11 Comments

  1. Ora che sono in terapia capisco che è assurdo pretendere di sapere prima quanto durerà, mentre prima avrei tanto voluto saperlo!
    I progressi che si fanno durante la terapia, sia nel miglioramento dei sintomi che nel capire meglio sè stessi, arrivano un po’ alla volta e si apprezzano un po’ alla volta. Non è qualcosa del tipo: oggi sei malato, domani sei guarito, come se si avesse un raffreddore, ma è un processo di cambiamento che dà soddisfazione anche quando è ancora in atto.
    Mentre inizi a stare meglio e a capire tante cose sul tuo conto la fretta di vedere la fine ti passa, perchè ti rendi conto che è proprio quello che ti serve e che vuoi ancora lavorare su di te.

  2. Cara Annabel,

    è proprio così: quando si lavora in seduta (sia che si tratti di psicoterapia, sia di consulenza psicologica) e si scopre sempre di più su sé stessi l’ansia della durata del percorso diminuisce o scompare, perché ci si rende conto che è un work in progress.
    Non è la preparazione di un cambiamento che avverrà di colpo da un giorno all’altro, ma è parte del cambiamento che può iniziare già dalla prima seduta.

    L’aumento della consapevolezza e la ristrutturazione delle convinzioni che il paziente aveva circa la propria condizione lo fa cambiare già dall’inizio e lo rende una persona diversa.

    Un caro saluto,
    dott.ssa Flavia Massaro

  3. Non si può stabilire un limite di tempo perchè non si può sapere come andrà, è assurdo pensare che un terapeuta abbia la bacchetta magica e che ti faccia scomparire il disturbo senza nemmeno capire perchè stai male, e fare in modo che il miglioramento non sia solo temporaneo.

    Vorrei raccontare la mia esperienza: mi aspettavo una terapia lunga e invece ho superato in qualche mese il mio problema. Ho pensato che valesse la pena di fare una terapia psicodinamica che arrivasse ad analizzare le cause del problema ed è stata la scelta giusta, anche se so che ci sono terapie brevi che in teoria dovrebbero farti superare i sintomi nel giro di poche sedute. Io però non mi fido perchè penso che un lavoro fatto in fretta può non durare. Ho letto di diverse persone che sono state meglio nel breve periodo, ma che poi hanno ricominciato ad avere altri problemi. Se anche sto meglio in poche sedute ma poi ricomincio a stare male tempo dopo, ho perso solo tempo e soldi nel fare una terapia breve che non mi ha risolto nulla in maniera definitiva, ma solo temporanea. Questo almeno è il mio pensiero.
    Saluti a tutti
    Alex

  4. Ho una cara amica che da 6 anni segue sedute di terapia con una psicologa, una alla settimana. Certo dopoun diviezio travagliato ha fatto geandi passi ma tutti questi passi sono palesemente dipesi da fattori esterni alla psicoterapia…un nuovo compagno … Nuova casa… Nuovo percorso x una seconda laurea… La perizia di uno psichiatra che le ha messo in luce i suoi problemi…
    Ho la sensazione che stia perdendo tempo ed energie in un percorso che non la sta portando a nulla mentre ho chiaramente visto un miglioramento alla lettura della relazione spichiatrica.
    Che faccio? Sono molto preoccupata.

    1. Cara Paola,

      più delle “sensazioni” che ha lei da fuori conta quello che sente la sua amica e il suo punto di vista, che lei non mi sta riferendo.
      Le ha parlato di quello che sta pensando?

      I cambiamenti esterni che lei osserva e che riconosce come miglioramenti sono probabilmente frutto della psicoterapia, che ha reso possibile alla sua amica superare un divorzio travagliato, elaborare rabbia e delusione, recuperare una buona immagine di sè e così aprirsi alla vita e a nuove scelte su più fronti.

      L’unica cosa che mi sembra palese dal suo racconto è che una persona in profonda crisi e con una diagnosi psichiatrica (che lei non ha esplicitato) che riesce a superare un brutto divorzio, cambiare casa, iniziare una nuova relazione di coppia e iscriversi ad un secondo corso di laurea ha tratto giovamenti enormi dal percorso di psicoterapia che sta effettuando.
      Non le sembra?
      Mi dice che anche la relazione dello psichiatra conferma il miglioramento sul piano clinico, quindi non capisco davvero da dove nasca la sua preoccupazione.

      Se vuole aggiungere altri dettagli sono a sua disposizione.
      Un caro saluto,
      d.ssa Flavia Massaro

  5. Seguo un percorso con lo psicoterapeuta da circa due anni. Ho smesso di avere fretta di finire e di darmi delle scadenze, ma allo stesso tempo mi chiedo (e le chiedo) come si fa a capire quando si è giunti al termine di questo percorso? Non smetto di chiedermi quali possano essere i “segnali”, così come di chiedermi se sto facendo questo percorso davvero nel modo giusto, considerando che ci sono dei periodi in cui mi sembra di aver fatto miglioramenti e altri, ben più lunghi, in cui mi sembra di ricadere negli stessi schemi di sempre.

    1. Cara Sabrina,

      è normale che in un percorso di cambiamento ci siano battute d’arresto e anche momenti nei quali si fanno dei passi indietro, perchè non siamo delle macchine da aggiustare, ma degli esseri estremamente complessi e influenzati dagli eventi e dal contesto nel quale viviamo.

      Non so per quale motivo sia in terapia, ma se lo è per un disturbo specifico dovrebbe risultarle piuttosto semplice comprendere quando questo disturbo inizia ad attenuarsi o scompare.

      Mi vuole dire che diagnosi ha ricevuto?

  6. Buongiorno,
    Ho 20 anni e sono in terapia da circa un anno e mezzo. Il mio psicoterapeuta/psichiatra non mi ha mai detto di cosa soffro, se non certe volte accenni a depressione, disturbo d’ansia e paranoide, e mai mi ha detto quanto questo potrà durare. Non riesco a capire se il percorso mi sia utile o meno, certe volte mi sembra di sì, ma ho passato gli ultimi tre mesi in una forte crisi psicologica che lui attribuisce all avanzare della psicoterapia. Non capisco come sia possibile, se forse dovrei cercare un altro psicoterapeuta o meno. Cosa consiglia?

    1. Caro Nicola,

      prima di tutto le consiglio di andare in psicoterapia da uno psicologo e non da uno psichiatra (a meno che quest’ultimo non abbia frequentato una scuola quadriennale di psicoterapia come fanno gli psicologi psicoterapeuti, cosa che pochissimi psichiatri fanno), riservando allo psichiatra il ruolo di consulente per la terapia farmacologica (che immagino assuma).
      E’ sempre bene separare i due ambiti e che siano due diversi professionisti ad occuparsi della psicoterapia e dei farmaci.

      In linea di massima durante i percorsi terapeutici possono verificarsi delle crisi come quella alla quale lei accenna, ma senza conoscere il suo caso, la diagnosi e il tipo di psicoterapia che sta effettuando (se si tratta di una psicoterapia specifica) non posso dirle altro.

      Valuti il mio consiglio e chieda un parere di persona ad uno psicologo psicoterapeuta, possibilmente di orientamento psicodinamico/psicoanalitico.

      Mi faccia sapere!
      D.ssa Flavia Massaro

  7. Salve, sono in terapia da uno psicologo da circa un mese. La scelta di andare in terapia è stata presa in seguito ad un episodio di estremo malessere: tachicardia, vertigini, malditesta, pressione alta. Successivamente tal episodio sono rimasti tantissimi sintomi: per settimane non uscivo di casa, extrasistole, tremori, paura per tutto, senso di confusione, nessuna voglia di mangiare. I medici dopo le visite, mi dissero che erano tutti disturbi associati all ansia. Così iniziai ad assumere 0,25 xanax. È ad associare la terapia farmacologia ad una psicologica. È importante sottolineare che gli episodi sgradevoli sono cominciati in seguito alla morte del mio animale, e lo psicologo lo ha associato anche alla scomparsa di mia madre avvenuta qualche anno fa. Da quando ho iniziato la terapia sto decisamente meglio…ho ripreso quasi del tutto le attività della mia vita. Tuttavia ancora rimane sempre accesa la fiamma della mia fobia numero uno: morire anche io da un momento all’altro. Continuo a domandare al dottore quando starò completamente bene. Prima risponde due o tre incontri, oggi invece dice manchi ancora un mese. Ed inoltre non mi ha mai detto che terapia segua con me. In realtà sono degli incontri in cui argomentiamo ciò che penso. Inoltre mi ha insegnato la tecnica del training autogeno. Volevo sapere se secondo lei è la strada giusta oppure no?

    1. Cara Saretta,

      direi che un mese o due sono veramente un tempo troppo breve per poter risolvere definitivamente (cioè a livello profondo, disinnescandone le cause) un Disturbo d’Ansia e due lutti come quelli che ha subito.
      Probabilmente la morte del suo gatto o cane ha riattivato i sentimenti di perdita legati alla precedente perdita della mamma e il risultato è stata l’insorgenza di forte ansia e attacchi di panico.

      Non conosco altri dettagli sulla sua situazione, ma per superare del tutto la perdita e l'”abbandono” subito dalla mamma è necessario un lavoro non solo di superficie, ma un intervento sulle cause del disagio.
      Tutto questo non è realizzabile in qualche settimana.

      Ha ogni diritto di chiedere allo psicologo che si occupa del suo caso se segue un orientamento preciso o meno e il tipo di percorso che state effettuando la mette al riparo da future possibili ricadute, che purtroppo spesso avvengono quando si lavora solo sui sintomi e non sulle cause dei problemi.

      Mi faccia sapere, un caro saluto
      D.ssa Flavia Massaro

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