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  1. In un rapporto di amicizia frasi come “se sei davvero mia amica come dici, fai così”, “se mi vuoi bene, fai così/torna la persona che mi piace tanto”, “mi stai deludendo,pensavo mi volessi più bene di così”, “io non ho mai detto di esser perfetta, però”, “pensa come vuoi, visto che non mi credi” e dopo che tu rispondi “posso anche crederti ma vedo i fatti, che non sono molto diversi da come ho scritto”, sentir dire “non meriti altre risposte”… e simili come possono essere considerati?

    1. Cara Alessandra,

      queste frasi sono da considerare come tentativi di manipolazione, cioè tentativi di ottenere dall’altro un comportamento in linea con le aspettative del manipolatore.
      Contengono essenzialmente ricatti morali del tipo “se…allora…”, volti a motivare il destinatario di queste affermazioni a dimostrare una certa qualità (come la propria bontà e il proprio valore, ma anche il proprio affetto) attraverso un certo comportamento o stile di pensiero.
      Chiaramente chi utilizza questo tipo di ricatto mira a manovrare l’altra persona e non ha alcun reale affetto nei suoi confronti, ma è interessata unicamente a far comportare/pensare l’altro in conformità ai propri desideri.

      Il rapporto fra quel “se” e quella conseguenza (“allora”) è ovviamente stabilito arbitrariamente da chi utilizza queste manipolazioni e non è nulla di oggettivo, ma chi si sente dire certe cose può comportarsi come se corrispondessero a verità, se toccano determinate corde particolarmente sensibili per chi è sottoposto a queste manipolazioni.
      Non tutti infatti reagirebbero a queste frasi conformandosi senza obiettare alle richieste di chi le pronuncia: lo fa solo chi è molto sensibile all’idea di scontentare l’altro ed esserne rifiutato, all’idea di essere/apparire una persona indegna, all’idea che i rapporti si costruiscano non sull’affetto incondizionato, ma sul rispetto e sull’esaudimento delle richieste dell’altro (con annesso l’annullamento di sè e dei propri bisogni e desideri).

      In questo senso una persona che pronuncia le frasi che lei ha riportato non è propriamente da considerarsi “amica”, ma più che altro interessata ad avere chi le ubbidisca e non la contraddica.

      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

      1. Diciamo che questo avveniva pressoché sempre quando cercavo di dire qualcosa che non mi andava, mentre l’altra persona mi diceva sempre cosa non le va di me e asseriva di volere che io facessi altrettanto…

        1. Con tutta probabilità si trattava di una relazione fortemente asimmetrica, nella quale non avevate lo stesso ruolo e quindi pari diritti/doveri l’una nei confronti dell’altra.
          Il messaggio della sua “amica” era: “sii sincera, purchè tu dica quello che mi fa piacere ascoltare” e questo non fa parte di un rapporto di amicizia, ma di un rapporto patologico nel quale una persona asservisce a sè l’altra traendone soddisfazione narcisistica.

          Quel tipo di comunicazione (“sii sincero purchè tu dica ciò che voglio sentire io”) configura un “doppio legame”, cioè una situazione nella quale qualsiasi soluzione è impossibile.
          Se infatti dovrò esprimere dello scontento verrò meno alla prima o alla seconda parte della richiesta, in base a ciò che deciderò di fare:
          – se non esprimerò il mio scontento verrò meno alla richiesta di essere sincero
          – se lo esprimerò verrò meno alla richiesta di dire quello che l’altro vuole sentire e cioè di essere come l’altro vuole.

          In rete può trovare molti articoli sull’argomento del doppio legame, sicuramente illuminanti.

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