Crescere con genitori che litigano: quale futuro per i figli dei non-separati?

 

Qualsiasi adulto che sia cresciuto in una famiglia in cui papà e mamma non si ama(va)no, litiga(va)no, non si guarda(va)no nemmeno in faccia ne porta indelebilmente i segni.

Questo è vero per 3 motivi:

genitori troppo presi dal proprio conflitto trascurano i figli, che non ricevono il supporto necessario per crescere in maniera sana ed equilibrata

– genitori che si svalutano l’un l’altro offendendosi a vicenda di fronte ai figli li fanno crescere con l’idea che nessuno dei due sia un riferimento valido e li fanno sentire molto soli e abbandonati a sè stessi;

– genitori che litigano continuamente precludono al figlio la possibilità di credere che esistano coppie che vivono in armonia, o almeno non in costante tensione, e li allontanano dalla speranza di costruire un giorno una famiglia serena, se non felice;

– genitori che si relazionano in maniera violenta (verbalmente e/o fisicamente) insegnano ai figli tramite l’esempio che quello è il modo in cui ci si rapporta con gli altri;

– genitori che non si amano minano nel figlio qualsiasi speranza che esistano sentimenti realmente positivi e altruistici;

– genitori che si disprezzano trasmettono al figlio un’immagine negativa di sè, dell’altro e della coppia e non gli consentono di avere un modello accettabile al quale ispirarsi nè per la propria crescita nè per la scelta futura di un partner che non sia problematico quanto loro.

Perchè genitori che litigano, si disprezzano, non si sopportano rimangono assieme?

Le relazioni sado-masochistiche sono quelle che durano più nel tempo e che è davvero difficile (se non impossibile) sciogliere, perchè entrambi i partner si sentono vittime e hanno la possibilità di sfogare la propria aggressività all’interno della coppia – vantaggio per molti aspetti non trascurabile perchè consente di riservare agli altri, fuori casa, il meglio di sè e di creare e coltivare un’immagine sociale di sè positiva e gradita ai più, che permette di raccogliere ammirazione e approvazione. Non sono poche le persone socialmente ben inserite e ammirate che in casa e in coppia sono completamente diverse da quello che mostrano fuori casa…

Il beneficio quindi esiste ed è duplice, per quanto “malato”:

– chi si sente vittima del proprio partner continuerà a sentirsi la parte buona e indifesa della coppia, quello/a che ha ragione, che è nel giusto, che attende di essere risarcito/a per tutto quello che l’altro/a gli/le ha ha fatto passare;

–  chi ritiene il proprio partner ingiusto, cattivo, stupido ecc. ritiene che meriti di ricevere risposte, accuse, insulti che rispecchiano quello che lui/lei è, fino al giorno in cui cambierà, e può così sfogarsi senza sentirsi in colpa.

Questi aspetti rivendicativi pongono le basi per l’attesa infinita di un regolamento di conti che non arriverà mai, mentre il “conto” negli anni si allunga ed è sempre più difficile lasciare il tavolo senza aver riscosso nulla.

Come vive il figlio di due persone che vivono così?

Un figlio che cresce in mezzo a due persone che vivono questa dinamica è spesso dimenticato e/o strumentalizzato, perchè i genitori sono troppo presi da sè stessi, dai propri problemi, dallo stabilire chi ha ragione e chi è il buono (e chi il cattivo) nella coppia per rendersi conto di quali siano i disagi del figlio – sia quelli fisiologici per l’età, sia quelli indotti dalla tensione che vive in casa.

Accade non di rado che il figlio, per ottenere attenzione, reagisca in due modi diametralmente opposti:

creando grossi problemi fuori casa (cattiva condotta a scuola, atti di vandalismo, uso di droghe) che costringano i genitori ad occuparsi di lui, a “vederlo”, a rendersi conto che non sta bene, ma a volta anche a punirlo per la colpa di non essere in grado di aiutarli (ricordo infatti che i figli si sentono spesso responsabili del benessere dei genitori e coltivano l’illusione onnipotente di riuscire un giorno ad aiutarli a risolvere i loro problemi);

impegnandosi il più possibile per farsi amare e accettare e quindi “vedere” in senso positivo conseguendo ottimi risultati a scuola, nello sport o in altri campi (ma in questo modo spesso ottiene solo di tranquillizzare i genitori sul fatto che non ha alcun problema, e viene “visto” ancor meno di chi invece crea dei problemi per attirare l’attenzione).

La situazione si complica ulteriormente quando i genitori pronunciano la fatidica frase:

“RESTIAMO ASSIEME PER TE!”

che, alle orecchie del figlio suona come:

“VIVIAMO MALE A CAUSA TUA!”

I genitori che stanno assieme “per i figli” infatti, oltre a non separarsi e ad alimentare il clima di tensione, non fanno nulla per garantire al figlio un clima sereno e la giusta attenzione, ma lo fanno vivere in mezzo a litigi e tensioni dicendogli oltretutto che tutto questo è fatto PER LUI.
Inutile forse specificare che l’esperienza insegna che un figlio che si sente dire questo farebbe qualsiasi cosa pur di vedere i genitori separarsi, essendo lui la prima e più debole vittima del loro conflitto.
Questa SCUSA, spesso utilizzata da chi non è in grado di separarsi e non si vuole separare (perchè attende il risarcimento di cui sopra), annichilisce il figlio che coltiva un forte senso di colpa nei confronti dei genitori che gli stanno dicendo a chiare lettere che, usando un’immagine comune, è lui che ha voluto la bicicletta e ora deve pedalare – mentre la bicicletta è stata voluta e conservata da loro, che non vogliono ritrovarsi a piedi e preferiscono un sellino scomodo o delle ruote ormai sgonfie allo scendere e iniziare a camminare.

Che danni riporta nel tempo un figlio cresciuto con genitori litigiosi?

I danni riguardano sicuramente più aree:

– sul piano personale, non avendo goduto di un clima sereno e delle necessarie attenzioni, il figlio avrà accumulato notevole rabbia e senso di impotenza, bassa autostima, difficoltà a relazionarsi con gli altri, sentimenti di diversità da loro e di infelicità;

– sul piano relazionale può cercare di evitare in tutti i modi il conflitto, diventando una persona debole che subisce tutto pur di non litigare, oppure può diventare un adulto aggressivo, che cerca in tutti i modi di imporsi e non sa considerare il punto di vista degli altri (come ha imparato a fare in casa);

– sul piano relazionale/di coppia, la sfiducia nella possibilità di trovare un partner con il quale creare una coppia e una famiglia felice porterà il figlio a scegliere persone problematiche quanto i genitori, con le quali replicare le stesse dinamiche, o a scegliere partner impossibili perchè non liberi o non interessati.
Questo può avvenire anche perchè un figlio cresciuto con genitori infelici si sente in colpa all’idea di essere felice, mentre mamma e papà non lo sono stati e non lo sono ancora;

– sul piano relazionale/genitoriale il figlio, una volta divenuto padre (o madre), tenderà come in tutti i casi a replicare gli errori del genitore omologo (del suo stesso sesso) e a essere quindi inadeguato, oppure cercherà di non essere come i propri genitori e farà in buona fede gli errori opposti;

– sul piano della salute mentale, non certo ultimo per importanza, spesso un figlio che assorbe tensioni e vive costantemente in uno stato di rabbia misto a paura e impotenza può sviluppare ansia, disturbi ossessivi, depressione, bulimia, dipendenza da sostanzedisturbi della condotta, disturbi di personalità, con caratteristiche diverse a seconda dell’età.

E’ quindi meglio separarsi?

Non esiste una risposta giusta per tutti, ma ciò che conta per un figlio sono l’affetto, il clima sereno e la chiarezza.
Le coppie litigiose non riescono a fornirgli davvero nessuna di queste tre cose, ma offrono una situazione confusa, ambigua, carica di rabbia, centrata sul conflitto genitoriale, nella quale il figlio rimane sulla sfondo o è utilizzato come strumento di un genitore contro l’altro.
Chi davvero pensa che rimanere assieme rappresenti il bene dei figli può dimenticarsi di questo, a meno che non riesca a mascherare il conflitto e a offrire ai bambini un modello di convivenza sufficientemente “civile” nonostante la presenza di un conflitto non indifferente.

Per riuscirci sarebbe davvero utile il supporto di uno psicologo, che aiuti anche a decidere quale sia la strada migliore da intraprendere.

E tu, sei cresciuto con due genitori che litigavano sempre?
Avresti voluto che si separassero?
Ti senti ancora coinvolto nei loro litigi e responsabile del loro benessere?

Se vuoi puoi raccontare la tua esperienza aggiungendo un commento qui di seguito.

Voto

16 Comments

  1. Personalmente vivo con genitori che si amano profondamente ma litigano spesso. In ogni caso non hanno mai pensato di separarsi. Nella mia famiglia infatti credo proprio di essere io il problema: ogni lite, anche di poco conto, inizialmente mi infastidisce, dopo inizia a farmi male. Quando sento qualcuno litigare entro in uno stato confusionale che difficilmente so gestire. La questione peggiora quando sono implicata personalmente in una lite. Ho 24 anni, e finalmente sto per andare via di casa. Solo l’idea di non sentire altri litigare mi rassicura e mi da energia. Il punto è che sono consapevole che non è possibile vivere senza litigi. In coppia non tendo a litigare molto, ma quando capita ho le stesse reazioni che in casa. Temo di ritrovarmi in futuro nella stessa situazione dei miei, ma che io non sono in grado di tollerare come loro fanno. Mi chiedo se è indice di patologia questa reazione ai litigi. Inoltre, vorrei specificare che questa mia reazione, non si limita solo in questa circostanza (anche se in questa circostanza si presenta SEMPRE). Infatti entro in uno stato confusionale anche quando ci sono rumori forti, voci alte di gente che urla o a volte parla soltanto, con le sirene di polizia e ambulanza…comunque ogni volta che avverto rumori e voci ad alto volume. Quando mi capita devo subito allontanarmi e mi sento una gran confusione in testa. Spesso devo stare ad occhi chiusi perchè anche la luce inizia a darmi fastidio e mi viene da piangere.. io proprio non capisco perchè… Grazie.

    1. Cara Mari,

      la sua reazione può essere dettata da esperienze anche lontane nel passato che le hanno provocato intensa angoscia e la paura di non sopravvivere, emozioni che un bambino molto piccolo sente quando ha l’impressione che il suo mondo vada in pezzi o che i suoi genitori possano abbandonarlo.

      Quando era piccola i suoi genitori litigavano già?
      Ha subito qualche trauma particolare, anche di altro tipo?

  2. Sono l’ultimo di 3 figli (molto piu piccolo dei miei fratelli). In casa mia madre e mio padre litigavano sempre per le cose piu assurde e piu piccole. Anche io purtroppo mi son sentito dire ad una certa dopo una breve separazione che tornavano insieme per me… Quando io ero felicissimo che si fossero lasciati! Ad oggi ho quasi 30 anni e vivo ancora con loro, i litigi sono meno frequenti nel tempo ma nel frattempo io ho sviluppato e riconosciuto varie patologie in me. Anni fa sviluppai un doc, poi andato via da solo. Dipendenza dai videogiochi, bassissima resa scolastica (in età scolastica), timidezza, bassa autostima, relazioni distruttive con persone altrettanto problematiche se non molto peggio ed infine oggi rabbia repressa, depressione, attacchi di panico con vomito mattutini e paura della paura di riavere questo doc aggressivo (roba da pazzi…) che insieme alla rabbia repressa ed alla angoscia che ogni tanto sovviene è la cosa più debilitante. Sto tentando in tutti i modi di avere una vita felice ed ho iniziato ad eliminare il computer, a praticare sport (boxe) e a rivolgermi ad una psicologa ipnotista sperando che sia la terapia giusta… Altrimenti non mi arrendo e passerò ad altro. Vorrei tanto accostarmi alla meditazione Zen. Insomma voglio guarire ed uscire migliore di prima. Inoltre cerco di passare a casa meno tempo possibile in previsione di andarmene e trovarmi casa mia. Comunque amo i miei genitori

    1. Caro Antonello,

      le conseguenze di una vita passata accanto a genitori litigiosi, che non si vogliono lasciare e che danno a lei la responsabilità del proprio stare insieme, emergono in maniera drammatica nella sua storia.
      Tutta la rabbia, la paura, la delusione e l’esasperazione che ha vissuto e accumulato nel tempo dovevano trovare uno sfogo, e l’hanno trovato nei vari disturbi che lei ha purtroppo sviluppato.

      Sarebbe stato meglio che lei si facesse aiutare anche prima di adesso, ma l’importante è che si sia rivolto ad una psicologa e stia lavorando al cambiamento.
      Si sta impegnando tanto per stare bene e le auguro di cuore di risolvere i suoi problemi e di liberarsi dall’angoscia e dalle emozioni che ha represso per tanto tempo.

      Mi aggiorni quanto vuole, un caro saluto
      D.ssa Flavia Massaro

  3. Gen.Le
    D.ssa Flavia Massaro

    Vivo anch’ io come tanti una situazione famigliare con genitori litigiosi che col tempo mi ha arrecato tutti gli stessi danni di cui ho letto nel vostro sito,
    anche se i miei sporadicamente fanno bruttissime litigate, in casa si avverte molta tensione
    fra mio padre che è tremendamente autoritario e prevaricatore, e mia madre che è ipercritica con lui;
    fra loro non ho MAI visto un modello positivo della coppia, e quindi sarà per questo che non stravedo all’ idea ne di legarmi ne di sposarmi…
    non ho MAI visto (da quando sono nata) cenni di apertura mentale per qualsiasi cosa…(tanto da non volere NESSUNO in casa, ne amici ne parenti)
    ed è umiliante avere queste privazioni fino alla mia età.
    non ho mai avuto ne feste di compleanno ecc.
    non ho MAI avuto appoggio ne fiducia da loro in campo lavorativo
    -(ho 39 anni e sono ancora disoccupata e sembrano infastiditi se solo gli parlo di concorsi ad esempio)-
    si nascondono dietro la scusa “la femmina deve stare a casa”, o roba del genere: “esiste l’ onore e la famiglia!!” (manco mi andassi a prostituire).
    Per tutta questa chiusura mentale ho sempre sofferto perché sono sempre stata conscia che ci meritiamo una qualità di vita migliore perché così è opprimente.
    Col passare degli anni ho sviluppato anch’ io una patologia attraverso la quale forse è proprio la rabbia repressa e tanto altro che ha avuto il suo sfogo dandomi problemi di salute.
    Inutile avere speranze di dialogo, ho sempre sperato che si separassero.
    Io intanto cerco di vivere la mia vita.
    Mi chiedo solo una cosa: come si può essere così ottusi?
    Grazie e scusi lo sfogo.

  4. eccomi presente, figlio del classico matrimonio fallimentare dettato dalla cultura del dopo guerra ” trova un uomo che ti sistemi ” ultimo di tre figli nasco in un secondo matrimonio che mia madre ha tentato allo sbaraglio dopo aver conosciuto appena mio padre ( stavano insieme da poco più di due anni ). lei già con due figli lui figlio- padre da sempre in quanto figlio di separati. mia madre è una donna con gravi depressioni alle spalle e squilibrimentali: dipendenze da farmaci, ossessioni e manie di controllo ( e come riportato nell’articolo fuori dall’ambiente familiare è un altra persona ). oltre a essere due persone diametralmente opposte cresciute con valori opposti ( mia madre ha un’ educazione puramente fascista mentre mio padre è un comunista vero, nel senso buono del termine. ) questo ovviamente ha portato a un matrimonio privo di serenità dove ogni minima cosa era un pretesto per litigare, motivo primo tra tutti; i soldi. mio padre è un muratore che ha sempre lavorato per il bene della famiglia, togliendosi tutto per darlo in mano a mia madre che gestiva come preferiva lo stipendio. in ogni caso i soldi (per lei) non bastavano mai e questo era un pretesto per attaccare mio padre e offenderlo ( il mito della diva anni 50 , la signora altolocata come in certi film di Sofia Loren ) con frasi stupide e cattive. tutto questo per dire che la serenità non c’è mai stata e pur di avere l’attenzione mandava noi figli a “parlare” con nostro padre dei loro problemi. tutto quello di più sbagliato che potesse fare lo ha / “hanno” fatto. ( e a oggi scopro che se non fossi nato io mio padre non si sarebbe nemmeno sposato, pensava che farmi crescere figlio di separati sarebbe stato un errore ma personalmente credo che sarebbe stato meglio). mio fratello cercava l’attenzione creando disturbi fuori dall’ambiente familiare, io isolandomi. disegno, fumetti , cartoni e videogiochi. la mia vita era questo. a oggi è ancora così ma perché l’estraneazione è diventata passione ma le difficoltà a relazionarsi e tutti i problemi relativi alla sfera emotiva esistono e ci convivo. oggi ho 25 anni mio fratello è andato via di casa 5 anni fa e porta avanti una bellissima famiglia nella quale c’è un bambino felicissimo, equilibrato e molto intelligente. mio padre è andato via di casa 5 mesi fa e ora resto solo io a vivere con mia madre, la quale mi tiene “rinchiuso” nel suo gioco di guerra con mio padre trattandomi da pedina a suo piacimento e ferendomi ulteriormente manifestando un finto attaccamento e legame emotivo da madre – figlio modello idilliaco ricco di amore. ripeto FINTO.
    da canto mio dalla prima adolescenza ho il sogno di andare via di casa e vivere la mia vita, con i miei valori che certamente non sono quelli che mi hanno trasmesso loro ma che ho trovato in primis in mio fratello e man mano in grandi personaggi (reali e non) che mi colpivano per certe qualità; purtroppo un incidente motociclistico mi ha letteralmente fermato, costringendomi a più di un anno di cure, durante questo periodo ho creduto davvero che il legame familiare potesse rafforzarsi e saldarsi ma ovviamente non è stato così, mi sono stati vicini ma più passava il tempo più quella che era la ” normalità “tornava a farla da padrona.
    Oggi che in casa resto solo io come “sfogo/passatempo/PEDINA” per mia madre sto elaborando tutto quello scritto nell’articolo” e non avendolo vissuto nella prima adolescenza a 25 anni capisco meglio il tipo di persona che è… e non è facile accettarlo e non sentirsi parte di questo “veleno”. oltre al senso di frustrazione e oppressione che questo comporta, la rabbia ( a volte quasi odio perché 25 anni così sono lunghi da digerire) il rischio di ulcere,autostima inesistente, problemi di saluti per l’ansia ecc. quello che fa più male è la paura di essere felici. di non riconoscere o meglio “sentire” un rapporto normale fatto di amore rispetto e stima. rapporto che sto costruendo con la mia ragazza ( lei è cresciuta in una famiglia opposta alla mia ) ma che non sempre riconosco come tale, proiettando quello che ho vissuto in noi. potrei continuare a scrivere per ore un po’ perché mi hanno cresciuto in una bolla e mi è stato insegnato a non dire mai certe cose riguardanti la famiglia ( tanto che quello che ho scritto in questo post sono riuscito a parlarne per la prima volta a pochi amici solo quest’anno. )un po’ per liberarmi la pancia da certe tensioni che non voglio avere. arrivando ad avere conati di vomito mentre guidavo l’automobile. fortunatamente sto per andare via di casa anche io ( che Dio lo voglia ) e spero ( sono convinto ) di ritrovare il mio personale equilibrio e la mia personalità, in quanto ora mi sento affossato, quasi depresso e sopratutto non riesco a godermi la vita come dovrei (sopratutto alla mia età).
    grazie per l’articolo e per lo spazio riservato alle risposte. prima di fare figli e/o coinvolgere terze persone pensateci 10,100 1000 volte.

  5. Eccomi, ci sono anch’io. Cresciuta da sempre in un clima teso, i bei ricordi ci sono, ma tendono a svanire, a differenza di quelli orribili. Le litigate erano e sono ancora violente, a livello verbale e anche fisico perché mia madre ha sempre avuto questo vizio di lanciare e rompere le cose. Credevo che con l’avanzare dell’età si sarebbero un po’ ammansiti, ma temo che non succederà mai. I problemi che ho io? Non so se siano dei veri problemi, ma ho 27 anni, non riesco ad avere una relazione perché tendo ad avere un rapporto molto conflittuale con il partner e talvolta ho atteggiamenti molto aggressivi sia a livello verbale che fisico, sono giunta alla conclusione che non voglio farmi una famiglia perché ho troppa paura di far passare ai miei figli quello che ho passato io, quindi tendo ad attaccarmi a persone già impegnate e non interessate a me, con cui non potrò mai costruire niente; ho la patente, ma non guido perché mi vengono gli attacchi di panico o comunque un’ansia ingestibile e questo limita tantissimo la mia vita in generale, non mi permette di trovare facilmente lavoro e di essere quindi una donna indipendente. A volte ho delle vere e proprie crisi dove urlo con quanto fiato ho nei polmoni, rompo tutto quello che ho davanti e di solito succede quando loro litigano, quando iniziano ad urlare e allora io non so, è come se non avessi più il controllo del mio corpo e della mia testa. Le vite degli altri mi sembrano sempre e comunque migliori della mia, e se succede qualcosa di bello a qualcuno sono invidiosa, mi costa ammetterlo, ma è così. Tendo a deprimermi e a buttarmi giù per le cose più banali e la spiegazione di ogni cosa negativa che mi capita è “non sono abbastanza, è colpa mia”. In famiglia, fin da quando ero adolescente non mi sono mai ribellata in niente, sempre rispettato gli orari, sempre risposto alle telefonate quando uscivo, non sono mai andata a fare un viaggio con gli amici, ora penso sia un po’ peggiorata perché tendo a lasciare casa il meno possibile, come se dovessi “controllare la situazione” e sento che se mai arriverà il giorno in cui me ne andrò, quello sarà anche il giorno della fine della mia famiglia, è come se dovessi restare qui per sempre per far vivere la famiglia, mettendo la mia esistenza in secondo piano. I miei genitori non mi hanno mai fatto mancare niente a livello materiale, avevo giocattoli, vestiti, di tutto. Però se avessi potuto rinunciare a tutti quei beni materiali per avere una famiglia serena, lo avrei fatto. Ci sono un sacco di cose che non ho raccontato, non sono mai andata da uno psicologo, anche se penso di averne bisogno. Ma non ho i soldi e quindi mi sono rassegnata a vivere così.

    1. Ciao Rey. Ti capisco profondamente, mi sembra di leggere la mia storia. Con la differenza che io qualche tentativo di ribellione durante l’adolescenza l’ho avuto… Ma di fatto mi ha solo portato a vivere profondissimi sensi di colpa. Tra un giorno è il mio compleanno… Compio qualche anno più di te. Vorrei andare dal mio fidanzato che amo, che mi rende felice. Ma ti rendi conto che vivo anche il senso di colpa di non passarlo con i miei? Per quanto palese sia l’ingiustizia e l’infondatezza di tutti questi pensieri non riesco a scrollarmeli di dosso. Mi schiacciano e mi impediscono di vivere la mia vita come vorrei. Nelle piccole cose come un compleanno figuriamoci su quelle più grandi come uscire di casa e andare a convivere. Vorrei potessero essere l’uno il sostegno dell’altro e invece no, mi sento da sempre una colla poco efficace per qualcosa di irrimediabilmente rotto.

    2. Ciao, mi chiamo Alex e ho 28 anni. Ho letto il tuo commento e penso che secondo me non dovresti fartene una colpa per i litigi dei tuoi genitori. Quando ero piccolo anch’io ogni tanto pensavo di non uscire per controllare la situazione in casa, ma mi faceva solo male sentire e vedere i miei litigare, quindi ho optato per (passami il termine) “fregarmene” e vivere la mia vita indipendentemente da loro e dalla loro crisi di coppia, se non c’entro direttamente io nella lite perché preoccuparmene, so che è una cosa egoistica, ma i figli non nascono per farsi carico dei problemi dei genitori, per quanto un padre e una madre possano non fare mancare nulla a un figlio a livello materiale, cibo, vestiti, giocattoli come anche nel mio caso, se manca l’armonia e la serenità psichica e dell’anima, ogni cosa materiale secondo me passa un po’ in secondo piano. Quello che penso comunque è che secondo me arriva un certo punto della vita in cui bisogna costruirsi una propria vita indipendentemente da tutto e da tutti, compresi, per quanto possiamo volergli bene, i genitori. Se hanno problemi di coppia il figlio non deve esserne coinvolto, e se lo è, è bene per lui che inizi a pensare prima alle sue priorità, prima o poi i genitori si sfideranno anche di litigare, ma quello (come mi sembra di aver già detto) è un problema loro, in cui il figlio, se non è direttamente coinvolto, non deve entrarci. Secondo me si tratta tutto per cosa si stabilisce che valga la pena vivere. Ti auguro di riuscire presto a riprendere in mano la tua vita🙂

  6. Da subito leggendo l’articolo mi sono ritrovata in diversi punti, i miei genitori litigano abbastanza spesso anche per le piccole cose che a volte si potrebbero risolvere semplicemente parlando. Mia madre tende ad avere un comportamento che, a detta sua è una difensivo per via di alcune esperienze passate, in realtà a volte è parecchio offensiva nei confronti di mio padre, che ovviamente sentendosi attaccato risponde in modo offensivo a sua volta. Mi ritrovo quindi a dover fare da tramite tra i due e a cercare di calmare le acque, ci sono momenti che risultano assai imbarazzanti dal silenzio che si crea, e che alle volte, devo dire la verità, reputo questo confortante come se non sentendo nulla io mi illuda che la tempesta sia passata. Spesso la causa è mia sorella, più piccola, che sembra voler creare continue situazioni di malessere in casa, fa tutto il contrario di ciò che le viene detto e mantiene un atteggiamento menefreghista nonostante riceva molto ma lei in cambio dia bene poco, e questo porta i miei genitori a litigare causa idee completamente diverse. L’unica cosa che riesco a fare in questo genere di situazione è piangere per tutta la quantità di ansia che ho accumulato e pensare che mi piacerebbe andarmene per non dover sempre aver paura di dire la parola sbagliata, per non dover sempre sentire urli o insulti, mi piacerebbe a volte essere meno emotiva e fregarmene un po di più, ma mi sembra sempre di avere un peso sulle spalle come se la serenità in casa dipendesse da me. E quindi in queste giornate “no” quando mi capita di uscire con delle mie amiche non riesco a godermi la giornata anzi mi sento quasi in colpa per essere li a divertirmi mentre a casa c’è un clima che rappresenta l’esatto contrario della serenità. Questo rappresenta più uno sfogo che una domanda in cerca di risposta in quanto nell’articolo ho ritrovato l’esatto descrizione del mio stato d’animo in momenti simili.

  7. Figlia unica, 37 anni alla fine di questo mese e finalmente vita serena che sto cercando di costruire da circa 5 anni quando ormai sfinita dal disastro che i miei avevano creato dentro di me ho deciso di iniziare un percorso di psicoterapia. Ho iniziato a sciogliere i primi nodi e a vedere le cose sotto una luce diversa: è stata dura….molto dura….durissima….tante volte ho pensato di non farcela ma mai di mollare: era in gioco la MIA VITA!! Credo di aver trascorso il primo anno di “Rinascita” (mi piace chiamarlo così!) non ricordando neanche il mio nome: non sapevo veramente più chi fossi!La mia psicoterapeuta mi ha aiutato a buttare fuori tutto il dolore che avevo acculumato in 32 anni di frustrazioni e problemi di salute che erano causati dal vivere in un ambiente familiare non affatto sano, fatto di continui letigi, manipolazioni psicologiche, tensioni, strumentazioni, etc….. Ho destrutturato pezzo pezzo la mia vita e credo non ci sia foto, ricordo o episodio che io non abbia analizzato per giungere alla conclusione che Io non centravo nulla!
    Da li ho cominciato un percorso di vera e propria liberazione, ho assaporato cosa volesse significare sentirsi liberi…..liberi dai sensi di colpa, liberi da quel sentimento amaro che ti lascia la tua bassa autostima quando non riesci a gestire in modo appropriato le relazioni e ti senti sopraffatto perchè pur di evitare il litigio soccombi. Non è stato semplice e non lo è tutt’ora….soprattutto quando, dopo aver trovato un compagno, ti chiedi ma “io quale modello familiare posso adottare se non ne ho avuto uno sano?”. E allora….sei li che provi e ri-provi e che pur sbagliando ti rialzi e giorno dopo giorno combatti con i sensi di colpa che sono sempre dietro l’angolo e cercano di nuovo di affossarti ma poi razionalizzi e sono loro a soccombere così come la tua bassa autostima!!
    Cosa ne è stato dei miei genitori?Loro sono ancora li che dopo 38 anni si fanno la guerra e li guardo da lontano perchè ho capito, a mie spese che, ognuno è artefice del proprio destino e del proprio cambiamento!
    Sono però consapevole che mi porterò i segni di certi dolori per tutta la mia vita così come che il mio percorso di liberazione e rinascita è ancora all’inizio!Lo vedo nella quotidianeità delle cose….vedo quanto io abbia ancora molto da imparare nella gestione delle relazioni a 360 gradi ma, ho escogitato un piano per creare il mio modello di famiglia…è un esperimento: ascolto le storie di vita dei miei colleghi, dei miei vicini, del panettiere etc….faccio domande e poi scelgo il pezzo che mi sento mio e lo personalizzo….un pò come essere in un negozio e scegliere il vestito che ci sta meglio e ci fa sentire a proprio agio! Sarà il modello adatto? No so, lo scoprirò solo vivendo ma Libera!Sere

    1. Ti sono vicino, leggere certe storie mi fa sentire più leggero. Vivo una situazione simile alla tua, condividere mi aiuta tantissimo. Grazie per il tuo messaggio.

  8. Tutto chiaro, io mi rispecchio tantissimo in quello che avete scritto ed è da aggiungere anche che il figlio crede di non poterne uscire perché lo vive tutti i giorni che sta a casa. Però non avete dato la risposta più importante cioè tu povero malcapitato cosa devi fare e cosa no, io per esempio urlo a mia volta soprattutto con mia madre: quando sono a scuola cerco di parlare con gente calma e/o figa per cercare di capire perché loro sono così e diventarlo a mia volta, ho una bassa autostima suppongo che combatto cantando(quando sono solo a casa mi da forza e mi fa apprezzare un po di più la mia voce) e guardando qualcuno che mi ispiri (spesso su Netflix o YouTube perché non so dove andare davvero) e imitandolo, adesso non os che fare pure perché ho bisogno di un padre ed una madre o di un punto di riferimento ma in famiglia non ho nessuno

  9. Salve, Mi chiamo Alex, ho quasi 28 anni e mi sono ritrovato in molte cose descritte dall’articolo. Da che mi ricordo i miei hanno sempre avuto litigi e discussioni. Una cosa che avrei aggiunto è che sovente, per solitudine, e perché non hanno amici a cui raccontare i loro problemi coniugali, finiscono per considerare il/i figlio/i come “delle spugne”, confidandogli tutti i loro pensieri e le loro considerazioni negative sul partner, portando il figlio nella condizione di essere diviso e combattuto tra le due immagini che i propri genitori gli danno ognuno dell’altro. A me succede tutt’ora, i miei sovente si sfogano con me dicendomi “tuo padre ecc ecc”, “tua madre ecc ecc”. Io per fortuna ho studiato psicologia, e forse anche grazie a questo sono riusciti a non “soccombere” psicologicamente, e a non odiare e non giudicare mai i miei genitori per le azioni dell’uno verso l’altro anche se non è stato facile. Ci sono state anche occasioni in cui ho fatto da mediatore per sedare gli animi, visto che in famiglia ci vivo anche io, ed essere preso in mezzo a due genitori che litigano non è semplice, per di più quando sono loro stessi in primis che ti mettono in mezzo senza che te nemmeno gli chieda i motivi dei loro litigi (tranne quando non sei te figlio direttamente responsabile del loro conflitto). Quello che sto cercando di fare capire ai miei da mesi ormai è che io non sono un loro amico e né tanto meno il loro terapeuta di coppia (aver studiato psicologia ha avuto purtroppo i suoi pro e i suoi contro), e che non cambierò mai la relazione con nessuno dei due per via per della loro situazione relazionale conflittuale. C’è un modo per fargli capire di smetterla? O continuo a fare come sto facendo, ovvero li lascio parlare e non me ne interesso facendo la mia vita come se nulla fosse?

    1. Mi sembra di vedere la mia vita leggendo il tuo commento.. Forse io ho qualche anno in più oltre ad una figlia appena nata ed una moglie. Vivo una vita difficile da tanti anni e non so come ho fatto a mantenermi sano di mente.

    2. Wow! Io non sono una psicologa non ho studiato psicologia e purtroppo psicologicamente sono a brandelli e lo sono sempre stata , appena letto il tuo commento ho letto tra le tue righe una frase che io mi ripeto sempre e cioè “non sono un’amica e non posso fare da spugna” !!!!!! Purtroppo oggi vivo male la vita cn me stessa x colpa di tutto ciò che ho vissuto…. e ancor peggio, io ho famiglia due figli un marito, e ci son litigi proprio per conseguenza di questo modo di affrontare i rapporti e la vita da parte dei miei genitori, litigi con tutta la famiglia compresi fratelli ….. è atroce vivere sentendoti senza un appoggio unico ed esclusivo, io sto cercando di non far vivere la stessa cosa ai miei figli…. ma ammetto anche che odio litigare e talvolta mi ritrovo a farmi andar bene cose che nn proprio mi andrebbero a genio a costo di non litigare (come dice proprio l’articolo). Io mi sento felice solo quando sono cn i miei figli, è dura provare a vivere da duri quando non lo si è… Spero di riuscire a non scoppiare mai!

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