologo, che non è un medico e non può quindi prescrivere medicinali.
      Le suggerisco di rivolgersi con continuità ad uno psicologo che possa aiutarla approfondendo prima di tutto le cause del suo malessere, che non cita e che quindi suppongo non siano state individuate, per poi aiutarla a risolverle.
      E’ importante la costanza perché se inizia un trattamento riabilitativo o psicoterapeutico (a seconda della presenza o meno di una vera e propria psicopatologia) deve essere seguita per tutto il tempo che serve.
      I farmaci che prende probabilmente non le sono utili, se non vede proprio miglioramenti, ed è importante che ne parli con il neurologo o lo psichiatra che glieli ha prescritti per ragionare su un aggiustamento della cura.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  36. Buongiorno, ho la patente da 5 anni e ho guidato solo 7 volte in tutti questi anni, ho 30 anni, io sono convinta di nn saper guidare ma i sintomi degli attacchi di panico che lei descrivi ci sono e quindi non so cosa pensare ora. Sono una persona insicura e l’istruttore che avevo era bravo ma con me ha perso la pazienza e aveva brutte maniere così ho cambiato istruttore ma la poca sicurezza che avevo è sparita. Cosa posso fare? Sono stanca di dipendere degli altri.

  37. Dimenticavo di dirle che soffro di mal d’auto sin da bambina, ho letto svariate volte quest’articolo ma solo ora ho avuto il coraggio di scrivere. Grazie

    • Cara Maria,

      da quanto scrive sembra che il problema nel suo caso sia duplice:
      – è presente una difficoltà con il mezzo automobile, che le provoca malessere anche quando sale come passeggera (mal d’auto)
      – sente un’insicurezza diffusa, che la caratterizza anche in altri contesti.

      E’ possibile che la sua difficoltà a guidare dipenda da entrambi questi fattori ed è possibile anche che in fondo lei non desiderasse affatto imparare a guidare – cosa che non è certo obbligatoria e che non piace né è congeniale a tutti.
      Potrebbe chiedersi quindi se davvero le interessa guidare e quali sono in generale i motivi per i quali sarebbe utile, opportuno o bello che lei ci riuscisse in tutta tranquillità.
      Potrebbe inoltre domandarsi da dove nasce la sua insicurezza e se di solito tende a essere passiva, a lasciarsi letteralmente “trasportare” dagli altri magari per paura di sbagliare e/o di ricevere giudizi negativi.

      Rifletta su questi punti e cerchi di capire prima di tutto se vuole davvero guidare, o se è una cosa che non le appartiene e non le interessa sul serio.
      Se stabilirà che le interessa e che vuole riuscire a farlo senza problemi si potrà rivolgere ad uno psicologo per farsi aiutare a superare prima di tutto l’insicurezza di fondo, oltre a investigare i motivi della sua difficoltà a stare in auto e il disagio che ne consegue. Potrebbe magari ricordare qualche episodio negativo che l’ha condizionata perché si è spaventata, e che al momento non le viene in mente, cosa che non è possibile escludere a priori.

      Ci pensi!
      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  38. Salve sono una ragazza di 30 anni e dopo tanto tempo, anche sotto la spinta dal mio ragazzo mi sono convinta a prendere la patente di guida. In realtà desidero fortemente essere autonoma e indipendente dall’aiuto degli altri tuttavia non riesco a liberarmi dall’ansia di guidare. Quando sono alla guida mi sento insicura e incapace di gestire i comandi dell’auto, nonostante l’istruttore mi indichi cosa fare vado in confusione. Non ho preso subito la patente perché i miei genitori se ne sono completamente disinteressati e io a quell’età non ne sentivo ancora l’esigenza…all’età di 18 anni inoltre mi sono allontanata da casa in quanto la situazione era diventata insostenibile a causa dei continui litigi con mia madre dovuti alle sue manie di controllo e al fatto che mi rimproverasse e sminuisse per qualsiasi cosa…il mio ragazzo che ho incontrato all’età di 15 anni da allora mi é ancora vicino e mi ha aiutato a scappare da questa situazione e ad iscrivermi all’università…durante questi anni in lui ho trovato sempre rifugio e conforto per tutte le mie preoccupazioni e ansie(.é stato ed é ancora la mia famiglia) inoltre grazie ad alcuni successi all’università ho imparato ad acquisire maggiore sicurezza (prima avevo anche paura di chiedere informazioni) …ad un certo punto della mia vita ho poi sentito l’esigenza di fare qualcosa da sola perché sentivo che per me sarebbe stato importante…sono partita in Erasmus e ho avuto una bellissima esperienza sentendo peró l’esigenza di comunicare con lui quasi tutte le sere…prendere la patente per me significa fare un ulteriore passo verso il raggiungimento di una maggiore sicurezza e autonomia ma non capisco perché questo mi provoca così tanta ansia da mandarmi in confusione e non essere presente a me stessa. É anche vero che ho avuto alcuni incidenti non gravi ma che avrebbero potuto esserlo…a 15 anni ho provato a spostare la macchina dei miei genitori e ho accidentalmente premuto l’acceleratore invece del freno …presa dal panico invece di frenare ho lasciato il volante…fortuna che c’era mio fratello al mio fianco che ha preso il volante e ha sterzato…siamo così finiti contro un muro ma poteva andare peggio visto che c’era un dirupo…ho avuto anche un altro incidente insieme al mio ragazzo in cui una macchina non si é fermata allo stop e lui non é riuscito a frenare in tempo…non é stato grave…ma la macchina é andata distrutta….ora non so se i problemi che ho con la guida possano dipendere dalla mia insicurezza o dagli episodi raccontati o siano semplicemente dovuti alla mancanza di pratica…so solo che non riesco a liberarmi dalla paura di guidare e chiedo a lei se gentilmente può aiutarmi a capire meglio…grazie!

    • Cara Carmen,

      se lei attribuisce alla patente di guida la valenza di uno strumento che testimonia il conseguimento di ulteriore sicurezza e autonomia da parte sua (e che le consentirebbe di essere del tutto indipendente) è plausibile che sia proprio per questo che non riesce a raggiungere questo obiettivo, perché forse non è ancora pronta.

      E’ vero che è stata all’estero da sola per l’Erasmus e che questo è stato un traguardo importante, ma è vero anche che quando è a casa se non può guidare rimane legata al suo compagno, mentre se potesse guidare potrebbe anche “allontanarsi” da lui, fattore che probabilmente non è da sottovalutare perchè potrebbe spaventarla e farla sentire sola.
      Penso che gli incidenti con l’auto che ha riferito abbiano un ruolo nella genesi della sua difficoltà, ma che possa essere preponderante il desiderio (inconscio) di mantenere un certo ruolo nei confronti del suo compagno e di restare quindi dipendente da lui almeno sotto certi aspetti.

      Senza conoscerla di persona non posso che formulare queste ipotesi, che spero le siano utili per riflettere su sé stessa, e le consiglio di farsi seguire da uno psicologo per lavorare sugli aspetti di dipendenza che potrebbe non riuscire a superare da sola.
      Considerando inoltre la situazione della sua famiglia d’origine, e il fatto che ha dovuto letteralmente scappare da casa sua, penso sia importante che lavori anche sulle emozioni che può non aver elaborato e che nascono da quegli avvenimenti.

      Mi aggiorni quando vuole.
      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  39. Buongiorno Dott.ssa,
    sono una giovane farmacista, ho 25 anni, e lavoro con mamma da poco meno di un anno. Ho letto l’articolo e qualche commento, e mi sono convinta ad affrontare il problema con un esperto dal momento che mi rispecchio in più punti: la sensazione di essere alla mercè di guidatori spericolati su cui non ho alcun controllo, la rinuncia ad occasioni di svago perché lontane da casa e raggiungibili solo in auto, un alone di infantilismo che fa sentire coccolati e al sicuro se sotto l’ala protettrice dei genitori…
    Mi è stato di grande aiuto leggere questi interventi, specie perchè ho sempre minimizzato la cosa, considerandola un effetto del fatto che, presa la patente, sono andata a studiare fuori, dove non ero auto-munita, e quindi non mi sono impratichita a dovere. Peraltro, amo viaggiare, e non mi spaventa intraprendere viaggi da sola, anche all’estero, anzi, sono molto curiosa e amo andare in giro per musei e città straniere! Quindi mi è sempre sembrato un paradosso: affrontare viaggi importanti da sola (in più, aver vissuto lontano da casa durante l’università) e non riuscire a guidare serenamente fuori città.
    Negli ultimi mesi, ho fatto con il mio ragazzo diversi gite fuori porta, proponendogli di lasciar guidare me! Guido bene da un punto di vista tecnico (e qui la teoria della pratica casca!) ma arrivo a destinazione stanca dalla carica emotiva del tragitto! Sudo moltissimo, e mi preoccupo sempre della “distanza di sicurezza” con altre macchine: mi sembrano sempre troppo vicine, troppo veloci, troppo tutto!
    Qualche suggerimento o consiglio?
    Grazie di cuore, e complimenti per questo blog che da la possibilità a tanti di confrontarsi su temi delicati!
    Un caro saluto,
    Clara.

    • Cara Clara,

      l’apparente paradosso per il quale lei è stata autonoma sotto molti aspetti, ma non riesce ad esserlo quando si tratta di guidare, dipende dal fatto che l’utilizzo dell’auto coinvolge molte variabili che non sono in gioco quando si tratta di spostarsi da soli.
      L’auto è un mezzo che espande i confini dell’Io, è un oggetto più grande di noi da manovrare e sui cui confini abbiamo un controllo parziale (mentre lo abbiamo perfettamente su quelli del nostro corpo, ricchi di recettori nervosi). Il fatto che lei si preoccupi così tanto per le distanze di sicurezza implica che non è tranquilla circa il punto in cui arrivano i confini dell’auto e quindi (artificiosamente) i suoi mentre è nell’abitacolo: si tratta di una situazione per così dire “innaturale”, nella quale non basta la sicurezza che si ripone in sè come persona che si misura direttamente con il mondo, ma occorre anche fiducia nel saper condurre un mezzo che fa da tramite fra noi e l’ambiente circostante, che ci “espande” ma ci rende anche più fragili perchè esposti a incidenti potenzialmente anche gravi.
      Se gli altri automobilisti sono indisciplinati la sensazione di non avere il controllo della situazione aumenta e rende insostenibile l’attivazione emotiva del guidatore ansioso.

      Tutto ciò si ridimensiona quando la responsabilità di percepire e difendere i confini del mezzo è di altri e quindi l’autobus, il treno o l’aereo non creano la stessa paura perchè essere passeggeri e non conducenti deresponsabilizza, com’è normale che sia, e riporta a una situazione regressiva nella quale sono altri a prendersi cura del fatto che noi arriviamo sani e salvi a destinazione.

      Non posso che appoggiare la sua decisione di affidarsi ad uno psicologo per lavorare su di sè e superare questo limite.
      Le auguro di risolvere quanto prima il problema e di non doversi più misurare con questo tipo di difficoltà.
      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  40. Salve sono una ragazza di 34 anni…ho la patente da quasi 6 e praticamente la macchina l’ho presa si e no un paio di volte se pure ho fatto pure delle guide con l’istruttore… Questo anche perché mia madre non mi ha mai dato fiducia su qst fatto…per paura che non fossi capace..quindi qst senso di insicurezza me lo porto dietro…adesso sono sposata da pochi mesi e vivo al paese del mio ragazzo e lui mi sta aiutando tanto x acquistare più fiducia in me e prendere la macchina…infatti mi ha fatto fare delle guide con l’istruttore e anche con mio marito guidò sempre…mi ha messo a disposizione una macchina tutta x me…solo che quando la guidò con lui mi sento tranquilla anche se lui alle volte perde la pazienza…però mi dice che so guidare che le cose le so fare bene…il problema e che mi manca il coraggio di prendere la macchina da sola quando voglio senza dover aspettare che abbia mio marito al mio fianco… Non so se dipende dal fatto che qui non conosco nessuno sono in un paese che non conosco…perché esempio quando ero al mio paese quelle poche volte che ho preso la macchina alle volte x girare al mio paese l’ho presa da sola…adesso mi manca il coraggio…mi faccio mille paranoie anche sul fatto che magari non mi entra la marcia…quando invece so che devo stare tranquilla… Con mio marito oggi abbiamo provato a fare un giro io con la mia macchina da sola e lui dietro con la sua…non è andata male però diciamo che ero un po in ansia e un po tranquilla x il fatto forse che avevo mio marito dietro però da un lato non ci ho pensato troppo che ci fosse lui dietro..ma un pochino ero ugualmente tranquilla..non so se riesce a capirmi cosa intendo… Comunque io voglio superare qst mia difficoltà… Voglio prendere la macchina e andare da sola…anche perché ho il mare vicino e quest’estate voglio poter andare da sola senza aspettare mio marito anche perché lui spesso lavora…e poi comunque anche perché voglio trovarmi un lavoro e avere la mia vita autonoma…anche x andare dai miei etc… Lei può aiutarmi?grazie…mi manca solo il coraggio e un po più di fiducia in me stessa…

    • Cara Lori,

      da quanto scrive sembra che il suo possa essere un problema legato a una generale mancanza di fiducia in sè stessa, dovuta anche allo scarso supporto ricevuto in famiglia, ma nonostante tutto non ha perso di vista i suoi obiettivi e questo è molto importante.

      Affermare infatti che vorrebbe guidare sia per svago (andare al mare, fare i giri che vuole, andare a trovare parenti o amici) che per rendersi più autonoma, cercando un lavoro da raggiungere in auto, significa che ha dei piani per il futuro e che il desiderio di guidare con tranquillità ne fa parte, essendo l’auto il mezzo necessario per realizzare quello che desidera.

      Suo marito ha cercato di aiutarla e sono sicura che anche lei da sola ha fatto degli sforzi e dei tentativi, ma probabilmente è necessario incidere sull’insicurezza a monte del suo problema per risolverlo.
      Si faccia aiutare da uno psicologo che la supporti nel cammino di autonomizzazione e di crescita dell’autostima, in modo tale da modificare ed eliminare ciò che la ostacola (pensieri, emozioni, ricordi) e non la rende libera.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  41. Salve d.ssa Flavia, sono Giulia ho 25 anni, ho preso la patente a 19 anni, ho sempre guidato senza problemi anche in autostrada finchè un giorno di un’anno fa circa mi è iniziata a venire l’ansia guidando soprattutto da sola. Praticamente mi è successo che un giorno mi misi alla guida da sola in autostrada, ma quella mattina presi una pastiglia per l’emicrania perchè sentivo i sintomi che mi stava arrivando. Dopo mezz’ora che la presi stavo bene e mi misi in viaggio verso l’autostrada, appena entrai mi venne un’attacco di ansia insieme alla tachicardia, mi fermai alla prima uscita dell’autostrada, mi fermai venti minuti e poi mi risentivo bene e sono ripartita senza problemi. Il problema è che dopo quella volta iniziai a peggiorare, tutte le volte che dovevo riprendere l’autostrada da sola mi veniva l’ansia. Cosicché smisi di guidare in autostrada e dopo qualche mese iniziai ad avere l’ansia anche guidando nelle strade normali. Oggi sono quasi bloccata, sono alla ricerca del lavoro ma ho paura di spostarmi anche solo all’idea di andare a fare la spesa a 2 km da casa, come posso fare? Per fatti economici non posso permettermi di spendere soldi per fare sedute.

    • Cara Giulia,

      non posso darle generici consigli per aiutarla, sia perchè non potrebbero essere efficaci, sia perchè non conosco approfonditamente la sua storia e non so da cosa nasce la sua ansia, ma comprendo benissimo il disagio dovuto all’impossibilità di utilizzare un mezzo che le serve per le sue attività quotidiane.
      Se non può o non vuole rivolgersi ad uno psicologo privato può rivolgersi tranquillamente al consultorio familiare o al Centro di salute mentale per trovare un aiuto.

      Nel frattempo le suggerisco di riflettere sul momento in cui è stata male per la prima volta: si chieda dove stava andando, se era contrariata o spaventata da qualcosa, se stava attraversando un periodo stressante o di cambiamenti e così via, in modo tale da cercare di fare delle ipotesi sui motivi di questo improvviso malessere e dare un senso all’ansia che la colpisce.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  42. Buonasera.
    Sono una ragazza di 24 anni con sclerosi multipla diagnosticata 4 anni fa. Sto cercando di prendere la patente. Ho già fatto 41 guide con l’istruttore della scuola guida e non ne posso più. Oggi ho fatto l’ennesima guida e dopo aver fatto il primo errore sono entrata completamente in panico e ne ho fatto tanti altri. La cosa strana è che un giorno Guido bene e il giorno dopo Guido malissimo. Non so più che fare anche perché tra qualche giorno dovrei avere l’esame pratico ma se continuo così mi rimanderà l’esame a settembre e io non ho né pazienza ne soldi.
    Mi scusi se sono stata prolissa ma non ne posso veramente più

    • Cara Francesca,

      non so se l’andamento della sua malattia influenzi la sua capacità di guidare, o se sia piuttosto l’ansia a farla guidare un giorno tranquillamente e il giorno dopo con difficoltà.
      Probabilmente se al primo errore si demoralizza e ne fa molti altri si tratta di un problema legato all’ansia e magari alla paura di non poter essere una ragazza come le altre a causa della SM.

      In ogni caso se ci sono giorni in cui guida bene significa che è capace di farlo, che è qualcosa che ha già imparato e che va solo messo in pratica: può provare a concentrarsi su questo per sentirsi più serena quando si trova al volante.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  43. Buonasera. Le scrivo per chiederle un consiglio.. da circa qualche anno sto avendo problemi nel guidare. Mi sudano le mani, cammino sulla destra per non creare problemi e provo sempre più fastidio nel prendere la macchina. Sono costretta ad usarla, anche se io voglio usarla! guido da 30 anni.
    Non ho una vita facile.. problemi da affrontare sempre da sola, un marito padrone che nel corso degli anni mi ha abbassato sempre di più l’autostima, ed è sicuramente la causa di tutta questa paura e ansia.. tutto il carico della famiglia addosso, e sono anche molto ansiosa. Ho sempre guidato su qualsiasi tipo di strada, ma da qualche anno sto avendo ogni giorno di più difficoltà. Cosa posso fare? l’aiuto psicologico è l’unica strada o ci sono altri rimedi? grazie mille

    • Cara Ludovica,

      se la sua difficoltà a condurre un’automobile è legata a problemi più generali di ansia e a mancanza di autostima è necessario che lavori su sè stessa per modificare la situazione nel complesso.
      L’ansia alla guida infatti, stando a quanto mi dice, si inserisce in un contesto più vasto e problematico e non è possibile trattarla come se si trattasse di un fatto isolato.

      Chiedere aiuto ad uno psicologo per le sue difficoltà può rappresentare il primo passo per prendersi finalmente cura di sè stessa, sottraendosi alla tirannia di un marito che ha ridimensionato la sua autostima e non le ha dato nè le darà sicuramente alcun aiuto.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  44. Gentile,
    non ho mai avuto problemi a guidare, ho sempre guidato poco in autostrada, ma se dovevo prenderla non mi facevo problemi.
    Ho fatto un brutto incidente 3 anni fa e da allora, seppur continui a guidare regolarmente ormai con serenità, non ho più il coraggio di prendere l’autostrada.
    Si è trattato di un recupero lungo (inizialmente evitavo anche la superstrada) ma dopo 2 anni avevo recuperato tutto, tranne l’autostrada. L’incidente non è avvenuto in autostrada, ma non so perché mi sembra un luogo più pericoloso e non me la sento. La cosa che mi fa più paura in effetti è l’immissione, in quanto l’incidente avvenne in parte così, mi sembra che il dovermi immettere in un flusso così veloce sia troppo rischioso. So che è un blocco psicologico.
    Questo incide in parte sulla mia qualità della vita, perché appunto mi impedisce di prendere autonomamente l’autostrada.
    Cosa potrei fare?
    Grazie
    Cordialmente

    • Cara Gloria,

      se la sua difficoltà è di natura traumatica è importante lavorare sulle emozioni legate al ricordo dell’incidente che ha subito e che sono ancora attive in lei, determinando le difficoltà che vorrebbe superare.
      E’ importante che ad oggi lei sia boccata in una sola situazione specifica e non rispetto alla guida in generale, perchè significa che è priva di quelle caratteristiche di personalità che avrebbero potuto determinare un esito ben peggiore, con ansia generalizzata.

      Le consiglio di rivolgersi ad uno psicologo che possa aiutarla in questo utilizzando tecniche come ipnosi, PNL o EMDR senza attendere oltre, visto che sono già passati 3 anni dall’incidente e il problema non si è risolto.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

  45. Buona sera dottoressa,

    io ho comprato da poco una macchina, per essere indipendente!!
    Sabato dovrei andare a prenderla fino al concessionario con i mezzi…Quello che mi preoccupa è il fatto di non sapere se riuscirò a guidare senza aver paura di nulla! Insomma, devo solo attraversare l’Appia e andare a Ciampino…non è un grandissimo tragitto!
    Il fatto è che dopo aver preso la patente ho guidato poco e niente!!!!
    Io sono una ragazza molto sicura di me…ma ho questo piccolo pensiero…mi chiedo sempre se riuscirò a ripartire al semaforo o a frenare al momento giusto, a cambiare e a inserire le marce giuste!!!

    Durante le guide e all’esame non ho avuto problemi! Sono andata alla grande!

    Che dice? cosa posso fare per stare tranquilla e arrivare a casa da mio marito sana e salva 😉

    • Cara Olga,

      spero che ieri sia andato tutto bene! 🙂

      Il desiderio di acquistare una macchina solo sua è già il primo passo verso un utilizzo motivato e sereno del mezzo, quindi è sicuramente una scelta positiva per la sua vita.
      Mi sembra di capire che non ha avuto in realtà grossi problemi nel guidare e che le sorge solo qualche interrogativo, dovuto probabilmente a insicurezza, quando si trova in punti o momenti critici.
      E’ plausibile che questo dipenda dal fatto che dopo aver conseguito la patente non ha quasi più guidato, quindi penso che con la pratica si sentirà anche più sicura, come avviene in tutte le attività.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  46. Buonasera Dott.ssa, ho 23 anni.
    A 18 anni ho preso la patente, non vedevo l’ora di prenderla, infatti pochissimi giorni dopo del mio diciottesimo compleanno corsi ad iscrivermi alla scuola guida. Ho fatto circa 10 lezioni di guida con il mio istruttore- una persona molto incoraggiante e motivante- andate tutte più o meno bene.Difatti non ho avuto problemi a superare l’esame.
    Tuttavia, posso dire che quella è stata quasi l’ultima volta che ho guidato. Il giorno in cui presi la patente, la sera volevo uscire con le mie amiche, nonostante fossi impaurita, ma i miei genitori non me lo permisero. Perciò dopo quella volta ho guidato solo pochissime volte- distanziate, oltretutto, nel tempo- con mio padre al fianco, ma sempre fuori città, insomma in zone dove poter fare pratica. Mio padre( è un’autista) non mi mostra fiducia, infatti non mi chiede mai di guidare e la maggior parte delle volte in cui sono stata io a chiederlo la sua risposta è stata negativa, trovando delle scuse; ultimamente mi è passata pure la voglia di chiederlo, ma non la voglia di saper guidare! Riconosco di soffrire di ansia, tutte le volte che penso di mettermi alla guida penso sempre che posso mettere in pericolo la mia e la vita degli altri (forse dovuto anche al fatto che a 14 anni ho avuto un incidente con loscooter e la mia amica che era con me si fece male, ma ho continuato a guidare lo scooter sino a 18 anni).Vorrei superare queste mie paue, vorrei poter dire alle mie amiche di fare un giro, di andare a prendere un gelato… perché appunto il fatto che non sappia guidare sta avendo delle ripercussioni anche sulle relazioni con gli altri, tante volte mi sento limitata e a disagio per questa cosa.
    Ho pensato di ritornare a scuola guida e chiedere al mio istruttore di fare delle nuove lezioni di guida, ma mi vergogno!
    Cosa mi consiglia?
    La ringrazio in anticipo

    • Cara Tina,

      dal suo racconto sembra che il problema non sia tanto l’ansia alla guida, visto che ha continuato a circolare in scooter anche dopo l’incidente che ha subito (o provocato), ma l’affrancamento dall’opinione e dall’approvazione di suo padre.
      Mi dice infatti che è lui ad averla ostacolata quando voleva guidare e convinta che non ne è in grado.

      Lei però ha superato l’esame di guida, quindi posso pensare che abbia imparato in maniera sufficientemente adeguata a condurre un veicolo (oltre al fatto che ha diversi anni di pratica con lo scooter alle spalle) e che l’opinione di suo padre possa essere provocata da un pregiudizio, verso di lei o verso le donne al volante in generale.

      Se le cose stanno così può iniziare a pensare che l’opinione di suo padre non coincide necessariamente con la Verità e che lei è sufficientemente adulta da imporsi e da basarsi sulle sue proprie opinioni.
      Non è vero che non sa guidare, non lo dimentichi: è vero invece che è stata condizionata a sentirsi insicura senza motivo.
      Ci rifletta.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  47. Salve dottoressa,
    Ho 40 anni e ho la patente da più di 10 anni e la verita’ che le poche volte che ho guidato sempre è al mio Fianco mio marito. Voglio molto bene a mio marito ma ha un modo per “incoraggiarmi ” poco gentile, Io lo accetto perché lui sa più di me in quel settore. Ma sinceramente non mi immagino guidare senza di lui… Questo mi fa stare molto male, mi considero mediocre e senza coraggio.
    Solo se riuscissi a farmi forza ma ogni volta invece di autoincoraggiarmi mi chiudo in me stessa.
    Grazie per ascoltarmi.
    Maribel.

    • Cara Maribel,

      lei ha preso la patente a quasi 30 anni e questo già indica che probabilmente non ne aveva molta voglia, o che ne aveva apertamente timore.
      E’ possibile che non abbia imparato a guidare spinta da una motivazione che nasceva da lei stessa? E questa motivazione era imposta unicamente dall’esterno o la condivideva anche se non nasceva spontaneamente dentro di lei lei?
      Ci rifletta attentamente.

      La necessità di incoraggiamento esterno e la difficoltà a incoraggiarsi da sola è probabilmente presente anche in altri aspetti della sua vita: ci faccia caso e, se riscontrasse che la situazione è proprio questa, potrà pensare che la sua è una difficoltà più generale, che si riflette sulla guida, ma non nasce e finisce con il “blocco” in questo ambito.
      Forse non è stata adeguatamente incoraggiata e sostenuta dai suoi genitori, durante la crescita, forse è successo qualcosa nella sua vita che le rende difficile diventare autonoma e pienamente padrona di sè stessa, o forse ancora ha subito o assistito a qualche incidente che l’ha spaventata.
      Rifletta su tutto questo e mediti anche sulla possibilità di parlarne con uno psicologo, quando avrà messo meglio a fuoco la situazione nel suo complesso.

      Se vuole mi faccia sapere.
      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  48. Salve…ho 27 anni… Nel maggio 2008 ho preso la patente.. Da allora ho portato l auto 4/5 volte.. 1 sola fuori città…le altre x riprendere a guidare dopo tempo…. L ultima volta nel febbraio 2016…. X andare a lavoro c e quasi sempre una collega con i miei stessi turni…o il bus…la domenica però il bus non c e..quindi mi accompagna o papà o il mio fidanzato…. Ma tutti dicono prendi la macchina prendi la macchina…io vorrei..ma qualcosa in me mi blocca… Addirittura l ultima volta mi sembrava di avere la gamba destra paralizzata….cosa mi consiglia????il prossimo anno dovrei sposarmi e andare a vivere a 10 dal lavoro…quindi non coincideranno gli orari dei bus e del maritino…. Cosa posso far x riprendere a portare la macchina senza problemi???

    • Cara Laura,

      per prima cosa bisognerebbe capire cosa è successo fra il 2008 e oggi.
      Come mai ha preso la patente? È stata una sua idea?
      Come mai dopo averla presa non l’ha utilizzata?
      Le poche volte che ha guidato come mai l’ha fatto?

  49. buonasera
    ho preso la patente a ottobre, non ho guidato per due o tre mesi per poi riprendere una tantum utilizzando però sempre la stessa macchina (Ford Fiesta…che trovo molto molto simile alla macchina con cui ho preso la patente)….mi ritrovo però ad avere attacchi d ansia quando so di dover utilizzare un altra macchina, se non addirittura proprio non riuscire a condurla (come ad es. succede quando ho provato a guidare l auto di mia madre, una station wagon). inoltre non riesco a fare strade che non conosco, studio 100 volte la strada con il navigatore e me la faccio spiegare altrettante volte da chi la conosce ma per ora ho sempre evitato di mettermi in strada senza conoscere la esatto percorso e dopo averlo fatto almeno una volta…domani dovrò guidare la macchina di mia madre per andare in un paese a mezz’oretta da casa mia, ma dove non sono mai andata….inutile dire che ho proprio paura e continuo a cercare scuse per non andare….come si fa a superare questa paura? (causata anche dal fatto di avere ansia di perdere il controllo dell’ auto)

    • Cara Elisa,

      se alla base della sua difficoltà c’è la necessità di mantenere tutto sotto controllo è presumibile che la sua ansia non riguardi solo la guida, ma anche tutto ciò che è ignoto e imprevisto, e che quindi sia presente un problema più generale, del quale la limitazione nella guida è solo una delle conseguenze concrete.

      Le suggerisco di rivolgersi ad uno psicologo per approfondire la questione e occuparsi in generale della sua paura di non avere il controllo di sé e di ciò che le accade e la circonda.
      Vedrà che trattando seriamente la questione tutta la sua esistenza ne trarrà un grande beneficio e lei sarà più sicura e rilassata in molte situazioni.

      In bocca al lupo!
      D.ssa Flavia Massaro

  50. buonasera, ho 55 anni ed ho sofferto di attacchi di panico, specie alla guida, questo 15 anni fa circa, la cosa è durata per alcuni anni, il dramma era che, all’epoca, facevo l agente di commercio e quindi ero quasi sempre in giro per lavoro.
    Non saprei il motivo per cui si scatenò questa cosa, forse il troppo lavoro, e devo dire che ho sempre avuto una grande autostima. La prima volta che accadde ero in moto in una bellissima giornata di sole, in riviera, ero felice sia della mia vita personale che per il lavoro, avevo appena vinto una gara di vendita con l’ennesimo viaggio premio ed avevo già quattro bellssimi figli quindi la vita, come sempre (e come a tutt oggi), mi sorrideva, sembrava troppo bello! d’improvviso questa “tragedia”, una sensazione soffocante, paura pura! non ne parlai con nessuno, tantomeno con mia moglie, per non preoccuparla, mi tenni tutto dentro, non consultai mai un medico e quindi non piglai mai medicinali, partivo la mattina con le gambe che mi tremavano e più di una volta dovetti tornare a casa trovando una scusa per mia moglie, solo con lei accanto non avevo problemi, ero arrivato al punto che se in un centro commerciale la perdevo di vista andavo in confusione, insomma una vita d’inferno, pensavo che non ce l’avrei mai più fatta a tornare “normale” come prima!! e invece tutto cambiò, un giorno in preda all’ennesima crisi in macchina a 500km da casa mi fermai, mi guardai nello specchietto e presi ad insultarmi e a ulrlarmi di tutto, mi dicevo “sei proprio un coglione, come fai ad avere paura di una cosa inesistente”, facevo leva anche sull autostima, mi dicevo “proprio tu ti fai prendere per il culo da sta cosa”, e via così, addiruttura mi dicevo “cosa vuoi che ti succeda? al massimo muori!”, insomma UNO STUPIDO SPECCHIETTO mi tolse in breve tempo da quest’incubo e PER SEMPRE, sono passati una quindicina di anni.
    Non so se questa cosa può essere di aiuto, spero e mi auguro di si, perlomeno una prova non costa molto, io notai fin da subito che il solo fatto di guardarmi mi riportava un pò, come dire, alla realtà, mi calmava. auguri a tutti

  51. Salve,
    Ho un grave problema che non mi permette di conseguire la patente di guida, non riesco proprio a superare l’anisa che ho di andare in strada in macchina.
    Fin da piccola i miei genitori mi hanno sempre fatto guidare per farmi superare la paura di chi non ha mai preso in mano un volante.. e sono sempre stata in macchina con persone che magari guidavano anche in maniera abbastanza spericolata, inoltre sono sempre stata un amante dei motori e ho sempre pensato “io quando salirò in macchina sarò una di quelle donne spericolate alla guida” e lo credevo davvero.
    Ma quando ho iniziato le prime guide in autoscuola mi sono dovuta ricredere, le prime volte in realtà ero anche tranquilla, ma piu guide facevo e piu mi saliva l’ansia e l’insicurezza.. eppure dovrebbe essere il contrario! Anche perche quando sono arrivata all’ottava/decima guida ormai a grandi linee sapevo guidare.. l’ultima guida che ho fatto mi hanno fatto andare in tangenziale ed è andata molto male perche sono entrata nel panico, da quel giorno non ho piu fatto neanche una guida, tantomeno l’esame.. mi sono rifatta il secondo foglio rosa e questo è l’ultimo perciò se non prendo la patente dopo questi sei mesi dovrò rincominciare da capo. Domani ho la prima guida dopo mesi così oggi avevo pensato di fare qualche giretto in macchina.. sono andata con mia madre su una strada vuota, e li ho guidato tranquillamente senza nessun tipo di ansia.. poi mia mamma mi ha detto “beh allora gia che ci sei andiamo fino a casa” (questo posto dista 5 minuti da casa mia e la strada è tutta dritta tranne la via di casa mia per cui bisogna svoltare a destra) a quel punto l’idea di entrare su una strada (che le assicuro non è per niente trafficata) mi ha bloccata completamente. La macchina si è spenta 3 volte, 1 in mezzo alla strada. Poi ce l’ho fatta ma mi accorgevo che sbagliavo marce perche la macchina faceva molto rumore e capivo che stavo facendo qualcosa di sbagliato.. e poi è arrivato il momento di svoltare.. è stato tutto molto confuso nella mia testa perche le mie braccia si sono come bloccate e al posto di svoltare ho tirato dritto, e sono salita su un marciapiede.
    Solo oggi mi sono resa conto che questa paura sta diventando un problema serio che blocca completamente la mia mente e non mi fa fare le cose che invece su una strada vuota faccio tranquillamente! Eppure ci tengo così tanto a prendere la patente e a guidare, gia mi immagino andare per strada con la muscia e i finestrini abbassati e l’indipendenza che voglio da cosi tanto tempo! Eppure so che di questo passo non prenderò mai la patente! Non so davvero piu come fare, vorrei superare questo blocco, cerco di reprimerlo pensando alla mia indipendenza e al futuro ma puntualmente questa torna non appena so che devo guidare in mezzo a strade piu o meno trafficate.
    Cosa posso fare? O meglio, come posso fare?

    • Cara Angela,

      dai pochi elementi che mi riferisce sembra che lei e la sua famiglia foste bene disposti e pronti a vederla al volante di una macchina, autonoma e indipendente sulle strade della vita, ma che quando questa possibilità si stava concretizzando si sia presentato qualcosa di fortemente inatteso: l’ansia di non essere simbolicamente in grado di condurre da sola la propria esistenza, ansia presente non solo nel suo caso, ma nella maggior parte dei casi di amaxofobia.

      Lei insiste molto sul concetto di “indipendenza” che non vede l’ora di acquisire, ma questa è solo un’aspettativa cosciente sulla quale mi pare che la sua mente inconscia possa avere qualcosa da eccepire, visto che non riesce ad eseguire manovre che in realtà sa di essere in grado di compiere e che ha già compiuto in precedenza.

      L’ansia che, assente sulle prime, è aumentata ad ogni lezione pratica di guida, può indicare che più questa tanto agognata indipendenza si avvicinava, più lei sentiva di non essere pronta a raggiungerla – e, come le dicevo, non ha alcuna importanza che consciamente lei si immagini sicura e libera alla guida della sua auto.
      Proprio l’assenza di ansia all’inizio della pratica indica che quello che la spaventa non è l’atto di guidare, ma ciò che questo comporta e quindi l’autonomia che la patente di guida le consentirebbe di avere.

      Per risolvere il problema deve riflettere attentamente su questo punto, possibilmente con l’aiuto di uno psicologo, perchè a mio avviso il problema può consistere proprio nella difficoltà di crescere e diventare una persona indipendente e autonoma rispetto alla famiglia e agli altri in generale.

      Le faccio tanti auguri,
      d.ssa Flavia Massaro

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